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La rivista per la scuola e per la didattica
SOSTEGNO

Due insegnanti di sostegno su tre cambiano alunno ogni anno. E quasi il 30% non è specializzato

Durante un evento alla Camera dei Deputati, la sottosegretaria all’istruzione Paola Frassinetti ha commentato i risultati dell’ultimo rapporto ISTAT sull’inclusione degli alunni con disabilità link esterno. I numeri emersi dall’indagine mostrano una realtà che merita attenzione.

Se da un lato crescono gli studenti con disabilità, dall’altro restano criticità sul fronte del sostegno e del ruolo che gli insegnanti hanno nell’inclusione scolastica. Il punto infatti non è soltanto quantitativo, ma riguarda la stabilità dei docenti e la coerenza dell’intero percorso. Un ambito dove ancora c’è molto da fare.

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Stando ai dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, nell’anno scolastico 2023/2024 gli alunni con disabilità sono quasi 359 mila, pari al 4,5% del totale degli studenti. Se l’aumento rispetto all’anno precedente è di circa 21 mila unità, con un incremento del 6%, a mettere i dati in prospettiva è Paola Frassinetti, secondo cui:

Il dato assume una rilevanza ancora più significativa se osservato in una prospettiva temporale più ampia: rispetto all’anno scolastico 18/19, l’incremento è stato del 26%, corrispondente a circa 75 mila alunni in più.

Si tratta di un dato che colpisce, soprattutto se si considera che la popolazione scolastica è in calo per effetto della crisi demografica. Diminuiscono gli studenti complessivi, ma aumentano gli studenti con disabilità: fra questi, il 98% risulta in possesso di certificazione di disabilità o invalidità.

Questo è un requisito necessario per attivare le misure previste dalla normativa sull’inclusione scolastica ma, ricorda la sottosegretaria, l’1,3% usufruisce del supporto scolastico pur senza la certificazione formale.

insegnanti di sostegno poco specializzati

Il quadro appena delineato conferma una certa solidità del modello italiano di inclusione, ma evidenzia anche una crescente pressione sul sistema che si esprime anche nel ruolo degli insegnanti. Quelli specializzati sul sostegno a livello nazionale sono passati dal 63% al 73% in quattro anni: cifre che permettono di essere cautamente ottimisti, certo, ma che confermano un 27% di insegnanti non specializzati.

Insomma, più di un docente su quattro che si occupa di sostegno non ha la specializzazione sul sostegno. Un valore del 27% che è la media nazionale, ma che in alcune regioni raggiunge il 38%, soprattutto al Nord. La specializzazione, d’altronde, non è soltanto un dettaglio formale, ma una formazione ad hoc in:

  • competenze pedagogiche mirate;
  • metodologie didattiche inclusive;
  • sinergia con il consiglio di classe e i genitori.

Un sistema che punta all’inclusione scolastica non può farne a meno, come gli stessi dati ISTAT confermano. Negli ultimi anni si è passati a quasi 3 docenti specializzati su 4 che si occupano del sostegno. Una buona percentuale che, insieme a risorse didattiche adeguate e ad investimenti a lungo termine, può ancora migliorare per far fronte alle necessità della scuola pubblica.

Mancanza di continuità didattica

Un’ulteriore criticità dell’attuale sistema italiano riguarda la continuità didattica: il 57% degli alunni con disabilità cambia insegnante di sostegno da un anno all’altro, mentre l’8,4% lo fa nel corso dello stesso anno scolastico. Parliamo rispettivamente di quasi 2 alunni su 3 e di quasi 1 alunno su 10: percentuali irricevibili.

Per studenti che necessitano di punti di riferimento stabili, si tratta di una situazione che si trasforma in concreto ostacolo all’inclusione. Se infatti la continuità didattica è un fattore chiave per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi, diventa fondamentale agire a livello istituzionale prima ancora che scolastico.

In effetti, il rapporto ISTAT mostra quali sono i numeri dell’inclusione a scuola e permette di capire quali sono le aree di criticità. Ma i numeri non dicono tutto: avere più docenti specializzati nel sostegno va bene, ma come parte di un’azione più ampia.

Per essere davvero inclusiva, insomma, la scuola deve offrire agli alunni con disabilità percorsi coerenti, competenti e continuativi. A partire dalle persone coinvolte e, solo dopo, pensando alle statistiche.

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