Come educare in un mondo attraversato da trasformazioni profonde, dove tecnologia, emozioni e apprendimento si intrecciano sempre più strettamente? È questa una delle domande più urgenti a cui la scuola oggi è chiamata a rispondere. Una questione cruciale, intorno alla quale docenti ed esperti si sono confrontati durante il convegno nazionale del Gruppo Editoriale ELi nell’ambito del progetto EducAbility, tenutosi il 16 aprile scorso a Bari e online.
L’edizione 2026
è stata la più seguita dall’avvio del progetto, con circa 900 partecipanti complessivi, 450 dei quali presenti dal vivo e gli altri collegati in streaming da tutto il Paese. Un riscontro significativo soprattutto dal Nord Italia e dal Lazio, territori che negli anni passati hanno già ospitato alcune tappe di EducAbility tra Milano e Roma.
“Chi partecipa all’evento tende poi a tornare nelle edizioni successive”, spiega Laura Moscatelli, referente formazione del Gruppo Editoriale ELi, sottolineando come uno degli aspetti più apprezzati dai partecipanti sia stata la capacità di tenere insieme “rigore scientifico, chiarezza comunicativa ed esperienza personale con una ricaduta pratica”.
Secondo i feedback raccolti attraverso le schede di valutazione distribuite ai partecipanti, le parole più ricorrenti associate all’evento sono state “accoglienza, professionalità, competenza, emozione e chiarezza”. Molto positiva anche la valutazione dei relatori.
Le voci del convegno
L’incontro ha visto la partecipazione di autorevoli esperti sui temi dell’apprendimento, dei processi educativi e delle nuove tecnologie: Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Padova, da anni impegnata nello studio del rapporto tra apprendimento ed emozioni, Emanuele Frontoni, docente di Informatica all’Università di Macerata e co-director del VRAI (Vision Robotics & Artificial Intelligence Lab), e Stefano Rossi, psicopedagogista e formatore, noto per il suo lavoro sulla cooperazione didattica e per gli strumenti sviluppati nella gestione delle classi complesse.
Ad aprire i lavori, introdotti da Sara Pagnanelli, Executive Vice President e Head of HR & Public Affairs di ROI Group, è stato Michele Casali, Amministratore Delegato del Gruppo Editoriale ELi, che ha delineato la cornice dell’incontro: una riflessione sui metodi capaci di creare un equilibrio tra innovazione tecnologica e dimensione umana dell’educazione.
Intelligenza artificiale e scuola
Le aule di oggi raccontano una realtà complessa: studenti diversi per esperienze, lingue e culture, immersi in un contesto digitale che cambia il modo di apprendere e di pensare. È in questo scenario che si inserisce il concetto di Human-AI teaming, al centro dell’intervento di Emanuele Frontoni.
L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non è un elemento da temere o da escludere, ma uno strumento da integrare consapevolmente nella didattica. Non sostituisce il pensiero, ma può stimolarlo, a patto che venga utilizzata come leva critica e non come scorciatoia.
Il rischio, infatti, è quello di un appiattimento cognitivo, di una delega passiva alle macchine. La sfida educativa diventa allora insegnare agli studenti a coltivare il dubbio, a sviluppare spirito critico, a non fermarsi alla soluzione più immediata.
Come ha sottolineato Frontoni, senza docenti disposti a mettersi in gioco con questi strumenti, difficilmente sarà possibile accompagnare gli studenti in un uso consapevole della tecnologia.
Emozioni e apprendimento
Ma la trasformazione della scuola non riguarda solo la tecnologia. Accanto alla dimensione digitale emerge con forza quella emotiva, che incide in modo diretto sui processi di apprendimento.
A portare questo tema al centro del dibattito è stata Daniela Lucangeli, che ha richiamato il concetto di Warm Cognition, ovvero il legame profondo tra emozioni e processi cognitivi.
Il suo intervento ha posto l’attenzione su un aspetto fondamentale: l’apprendimento è sempre accompagnato da un’esperienza emotiva. Non esiste conoscenza neutra, perché qualsiasi contenuto si lega a un vissuto, a una percezione, a un’emozione che lascia tracce profonde nella memoria.
