La Francia ha deciso di intervenire con forza sul rapporto fra minori e social media. L’Assemblea Nazionale ha infatti approvato un disegno di legge che introduce il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. Si tratta di una misura che, pur dividendo l’opinione pubblica, non può essere certo definita una “sorpresa”.
Con 130 voti a favore e soltanto 21 contrari, la proposta approvata ha reso la Francia uno dei Paesi più rigidi sul fronte della regolamentazione del mondo digitale per gli adolescenti. Ma cosa prevede nello specifico la nuova legge? E perché un intervento così netto?
SOCIAL VIETATI AI MINORI DI 15 ANNI
In maniera molto simile a quanto avvenuto in Italia per l’uso dello smartphone a scuola, la Francia non è nuova a misure che cercano di gestire il rapporto complicato fra giovani e tecnologia.
Nel 2025, per esempio, è diventato ufficiale il divieto di esporre agli schermi i bambini degli asili nido, per via delle ricadute sullo sviluppo neurologico, emotivo e sociale in una fase fondamentale nella crescita. Adesso, invece, l’Assemblea Nazionale ha deciso di vietare i social ai minori di 15 anni.
In particolare, il testo della legge prevede una lista di piattaforme social e video alle quali i minori con età inferiore ai 15 anni non potranno più accedere. Non si tratta però di un criterio generalizzato: nel divieto rientrano tutti quei servizi che, per la tipologia dei contenuti o le modalità di funzionamento dell’algoritmo, possono danneggiare lo sviluppo fisico, mentale e morale dei bambini.
Oltre al divieto previsto per alcune piattaforme come Instagram e TikTok, conferma Le Monde
, in alcuni casi sarà possibile un accesso condizionato. In pratica, soltanto con il consenso esplicito dei genitori, che dovranno stabilire tempi di utilizzo, fasce orarie e contenuti permessi.
“i bambini saranno protetti“
In attesa di un’approvazione definitiva, intanto il disegno di legge ha ricevuto un pieno sostegno da Emmanuel Macron. Secondo il presidente francese, la misura risponde pienamente sia alle raccomandazioni degli esperti, per esempio l’agenzia francese Anses
, sia alle preoccupazioni delle famiglie. Ecco le sue parole:
Dal primo settembre, i nostri bambini e ragazzi saranno finalmente protetti. […] Le menti dei nostri figli non sono in vendita, né alle piattaforme americane né alle reti cinesi. Perché i loro sogni non dovrebbero essere dettati dagli algoritmi.
In aggiunta, diventa anche operativo il divieto di usare lo smartphone nelle scuole superiori, ambito nel quale la Francia si allinea all’Italia. Da questo punto di vista, in più occasioni Giuseppe Valditara si è detto soddisfatto dei nuovi regolamenti, che piacciono anche ad altri Paesi europei.
Il divieto nel mondo
Come si può intuire, la Francia non è un caso isolato, né in Europa né nel mondo. Di recente anche il Regno Unito si è detto favorevole a vietare i social ai minori di 16 anni: la proposta, approvata dalla Camera dei Lord, attende il passaggio alla Camera dei Comuni.
Spagna e Germania stanno valutando misure simili, e persino la Danimarca fa qualche passo indietro sulla digitalizzazione nella scuola. In Italia l’età minima per il consenso è fissata a 14 anni, ma da più parti si invoca una legiferazione specifica in materia. Se Alberto Pellai chiede misure simili a quelle francesi e inglesi, in Parlamento è approdato un disegno di legge apposito il cui iter è tuttavia soltanto all’inizio. Per quanto riguarda i nostri cugini d’oltralpe, manca soltanto l’approvazione da parte del Senato: una volta ottenuta, la Francia potrebbe diventare il secondo Paese al mondo a vietare i social agli adolescenti dopo l’Australia. E, siamo sicuri, non sarà neanche l’ultimo.









