Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
COMPITI

Compiti per le vacanze sì o no: ogni fine anno scolastico arriva lo stesso dilemma, ma forse adesso c’è una soluzione

Ogni volta che si avvicina la fine dell’anno scolastico, gli insegnanti si affrettano ad assegnare i compiti per le vacanze. D’altronde, in Italia le vacanze estive – per gli studenti – durano parecchio: si tratta di diversi mesi in cui i ragazzi possono rilassarsi e ricaricare le energie ma in cui corrono il rischio di dimenticare tutto, o quasi. Insomma, i compiti per le vacanze non sono obbligatori ma di fatto lo diventano, finendo per essere vissuti come un’imposizione da parte dei docenti. È possibile pensare a una soluzione che salvaguardi entrambe le esigenze?

Compiti per le vacanze no

La questione dei compiti per le vacanze vede sia sostenitori che detrattori. I primi affermano che gli studenti rischiano di dimenticare quanto appreso e devono continuare ad “allenare il cervello”. I secondi invece sostengono come un periodo di riposo sia fondamentale anche per le cosiddette social skill: l’apprendimento, insomma, non si fa soltanto sui libri. E hanno ragione entrambi, da un certo punto di vista.

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Fra i più critici c’è Italo Farnetani che, in un recente approfondimento di Adnkronos link esterno, definisce potenzialmente diseducativa la pratica di assegnare i compiti per le vacanze. Nel farlo, il pediatra parla di alcuni dati che aiutano a mettere in prospettiva il problema:

  • l’86% dei genitori è contrario ai compiti per le vacanze;
  • il 30% degli studenti completa i compiti entro luglio;
  • il 62% si trascina per tutta l’estate, mentre il restante li termina ad agosto o a settembre, con un 2% di studenti che neanche li svolge.

L’interpretazione qui è chiara: persino quando vengono svolti, i compiti per le vacanze sono visti come una seccatura da portare a termine. Si perde, secondo Farnetani, l’idea di un allenamento costante, ragione per cui i genitori dovrebbero praticare una sorta di “disobbedienza civile”, mandando a scuola gli studenti senza che abbiano svolto i compiti per le vacanze. Che sia questa la soluzione giusta?

oltre 12 settimane di vacanza

Allo stesso tempo, le oltre 12 settimane in cui non c’è scuola rappresentano un periodo di vacanza piuttosto lungo. I sostenitori dei compiti per le vacanze non vogliono che i ragazzi passino tutta l’estate sui libri, ma temono un ritorno a scuola con diversi passi indietro nell’apprendimento. È davvero così?

Ci sono diversi altri Paesi che vivono la questione in modo differente. In Germania, per esempio, le vacanze estive durano un paio di mesi, mentre in Francia durano circa un mese. In entrambi i casi ci sono giorni di vacanza distribuiti per tutto l’anno scolastico, e nessuna assegnazione di compiti per le vacanze. D’altronde, l’estate è anche il momento in cui i ragazzi hanno la possibilità di approfondire in libertà le loro passioni, anche quelle legate al mondo scolastico.

Se quindi in Italia ci sono tre mesi di vacanza, non è di per sé sbagliato chiedere agli studenti di dedicare un po’ del loro tempo alle competenze che hanno sviluppato in classe. Eppure, anche qui è necessario mantenere un certo equilibrio: lo stesso Bussetti, Ministro dell’Istruzione nel 2018, aveva chiesto una maggiore “parsimonia” nell’assegnazione dei compiti per le vacanze.

Compiti per le vacanze sì

Per cercare di trovare un equilibrio, molte scuole primarie stanno scegliendo un approccio innovativo grazie a quello che oggi è considerato un ottimo libro delle vacanze. Si tratta del volume Estate al via! PLUS link esterno, edito da CETEM del Gruppo Editoriale ELi e disponibile dalla prima alla quinta primaria, con un eserciziario per la quinta. Ciascuno dei volumi si apre con un testo di narrativa calibrato sull’età dei bambini, al quale sono legate le attività proposte per l’estate che si articolano in sei settimane. Non di più.

estate al via plus copertina

ESTATE AL VIA

Iniziano riposo, divertimento, giochi… Ma, per non dimenticare ciò che hai imparato durante l’anno scolastico, questo libro sarà un prezioso alleato: ti aiuterà a ripassare e a tenerti in esercizio in modo facile e piacevole.

Insomma, svolgere i compiti per le vacanze non deve necessariamente costituire un fardello né una seccatura, ma può rappresentare un’occasione per tornare su argomenti conosciuti o da approfondire. Certo, un conto è proporre delle attività estive per la scuola primaria, un conto è farlo nella scuola secondaria di primo e secondo grado. In fondo tutti i ragazzi iniziano dalle elementari, e possono imparare che sì, i compiti per le vacanze vanno anche bene… ma con equilibrio.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Anche la Francia vieta i social ai minori di 15 anni, Macron esulta: “Finalmente protetti i nostri bambini”

Francia vieta i social

La Francia ha deciso di intervenire con forza sul rapporto fra minori e social media. L’Assemblea Nazionale ha infatti approvato un disegno di legge che introduce il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. Si tratta di una misura che, pur dividendo l’opinione pubblica, non può essere certo definita una “sorpresa”. Con 130 voti a favore e soltanto 21 contrari, la proposta approvata ha reso la…

