Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle aggressioni fisiche e verbali dei genitori ai danni degli insegnanti. Che si tratti di un voto ritenuto troppo basso, di un semplice rimprovero o di una nota disciplinare sul registro elettronico, la risposta di alcuni adulti non è il dialogo ma un atteggiamento aggressivo e conflittuale.
Gli episodi più recenti sono due, avvenuti in Sicilia e in Campania: in entrambi i casi, i genitori si sono precipitati a scuola e hanno aggredito gli insegnanti. Mentre gli istituti scolastici promuovono percorsi educativi e formativi rivolti agli studenti per contrastare bullismo e cyberbullismo, sorge spontanea una domanda: e se fossero i genitori ad aver bisogno di essere formati?
Troppe note e la madre si infuria
Il primo caso è avvenuto all’Istituto Comprensivo Elio Vittorini di San Pietro Clarenza, in provincia di Catania. Come riporta il quotidiano La Sicilia
, una madre si è presentata a scuola fortemente infastidita dalle frequenti note disciplinari ricevute dal figlio e annotate sul registro elettronico. Questo nonostante il ragazzo avesse buoni risultati scolastici e una media complessivamente positiva.
Il colloquio è degenerato nel giro di pochi istanti: dalle minacce verbali rivolte agli insegnanti, la donna è passata direttamente all’aggressione fisica. Diversi docenti sono intervenuti nel tentativo di proteggere i colleghi e riportare la calma, ma anch’essi sono rimasti coinvolti nell’episodio. La situazione ha quindi richiesto l’intervento dei carabinieri e del personale sanitario, che ha prestato le prime cure ai feriti.
Al netto della gravità dell’episodio, il caso mostra in maniera piuttosto chiara il modo in cui alcuni genitori concepiscono il rapporto con la scuola e con i docenti. Invece di collaborare con gli insegnanti nell’interesse educativo degli studenti, preferiscono entrare in conflitto con l’istituzione scolastica, assumendo una posizione di difesa incondizionata dei figli.
Violenza e minacce a una docente a Caserta
Non meno grave è quanto accaduto nel Casertano, dove l’episodio ha avuto anche il “concorso” della tecnologia. In seguito al rimprovero ricevuto da una docente, un’alunna ha utilizzato il cellulare per avvisare i genitori. Questi ultimi si sono precipitati a scuola e, riporta Caserta News
, hanno cercato di raggiungere la classe urlando: “dove sta? La devo uccidere con le mie mani”.
Soltanto la prontezza dei presenti ha impedito che si verificasse anche un’aggressione fisica. Diversi collaboratori scolastici e docenti hanno fatto da scudo davanti alla porta dell’aula, impedendo di fatto ai genitori di entrare nella classe. Al cui interno si trovavano non soltanto l’insegnante, ma anche gli altri studenti.
Per la docente l’impatto è stato devastante: un malore improvviso, causato da una grave crisi ipertensiva da stress, ha reso necessario il trasporto d’urgenza in ospedale.
D’altronde, l’episodio non sembra rappresentare un caso isolato, ma il momento più grave di una serie di comportamenti intimidatori attribuiti alla stessa famiglia nei confronti dell’insegnante. La decisione di procedere per vie legali appare quasi inevitabile, ma resta comunque un danno psicologico difficile da quantificare.
Formare i genitori, non soltanto gli studenti
Che ormai il rapporto fra docenti e genitori sia attraversato da tensioni sempre più frequenti non è certo un mistero. In uno dei casi più recenti, un genitore ha filmato l’insegnante durante i colloqui e poi ha pubblicato il video sui social, per non parlare degli infiniti ricorsi contro le pagelle. Ne parla Giusi Fasano sul Corriere della Sera
, condividendo anche alcuni dati significativi:
Sette docenti su dieci sono stati vittime, almeno una volta, dell’aggressione di un genitore o di un alunno. Nel 90% dei casi le aggressioni sono state verbali e un quarto è stato aggredito via web, soprattutto attraverso i social e le chat. La violenza fisica, non è consolatorio sia chiaro, riguarda “soltanto” il 5% dei prof.
Il problema appare ormai sistemico e i numeri sembrano confermarlo, tanto che la giornalista cita un altro caso avvenuto in provincia di Lecce, con dinamiche molto simili a quelle già viste. Un padre, chiamato dal figlio sedicenne per “spaccare la faccia” al docente, si è persino rifiutato di chiedere scusa nonostante la prospettiva di un processo.
Di fronte alla crescente tendenza di alcuni genitori a “difendere” i figli dagli insegnanti, cosa rimane da dire? Giustamente le scuole investono tempo e risorse in progetti di prevenzione e contrasto del bullismo rivolti agli studenti, ma continuano a mancare percorsi strutturati destinati alle famiglie. Famiglie che, almeno in alcuni casi, sembrano avere bisogno di una formazione specifica sul proprio ruolo educativo.
In ballo non c’è soltanto l’alleanza educativa tra scuola e famiglia, della quale ad alcuni genitori sembra importare sempre meno, ma la crescita stessa dei figli. E, in prospettiva, il loro posto nella società.









