Si parla sempre più spesso di una scuola digitale, soprattutto negli ultimi anni, capace di integrare tablet e smartphone, lavagne interattive e intelligenza artificiale nelle lezioni quotidiane. E si tratta di un giusto approccio, nel tentativo di avvicinare l’istruzione ai cambiamenti del mondo contemporaneo.
Eppure, accanto a questa tensione verso la tecnologia, emergono iniziative che scelgono una direzione apparentemente opposta. È il caso di un istituto pugliese che ha deciso di riportare gli studenti a contatto con la natura, trasformando il bosco in un’aula e proponendo una vera e propria scuola lenta.
Lezioni nel bosco in Salento
Siamo in provincia di Lecce, dove l’istituto comprensivo Armando Diaz di Vernole-Castrì ha avviato un progetto destinato a far discutere. L’obiettivo è quello di portare tutti gli studenti della scuola, a turno, a fare lezione nel bosco, senza banchi, LIM o altre strumentazioni.
Come riporta l’Ansa
, il progetto è coadiuvato dal dirigente scolastico e nasce come risposta concreta ad una didattica sempre più veloce e digitalizzata. L’idea di base non è certo fondata sul rifiuto della tecnologia ma sulla ricerca di un’alternativa, una scuola che sappia mettere al centro l’esperienza diretta, la manualità, l’apprendimento lento.
Se quindi altri istituti hanno scelto di introdurre l’ora di uncinetto allo stesso scopo, nel Salento si è preferito andare nel bosco, un modello che si ispira alle forest school del Nord Europa anche nei principi. Una scuola lenta, che rallenta i tempi della conoscenza, permette un apprendimento più profondo e consapevole.
Esperienza e partecipazione diretta
Nella prima giornata di scuola lenta nel bosco, l‘istituto Armando Diaz ha coinvolto quattro classi di scuola media. Accompagnati da docenti e guide ambientali, gli studenti hanno potuto sperimentare attività come:
- scrittura creativa ispirata all’ambiente;
- laboratori di storia e narrazione territoriale;
- piccoli lavori manuali;
- osservazione della natura;
- momenti di silenzio e ascolto.
Il programma prevede la partecipazione di tutte le classi e tutti gli studenti al progetto, in modo da non lasciare indietro nessuno e arricchire i programmi tradizionali senza sostituirli. D’altronde, non è certo un mistero che il contatto con la natura apporti benefici come la riduzione dello stress e l’aumento dell’autostima, una maggiore concentrazione e un migliore equilibrio emotivo.
Peraltro, non solo agli studenti.
Una scuola lenta è davvero possibile?
Ha un effetto straniante, quasi paradossale, parlare di lezioni in mezzo alla natura e senza tecnologia in un’epoca in cui si discute di intelligenza artificiale e smartphone a scuola. Eppure, i due approcci non sono contraddittori ma complementari, soprattutto per i benefici che entrambi possono apportare.
Sia gli studenti sia i docenti hanno accolto con gioia l’iniziativa: da una parte, i primi hanno sottolineato l’idea di novità del progetto; dall’altra parte, i secondi ne hanno riconosciuto il potenziale didattico. E non sono poche le famiglie che hanno chiesto di estendere l’iniziativa anche alle scuole superiori.
Insomma, la scuola lenta di Vernole e Castrì non è soltanto un progetto locale diventato notizia nazionale. Rappresenta invece un laboratorio educativo che mostra come un modo diverso di fare istruzione sia possibile, anche in un periodo storico in cui questa sembra inseguire velocità e automazione, integrazione e tecnologia.
Non si tratta quindi di scegliere l’uno o l’altro approccio, quanto di riconoscere le possibilità offerte da un approccio che parte da un punto di vista diverso. Per arrivare al medesimo risultato: formare cittadini del futuro che sappiano agire nel mondo reale in modo consapevole.










