Smartphone a scuola sì, smartphone a scuola no: da tempo ormai si discute se sia giusto usare il telefono durante le lezioni oppure sia meglio vietarlo. Dopo le restrizioni che hanno interessato la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, per Giuseppe Valditara è arrivato il momento di vietare lo smartphone anche alle superiori.
Ospite di Bruno Vespa nella trasmissione Cinque Minuti di Rai 1
, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha infatti parlato dei futuri provvedimenti riguardanti l’uso del telefono a scuola. Dando anche una data certa per le nuove misure: l’inizio del prossimo anno scolastico.
DIVIETO anche alle superiori
Il dibattito sullo smartphone a scuola vede sia sostenitori sia detrattori: da un lato il telefono è comunque considerato un ottimo strumento di apprendimento, dall’altro lato è invece visto come una fonte di distrazione.
Il problema sta quindi nell’uso che si fa del dispositivo e, allo stesso tempo, nell’impossibilità di imporre delle linee guida certe, consapevoli dei pro e dei contro. Alla luce di questo approccio, è più semplice comprendere le dichiarazioni di Giuseppe Valditara a Bruno Vespa:
Una notizia in anteprima: per il prossimo anno scolastico noi vorremmo vietare l’uso del cellulare anche per le scuole secondarie di secondo grado. […] Emaneremo una circolare perché dal prossimo anno sia vietato l’uso del cellulare, anche per scopo didattico.
Si tratta di un divieto che si aggiunge a quello già in vigore alla primaria e alle medie ma che, allo stesso tempo, segue quanto visto in Europa. D’altronde, di fronte a genitori che danno lo smartphone a figli anche molto piccoli, o ad adolescenti che finiscono in ospedale in crisi d’astinenza quando non hanno il telefono, la decisione sembra abbastanza semplice.
il divieto in Europa
La tendenza a vietare lo smartphone a scuola non è soltanto italiana, ma riguarda anche molti paesi europei. Già dal 2018 in Francia il telefono è vietato nella scuola pubblica, mentre in Finlandia l’uso è permesso dietro permesso degli insegnanti. E soltanto per ragioni sanitarie o didattiche, ovviamente.
In Spagna la regolamentazione varia da regione a regione, mentre in Italia al momento gli istituti di secondaria di secondo grado vanno in ordine sparso, sempre tenendo conto della loro autonomia. Non è raro sentire di scuole che vietano lo smartphone e impongono di consegnarlo prima delle lezioni: dal prossimo settembre si attende invece un approccio più generale. Da ciò dipende, continua il ministro, una crescita più equilibrata dei giovani:
Dal punto di vista scolastico il cellulare ha un impatto senz’altro negativo. Credo che la via più efficace sia quella di abituare i ragazzi a disintossicarsi, e a riportarli all’uso del libro, della carta e della penna.
Il 12 maggio a Bruxelles è stata avanzata una proposta che mira a vietare l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole dell’Unione Europea almeno fino ai 14 anni. L’iniziativa ha già ricevuto l’appoggio ufficiale di Austria, Francia, Ungheria, Italia, Slovacchia e Svezia, mentre altri Stati membri – tra cui Lituania, Cipro, Grecia e Belgio – hanno espresso la loro disponibilità a sostenere la misura. L’obiettivo finale è quello di trasformare l’iniziativa in una raccomandazione formale da parte della Commissione Europea.
Perché vietare lo smartphone a scuola
Valditara specifica anche le ragioni che stanno dietro al prossimo divieto dello smartphone nelle scuole superiori. Non si tratta soltanto dell’impatto sulla didattica ma di un vero e proprio allarme sulla salute dei più giovani, messa a rischio dall’abuso della tecnologia:
Impressionante il 38% di ragazzi che soffre di disturbi del sonno causati dal cellulare. Dati rilevanti per quanto riguarda le competenze e il successo scolastico: addirittura il triplo delle bocciature o insuccesso scolastico per i ragazzi che fanno uso smodato del cellulare.
Di fronte a dati del genere, è impossibile non pensare di vietare lo smartphone alle superiori, come d’altronde ha proposto il ministro. Se da un certo punto di vista si tratta comunque di una “resa” del sistema scolastico, che rinuncia a insegnare la consapevolezza digitale, dall’altro è necessario agire in modo concreto.
Nella speranza che il divieto non porti alla conseguenza opposta.










