Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
SCUOLA DIGITALE

ChatGpt ci rende davvero stupidi? La risposta ufficiale arriva da uno studio del MIT

L’intelligenza artificiale è oggi parte integrante della nostra vita quotidiana, che sia utile per lavoro, svago o anche come aiuto nei compiti scolastici. Si tratta di uno strumento dalle grandi potenzialità il cui uso va regolato, soprattutto in ambito educativo.

Meno spesso si parla invece degli effetti che l’uso dell’intelligenza artificiale può avere sull’attività cerebrale. A farlo è un recente studio del Media Lab del MIT link esterno, secondo cui l’uso costante di ChatGPT e altri chatbot contribuisce a ridurre la nostra capacità di pensare, apprendere e ricordare.

Ma com’è possibile? E cosa possiamo evitare che accada?

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Gli effetti di ChatGPT sul cervello

Lo studio ha un titolo decisamente esplicativo e legato all’intelligenza artificiale: Il tuo cervello e ChatGPT: accumulazione di debito cognitivo nell’usare un assistente di intelligenza artificiale per compiti di scrittura. I ricercatori hanno suddiviso i 54 partecipanti all’esperimento in tre gruppi, caratterizzati da:

  • nessun uso di strumenti digitali, nessun ricorso all’intelligenza artificiale, per il primo gruppo;
  • soltanto un accesso a Google per le ricerche, nel caso del secondo gruppo;
  • un accesso a ChatGPT, versione GPT-4o, per il terzo gruppo.

Durante i tre mesi della ricerca, i soggetti hanno quindi scritto brevi testi su argomenti prestabiliti, mentre i ricercatori registravano la loro attività cerebrale tramite elettroencefalogramma. Con dei risultati che non possiamo definire sorprendenti, almeno da un certo punto di vista.

I partecipanti che non hanno avuto accesso a Google o a ChatGPT hanno infatti mostrato l’attività cerebrale più intensa. Al contrario, nel secondo gruppo quest’ultima è crollata almeno del 34%, con punte del 55% per il terzo gruppo, quello che ha potuto utilizzare l’intelligenza artificiale.

cosa perdiamo con l’IA

A stupire i ricercatori non è stato soltanto l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’intensità dell’attività cerebrale, ma anche quello sulla sua qualità.

Se infatti l’impossibilità di ricorrere a ChatGPT e Google attiva le aree del cervello legate alla creatività, al controllo e all’integrazione semantica, negli altri casi la situazione è diversa. Il secondo gruppo è riuscito a stimolare soltanto le zone visive del cervello, mentre nel terzo l’attività cerebrale era di tipo passiva, di mera elaborazione degli stimoli esterni.

Di fronte a questi risultati, i ricercatori hanno deciso di indagare più a fondo sulle conseguenze che l’uso dell’intelligenza artificiale ha su quanto apprendiamo e ricordiamo. L’83% dei partecipanti del terzo gruppo non ha ricordato neanche una frase del testo scritto pochi minuti prima, e ovviamente il risultato opposto hanno mostrato i partecipanti del primo gruppo.

Insomma, ChatGPT e gli strumenti simili contribuiscono a trasformare gli utenti in meri esecutori passivi di compiti, capaci di mettere insieme suggerimenti esterni senza davvero comprenderli o farli propri. In altre parole, l’IA ci trasforma in se stessa.

IA non come sostituto

Nella quarta fase dell’esperimento, il gruppo che aveva usato ChatGPT ha dovuto scrivere un testo senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale, e viceversa per il gruppo che invece non poteva ricorrere allo strumento.

Anche qui, i risultati sono stati interessanti:

  • nel primo caso, l’attività cerebrale è rimasta debole e non ha aiutato a comporre testi originali, mentre la memoria ha faaticato a ricordare le frasi appena scritte;
  • nel secondo caso, i partecipanti hanno utilizzato l’intelligenza artificiale come supporto e non in sostituzione delle proprie capacità, producendo testi più ricchi e complessi.

Ciò dimostra che l’IA è uno strumento da usare in modo consapevole e non come una scorciatoia. Lo stesso premio Nobel Giorgio Parisi ha notato come le IA tendano a compiacerci senza aggiungere nulla al nostro pensiero, e diversi insegnanti hanno segnalato le criticità dei chatbot a scuola.

Cosa fare allora? Le conclusioni dello studio sono chiare e preoccupanti: l’intelligenza artificiale non può sostituire la creatività dell’individuo, e ciò è fondamentale in un contesto educativo come la scuola. Il rischio? Una generazione che non riconosce più come nasce un’idea, perché non le appartiene, ed è pertanto più manipolabile. Meno libera.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Pellai: “Abbiamo cresciuto bambini incapaci di guardare l’orizzonte. L’abuso degli schermi ha generato una miopia che colpisce il 35% di loro”

L’abuso dei dispositivi elettronici e l’esposizione eccessiva agli schermi stanno cambiando le nuove generazioni in modo profondo. Non si tratta soltanto di problemi sociali e relazionali, ma anche di conseguenze neurologiche e fisiche che riguardano i circuiti della ricompensa dopaminergica e la salute visiva. A parlarne è Alberto Pellai durante un convegno organizzato da Assopto Milano Acofis . Nel suo intervento, lo psicoterapeuta traccia un quadro lucido e per certi…

7 docenti su 10 sono stati aggrediti, almeno una volta, da un genitore o da un alunno

aggrediti almeno una volta

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle aggressioni fisiche e verbali dei genitori ai danni degli insegnanti. Che si tratti di un voto ritenuto troppo basso, di un semplice rimprovero o di una nota disciplinare sul registro elettronico, la risposta di alcuni adulti non è il dialogo ma un atteggiamento aggressivo e conflittuale. Gli episodi più recenti sono due, avvenuti in Sicilia e in Campania: in entrambi i…

Le tre strade che l’Europa ha scelto contro le distrazioni da smartphone

distrazioni da smartphone

In Italia, ormai da diverso tempo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha vietato l’uso dello smartphone a scuola, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado. Questa decisione si inserisce all’interno di una tendenza globale che vede numerosi Paesi limitare in modo sempre più deciso l’utilizzo degli smartphone nei contesti scolastici, nel tentativo di ridurre le distrazioni e favorire condizioni più favorevoli all’apprendimento. Detto ciò, sebbene l’obiettivo comune…

Nessun laureato amante della cultura sognerebbe mai di insegnare in cambio di insulti e minacce da parte di genitori convinti di saperne più dei docenti

amante della cultura

Il caso di Trescore Balneario, in cui uno studente tredicenne ha accoltellato la sua insegnante di francese, ha comprensibilmente scosso la comunità scolastica. Oltre all’atto in sé, colpiscono i contorni lucidi della vicenda: la pianificazione, la diretta e la diffusione in tempo reale, la lettera scritta prima di agire. Appare normale, soprattutto dopo episodi del genere, che i docenti si sentano in pericolo: non si tratta più soltanto di insegnare…

Violenza a scuola, uno studente su due non si sente al sicuro tra le mura scolastiche

violenza a scuola

La maggioranza degli studenti non si sente sicura a scuola e si dichiara favorevole alle misure restrittive introdotte dal ministro Giuseppe Valditara. Questi, in sintesi, i risultati di un instant poll condotto dal portale Skuola.net in seguito all’accoltellamento di una docente di francese da parte di uno studente tredicenne. In effetti, questa ennesima aggressione ha riacceso il dibattito su alcune questioni fondamentali: la violenza a scuola, il rapporto fra docenti…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X