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Il 91% degli italiani vuole più educazione alimentare a scuola

Una buona alimentazione è la base di una vita sana: si tratta di un’affermazione quasi banale nella sua semplicità, ma ancora oggi importantissima. Significa infatti riconoscere quanto ciò che mangiamo incida sul nostro benessere quotidiano, dalla crescita dei bambini fino alla salute in età adulta. Da un lato c’è l’orgoglio per la cucina italiana, riconosciuta patrimonio UNESCO; dall’altro lato c’è la consapevolezza che le buone abitudini non nascono per caso, ma devono essere trasmesse e coltivate nel tempo.

Non sorprende quindi che, come riporta l’AGI link esterno, una recente indagine Coldiretti/Censis abbia evidenziato un dato molto chiaro: il 91% degli italiani chiede l’introduzione dell’educazione alimentare a scuola. L’obiettivo non è soltanto ridurre il consumo di cibi ultra processati, ma costruire una vera e propria cultura dell’alimentazione, in grado di accompagnare i ragazzi per tutta la vita e di aiutarli a compiere scelte più consapevoli anche una volta diventati adulti.

9 italiani su 10 vogliono l’educazione alimentare a scuola

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Il consenso che emerge dall’indagine Coldiretti/Censis non nasce dal nulla, ma da una crescente preoccupazione per il consumo diffuso di alimenti ultra processati. Si tratta di prodotti industriali spesso molto lontani dagli ingredienti naturali di partenza e caratterizzati da lunghe liste di componenti aggiunti. Ricchi di zuccheri, grassi saturi e additivi, questi cibi possono portare a conseguenze negative sulla salute, nel medio e lungo termine.

Di conseguenza, è necessario insegnare ai bambini a riconoscere i cibi salutari già nei primi anni di scuola, quando si formano molte delle abitudini quotidiane che tendono poi a rimanere nel tempo. In questo modo è possibile favorire abitudini alimentari corrette e ridurre il rischio di sovrappeso e obesità infantile, problemi che negli ultimi anni sono diventati sempre più diffusi in molti paesi occidentali.

La stessa Coldiretti ha più volte proposto di rimuovere i distributori di snack dagli edifici pubblici, in primo luogo dalle scuole. L’idea è quella di limitare la disponibilità immediata di prodotti poco salutari proprio nei luoghi frequentati ogni giorno dai più giovani. E lo stesso discorso va fatto anche per le mense, di cui troppo spesso si sottovaluta l’impatto sulla qualità dell’alimentazione quotidiana degli studenti.

Educazione alimentare a scuola vuol dire, allora, coinvolgere uno dei luoghi principali della formazione dei giovani in uno degli ambiti più importanti della vita. La scuola rappresenta infatti uno spazio privilegiato per trasmettere conoscenze, ma anche per costruire abitudini concrete. Vanno in questa direzione iniziative come la giornata dell’alimentazione e lo studio scolastico della dieta mediterranea. Anche nel materiale didattico iniziano a comparire segnali concreti in questa direzione: il sussidiario delle letture di quarta e quinta Direzione Letture PLUS, ad esempio, ha introdotto delle pagine dedicate all’educazione alimentare all’interno delle sezioni di educazione civica intitolate “Sport è salute”. Un’integrazione significativa, che dimostra come il tema dell’alimentazione stia trovando sempre più spazio anche nei libri di testo utilizzati quotidianamente dagli studenti.

più educazione alimentare a scuola

Il pericolo dei cibi ultra processati

A motivare un dato più che plebiscitario, il 91% che abbiamo richiamato in introduzione, c’è il timore per la crescente diffusione dei cibi ultra processati. Negli ultimi anni questi prodotti sono diventati sempre più presenti nella dieta quotidiana, soprattutto per la loro praticità e per la forte presenza nella grande distribuzione. La consapevolezza dei rischi di un’alimentazione squilibrata è più diffusa oggi che in passato, e l’indagine si basa proprio su questa nuova conoscenza.

Da un lato, quindi, già la scuola primaria cerca di insegnare uno stile di vita più sano con l’introduzione dell’educazione motoria, pur con i suoi problemi. Dall’altro lato, serve un investimento in primo luogo culturale nei confronti di un’alimentazione di qualità, che riporti l’attenzione su ingredienti semplici e su una dieta equilibrata. Vietare i distributori di snack è un conto, ma bisogna anche usare maggiormente prodotti stagionali e a filiera corta.

Che i tempi siano maturi lo mostrano anche i dati fra i giovani adulti: nella fascia fra 18 e 34 anni, il consenso sull’educazione alimentare a scuola arriva al 93%. Si tratta di una generazione che, pur crescendo in un contesto fortemente influenzato dall’industria alimentare e dal consumo veloce, sembra riconoscere sempre di più l’importanza di una maggiore consapevolezza sul tema del cibo. Cifre che fanno riflettere, anche al di là della scuola.

Educazione e salute dei bambini

Insieme all’educazione motoria e alla diffusione della dieta mediterranea, anche l’educazione alimentare può contribuire a costruire il futuro dei ragazzi. L’obiettivo è creare una cultura del cibo che sia duratura e capace di contrastare la diffusione di prodotti ultra processati, favorendo invece una maggiore attenzione alla qualità degli alimenti.

Allo stesso tempo, è fondamentale che scuola e famiglie ritrovino un terreno comune di programmazione e confronto. L’educazione alimentare, infatti, non può funzionare se rimane confinata soltanto nelle ore scolastiche. In altri termini: non ha senso un’educazione alimentare a scuola se, nel frattempo, i genitori riempiono i figli di cibi ultra processati. Qui l’esempio da tenere a mente è quello dello smartphone: a scuola è ormai vietato, ma a casa è usato in modo eccessivo.

Insomma, promuovere uno stile di vita più sano per i giovani vuol dire agire su più fronti: dalle interazioni sociali all’attività fisica, dall’uso consapevole della tecnologia all’educazione alimentare. Arrivata per ultima nel dibattito pubblico, certo, ma non ultima per importanza.

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