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LATINO

Il latino era una lingua universale, forse anche meglio dell’inglese di oggi

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare del latino a scuola, non soltanto al liceo classico e al liceo scientifico ma anche alle scuole secondarie di primo grado. In più occasioni, il ministro Valditara ha definito positivamente questo ritorno e dei vantaggi del suo insegnamento, ma in generale il dibattito appare ancora troppo legato all’idea di “utilità”.

A offrire uno sguardo più profondo su quanto il latino sia importante è Alessandro Barbero nella trasmissione “Barbero risponde link esterno” in onda su La7. Lo storico ha ricordato che il latino non è stato soltanto una lingua di studio, ma per lungo tempo ha funzionato come una vera e propria lingua internazionale della cultura, della scienza e della diplomazia. Con alcune caratteristiche che, per certi versi, lo rendono persino più efficace dell’inglese.

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Nel suo intervento alla trasmissione omonima, Alessandro Barbero chiarisce subito un equivoco: pur parlato e utilizzato in diversi contesti, in epoca moderna il latino non si è mai parlato come una lingua naturale. Eppure, ha costituito per secoli un potentissimo strumento di comunicazione, come la stessa domanda dell’ascoltatore permette di confermare:

Mio nonno, medico, negli anni Sessante era solito scriversi con medici di altri Paesi, soprattutto tedeschi, in latino. Lo trovava più comodo dell’inglese. Questo per dire che il latino in realtà è rimasta una lingua universale molto a lungo nella storia.

Il docente universitario, da pochi anni in pensione, si mostra sorpreso dalla rivelazione, ma non più di tanto. Non stupisce, insomma, che il latino abbia continuato a vivere a lungo in ambiti professionali più specifici.

Fino al XVII secolo, per esempio, era ancora indispensabile nella scienza e nella filosofia, ma anche nei contatti fra gli autori più importanti del tempo. Per non parlare del ruolo del latino come lingua della diplomazia.

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Una lingua per comunicare oltre i confini

A questo proposito, Barbero richiama un aneddoto del XVII secolo, con protagonista il politico e scrittore inglese Samuel Pepys. Nel suo diario, Pepys racconta l’incontro con un ammiraglio olandese che non conosceva l’inglese ma parlava latino senza problemi.

Particolarmente feroci, poi, sono le critiche rivolte invece alla Russia del tempo, a dire di Pepys arretrata culturalmente: soltanto il ministro degli esteri conosceva un po’ di latino. Di fatto l’unico a poter comunicare con il rappresentante di una potenza straniera, per quanto europea.

Al di là degli aneddoti in sé, le parole di Alessandro Barbero mostrano un latino vivo e vegeto, benché confinato in ambiti molto specifici già in epoca moderna. Insomma, se oggi il latino si conosce come lingua da leggere, fino a qualche secolo fa era molto più diffuso. Tanto da essere ancora impiegato da un medico che parla con colleghi stranieri, negli anni Sessanta del XX secolo.

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Un latino che fa crescere competenze e pensiero: pienamente coerente con le Nuove Indicazioni, lavora su lessico, lingua, cultura e cittadinanza, e va oltre con cittadinanza attiva e attenzione a emozioni e relazioni. Il mondo romano diventa una lente per leggere il presente, con percorsi multidisciplinari e un primo accesso guidato alle fonti.

Latino ieri inglese oggi

A ben vedere, ci sono molte somiglianze fra il latino di ieri e l’inglese di oggi. Il primo era, fino all’Ottocento, la lingua delle lezioni universitarie, in grado di abbattere le barriere linguistiche di uno studente in un’università straniera. Al pari del secondo oggi, continua Barbero, ma con una differenza fondamentale:

Oggi lo fai con l’inglese, che però è la lingua di Paesi che esistono davvero, e che quindi hanno un bel vantaggio egemonico e culturale. Invece il latino era una cosa neutra: nessuno era il padrone del latino.

Nonostante sia meno diffuso che in passato, ancora oggi il latino racconta la sua storia. Quella che in passato era la lingua della cultura, della diplomazia, della scienza, oggi rappresenta un modo per migliorare le proprie abilità logiche, e non solo. Per alcuni sarebbe persino una scienza, al pari della matematica o della biologia.

Quale che sia la verità, studiare oggi il latino allena il rigore e l’analisi testuale, il metodo e il problem solving. Si tratta, insomma, di un’eredità che forse ha ancora qualcosa da insegnarci.

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