Il clima emotivo della classe, quindi, non è un elemento secondario, ma una condizione necessaria perché l’apprendimento possa avvenire. Ogni parola, ogni gesto, ogni relazione contribuisce a costruire l’esperienza educativa e a determinare il modo in cui lo studente si rapporta alla conoscenza.
È qui che si gioca una parte decisiva del lavoro docente: nella capacità di creare contesti in cui gli studenti possano sentirsi coinvolti, riconosciuti e sostenuti.
Tra algoritmo ed empatia
Il confronto tra Frontoni e Lucangeli ha reso evidente un nodo centrale: la scuola non è chiamata a scegliere tra tecnologia e relazione, ma a trovare un equilibrio tra le due dimensioni.
Da una parte, l’intelligenza artificiale offre possibilità straordinarie di accesso alle informazioni e di supporto all’apprendimento. Dall’altra, resta insostituibile la dimensione umana, fatta di empatia, ascolto, relazione.
Il futuro dell’educazione non si gioca nell’alternativa tra queste due prospettive, ma nella capacità di integrarle, utilizzando la tecnologia come strumento e mantenendo la relazione educativa come guida del processo.
Le life skills come cuore dell’apprendimento
Nel pomeriggio, l’attenzione si è spostata su un altro aspetto cruciale: il ruolo delle competenze trasversali nei percorsi educativi.
A partire dall’esperienza concreta portata da Nicola Latorrata, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “San Giovanni Bosco” di Massafra, è emersa l’importanza di inserire stabilmente le life skills nella didattica.
Empatia, resilienza, consapevolezza emotiva non sono elementi accessori, ma diventano il motore stesso dell’apprendimento. Quando la scuola sceglie di lavorare su queste dimensioni, la conoscenza smette di essere un processo meccanico e si trasforma in un’esperienza significativa.
Educare all’empatia
A chiudere il convegno è stato Stefano Rossi, che ha riportato al centro la dimensione relazionale dell’educazione.
Il suo intervento ha posto una domanda cruciale: come educare all’empatia in una società sempre più orientata alla competizione?
La risposta passa attraverso strumenti capaci di dare voce al mondo interiore degli studenti. Le storie, le metafore, il linguaggio diventano un modo per aiutare i ragazzi a riconoscere e nominare le proprie emozioni.
Perché, come sottolinea Rossi, “nominare significa regolare”: dare un nome a ciò che si prova è il primo passo per gestirlo, evitando che il disagio si trasformi in rabbia o in conflitto.
In questa prospettiva, anche i comportamenti oppositivi assumono un significato diverso: non più solo problema da contenere, ma espressione di un bisogno che chiede di essere ascoltato.
Una scuola che accompagna
Il messaggio che ha attraversato l’intero convegno è emerso chiaramente: insegnare oggi significa accompagnare. Accompagnare gli studenti in un mondo complesso, aiutarli a orientarsi tra tecnologia e relazioni, fornire strumenti non solo per apprendere, ma per comprendere se stessi e gli altri.
In questo senso, la scuola torna ad essere uno spazio centrale di crescita, in cui tecnologia, emozioni e didattica non si escludono, ma si intrecciano.
Perché, oggi più che mai, educare significa costruire le condizioni per formare persone consapevoli, capaci di orientarsi in un mondo in continua evoluzione e di contribuire a una società più equa.
EducAbility guarda già alle prossime tappe
Il successo dell’edizione 2026 conferma la crescita del progetto EducAbility anche sul piano della continuità formativa. In Puglia, ad esempio, è stata costituita una rete di scopo che coinvolge 23 scuole con l’obiettivo di promuovere percorsi dedicati alle competenze trasversali, all’interno della quale il Gruppo Editoriale ELi è partner per la formazione.
“L’obiettivo è dare continuità negli anni a questo tipo di esperienza formativa”, spiega Laura Moscatelli. Proprio per questo il progetto tornerà anche il prossimo anno in Puglia, mentre nuove tappe sul territorio nazionale sono attualmente in fase di valutazione.
Accanto a EducAbility, il Gruppo Editoriale ELi continua inoltre a partecipare alle principali iniziative nazionali dedicate alla formazione docenti, da Didacta a “Incontri con la matematica”, fino al convegno “Inclusione al Centro”
, svoltosi lo scorso febbraio a Foligno e già confermato per una nuova edizione nel 2027.