Schettini: “Gli insegnanti sono professionisti da rispettare, non avversari da denunciare se bocciano i propri figli”

professionisti da rispettare

Il rapporto fra genitori e insegnanti è sempre stato molto delicato, soprattutto oggi. Da un lato c’è il ruolo dell’istituzione scolastica, che deve educare e istruire i giovani; dall’altro c’è la necessità di costruire fiducia reciproca con le famiglie. E quando il patto si incrina, sono sempre gli studenti a pagarne le conseguenze. A riportare la questione al centro del dibattito è Vincenzo Schettini, docente e fondatore del progetto La…

La lingua italiana si sta impoverendo, troppo inglese e troppe parole orribili. È tutto in mano ai prof, ma hanno troppa burocrazia e poco tempo per la didattica

lingua italiana si sta impoverendo

La lingua italiana di oggi è molto diversa da com’era anche soltanto qualche decennio fa. È normale che un linguaggio naturale si trasformi, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali, ma non tutte le trasformazioni sono necessariamente positive. In un mondo sempre più globalizzato, il rischio è che l’evoluzione porti a impoverimento, perdita di precisione, rinuncia alla complessità. A sostenere questa posizione è Gian Luigi Beccaria, uno dei più autorevoli linguisti…

Un insegnante che conosce solo la propria materia non è un insegnante

propria materia

La scuola non è soltanto un luogo deputato all’apprendimento formale, ma spesso rappresenta uno dei pochi spazi in cui gli studenti possano vivere esperienze positive di socialità. Forse addirittura l’unico, se si considera l’impatto dei social media sulle nuove generazioni e sulle nuove forme di interazione mediata. A ricordare il ruolo della scuola è Daniele Novara che, in relazione alla crescente violenza giovanile, in un’intervista al Corriere della Sera critica…

Il registro elettronico è il male assoluto, ha reso i genitori ossessionati dal controllo

male assoluto

Filippo Caccamo non è nuovo a riflessioni sulla scuola contemporanea. Docente e comico, da anni racconta il mondo dell’istruzione alternando ironia a critica sociale, con l’obiettivo di mettere a fuoco questioni vissute ogni giorno da insegnanti, studenti e famiglie. Proprio di recente, ospite al PoretCast di Giacomo Poretti , Caccamo ha parlato di uno degli strumenti più discussi degli ultimi anni in ambito scolastico. Definito senza mezzi termini come il…

La Danimarca cambia idea sul digitale a scuola, tornano libri, quaderni e appunti scritti a mano

danimarca cambia idea sul digitale

Da anni i Paesi del Nord Europa sono considerati modelli di innovazione, soprattutto per quanto riguarda la didattica digitale. Alfabetizzazione tecnologica, uso di smartphone e tablet in classe, proiezione verso il futuro sono diventati nel tempo capisaldi di un certo modo di intendere la scuola. Eppure, qualcosa è cambiato. Di recente, la Danimarca ha deciso di ripensare la digitalizzazione dell’istruzione, promuovendo allo stesso tempo una riduzione strutturale dell’uso dei dispositivi…

Per Roberto Vecchioni l’Italia non è un paese per giovani perché non permettiamo loro di sbagliare e non li ascoltiamo nemmeno

Italia non è un paese per giovani

Roberto Vecchioni si è trovato spesso a parlare del ruolo delle nuove generazioni in un mondo sempre più complesso, del valore di una buona istruzione e del ruolo dei genitori. Di recente, lo ha fatto anche nel corso di una conversazione con Radio 105 e di un’intervista al quotidiano Il Mattino. Secondo il cantautore ed ex insegnante, è difficile considerare l’Italia un Paese per giovani: questi ultimi non solo non…

Parliamo tanto dei social vietati agli alunni, ma io li toglierei agli adulti, viste le cose che leggo

social vietati agli alunni

Nel corso di una recente intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero , Emanuela Fanelli ha condiviso con i lettori ricordi personali e riflessioni sul presente che stiamo vivendo. Si tratta di parole che colpiscono perché arrivano da un’attrice e comica amatissima dal pubblico, ma che affondano le radici in un’esperienza concreta, spesso poco conosciuta: quella da insegnante nella scuola dell’infanzia. Fanelli ha infatti raccontato il periodo in cui lavorava come…

“Mi fanno fare di tutto tranne che insegnare”: lo sfogo di un docente che vuole lasciare la scuola italiana

sfogo di un docente

“Sono un docente, e dopo vent’anni di carriera spesi a dare (e a sopportare) tutto per amore di ciò che amo, ho capito che vorrei cambiare lavoro”. Inizia così la lettera aperta che Marco Redaelli, insegnante di 45 anni, ha inviato al Corriere della Sera , in cui emerge con forza un malessere diffuso nella scuola italiana. Le parole di Redaelli non rappresentano infatti lo sfogo isolato di un singolo,…

Il latino era una lingua universale, forse anche meglio dell’inglese di oggi

lingua universale

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare del latino a scuola, non soltanto al liceo classico e al liceo scientifico ma anche alle scuole secondarie di primo grado. In più occasioni, il ministro Valditara ha definito positivamente questo ritorno e dei vantaggi del suo insegnamento, ma in generale il dibattito appare ancora troppo legato all’idea di “utilità”. A offrire uno sguardo più profondo su quanto il latino sia importante…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X