Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
GESTIONE DELLA CLASSE

In troppi vanno in bagno durante le ore scolastiche, spunta la proposta di usare il badge. Ma gli studenti scioperano

Non è semplice mantenere l’ordine in una scuola, soprattutto quando l’anno scolastico è ormai entrato nel vivo. Dopo diversi mesi di lezioni, studenti e insegnanti hanno già costruito abitudini, ritmi e dinamiche quotidiane, ma proprio in questo periodo può iniziare a farsi sentire la stanchezza: l’attenzione tende a calare più velocemente, la concentrazione diminuisce e le distrazioni aumentano.

Durante una normale giornata scolastica, infatti, gli studenti devono rimanere seduti per molte ore, seguire spiegazioni, studiare e partecipare alle attività in classe. È naturale che, dopo un po’, la mente inizi a vagare o che nasca il bisogno di alzarsi, parlare con i compagni o fare una pausa. Per questo motivo, negli ultimi anni molte scuole hanno iniziato a sperimentare strategie diverse: c’è chi sceglie di utilizzare le pause attive, cioè brevi momenti di movimento per aiutare gli studenti a recuperare energia e concentrazione, e chi preferisce cambiare la sistemazione dei banchi banchi, modificando l’organizzazione della classe per favorire attenzione e collaborazione.

Accanto a queste soluzioni educative e organizzative, però, esistono anche proposte più controverse, che puntano maggiormente sul controllo dei comportamenti degli studenti. Idee che spesso dividono opinioni e che non sempre vengono accolte positivamente da chi vive la scuola ogni giorno.

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

In un istituto superiore del Friuli Venezia Giulia, la dirigenza avrebbe proposto di estendere l’uso del badge elettronico anche per l’accesso al bagno. Una novità che ha immediatamente acceso il dibattito tra studenti, famiglie e insegnanti: è giusto introdurre strumenti di controllo così precisi all’interno della scuola, oppure si rischia di superare un limite?

Il caso e la protesta

Siamo a Staranzano, un piccolo centro in provincia di Gorizia, nel Friuli Venezia Giulia, e più precisamente nell’Istituto Statale di Istruzione Superiore Brignoli Einaudi Marconi. Secondo quanto riportato dal giornale Il Piccolo link esterno, avrebbe fatto discutere la proposta della dirigenza di introdurre un sistema capace di monitorare e contingentare le uscite dalle lezioni per recarsi in bagno.

In termini semplici, l’idea sarebbe stata quella di utilizzare il badge elettronico — già usato dagli studenti per registrare l’ingresso a scuola — anche per autorizzare l’accesso ai servizi igienici. Questo significherebbe che ogni uscita dall’aula verrebbe registrata digitalmente, permettendo alla scuola di sapere quante volte uno studente esce e per quanto tempo rimane fuori dalla classe.

Si tratta di un’iniziativa che, pur non essendo accompagnata da decisioni ufficiali o regolamenti già approvati, ha comunque scatenato le proteste degli studenti. Molti ragazzi hanno espresso preoccupazione soprattutto per la mancanza di spiegazioni chiare e condivise.

Non ci è stata data una spiegazione chiara. C’è chi parla di troppe persone nei bagni allo stesso tempo, chi delle scritte trovate sui muri. Ma così ci sentiamo controllati in modo eccessivo.

Le motivazioni ipotizzate riguarderebbero quindi problemi pratici, come l’eccessivo affollamento dei bagni durante le lezioni o episodi di vandalismo. Tuttavia, per molti studenti e anche per alcune famiglie, la soluzione proposta rischierebbe di trasformarsi in un controllo percepito come troppo invasivo, capace di incidere sulla libertà personale all’interno della scuola.

Come dicevamo all’inizio, mantenere l’ordine in una scuola non è semplice, soprattutto a questo punto dell’anno scolastico, quando le regole sono già consolidate ma la motivazione può oscillare. È frequente che più studenti chiedano di uscire contemporaneamente dall’aula, e questo può creare difficoltà organizzative. Tuttavia, resta aperta la domanda: fino a che punto il controllo può sostituire il dialogo educativo?

La risposta della scuola

Dal canto suo, la dirigente scolastica dell’ISIS BEM di Staranzano ha chiarito rapidamente la posizione dell’istituto, di fatto smentendo l’esistenza di un progetto definito e sottolineando che non esiste alcuna decisione ufficiale già approvata sull’uso obbligatorio del badge per andare in bagno.

Queste le sue parole:

Il regolamento scolastico va rispettato, ma siamo disponibili al dialogo con studenti e famiglie. Smentisco esista già un progetto del genere già definito.

La distinzione, infatti, è importante. Un conto è utilizzare il badge per registrare l’ingresso e l’uscita da scuola degli studenti, una pratica ormai diffusa e generalmente accettata perché legata alla sicurezza e alla presenza scolastica. Un altro conto è estendere questo sistema ai movimenti interni, cioè agli spostamenti quotidiani dentro l’edificio.

Secondo chi critica l’idea, in questo secondo caso si potrebbe arrivare a raccogliere informazioni molto dettagliate sulle abitudini degli studenti, con il rischio di invadere la privacy e limitare la libertà di movimento. Da qui nasce una domanda più ampia, che riguarda tutte le scuole: fin dove ci si può spingere per garantire la frequenza e l’attenzione degli studenti senza compromettere fiducia e autonomia?

Alla ricerca di un equilibrio

Negli ultimi anni il ricorso a strumenti tecnologici di controllo è aumentato in molti ambiti della vita quotidiana, non solo nella scuola. Lo stesso ISIS BEM utilizza i badge elettronici da circa 15 anni, con risultati considerati positivi sotto il profilo organizzativo e della sicurezza. L’obiettivo principale è quello di garantire la sicurezza degli studenti e dei luoghi comuni, evitando ingressi non autorizzati o situazioni di confusione.

Ogni nuova applicazione di questi strumenti solleva interrogativi importanti. Il problema non è soltanto educativo o organizzativo, ma anche giuridico ed etico, soprattutto in un’epoca in cui il tema della privacy è diventato centrale, in particolare quando riguarda i minori.

Anche se non esiste una proposta ufficiale già approvata, il dibattito nato a Staranzano mostra quanto la questione sia più ampia e riguardi molte realtà scolastiche. La scuola, infatti, non è soltanto un luogo di regole, ma anche uno spazio di crescita personale e sociale. Per questo diventa fondamentale partire dal confronto con chi la scuola la vive ogni giorno: studenti, insegnanti, famiglie e istituzioni.

Coinvolgere tutte le parti interessate permette di costruire soluzioni condivise, ridurre incomprensioni e prevenire conflitti, come lo sciopero nato spontaneamente a Staranzano. Il dialogo, in questi casi, può diventare uno strumento educativo tanto quanto una regola scritta.

Non si tratta soltanto di andare in troppi troppe volte al bagno durante le lezioni. La questione è più profonda e riguarda il modo in cui vengono gestiti gli spazi scolastici e, soprattutto, il delicato equilibrio tra controllo e fiducia. Un equilibrio che, nella scuola come nella società, deve essere continuamente costruito e negoziato, evitando che una delle due componenti prenda il sopravvento sull’altra.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Pellai: “Abbiamo cresciuto bambini incapaci di guardare l’orizzonte. L’abuso degli schermi ha generato una miopia che colpisce il 35% di loro”

L’abuso dei dispositivi elettronici e l’esposizione eccessiva agli schermi stanno cambiando le nuove generazioni in modo profondo. Non si tratta soltanto di problemi sociali e relazionali, ma anche di conseguenze neurologiche e fisiche che riguardano i circuiti della ricompensa dopaminergica e la salute visiva. A parlarne è Alberto Pellai durante un convegno organizzato da Assopto Milano Acofis . Nel suo intervento, lo psicoterapeuta traccia un quadro lucido e per certi…

7 docenti su 10 sono stati aggrediti, almeno una volta, da un genitore o da un alunno

aggrediti almeno una volta

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle aggressioni fisiche e verbali dei genitori ai danni degli insegnanti. Che si tratti di un voto ritenuto troppo basso, di un semplice rimprovero o di una nota disciplinare sul registro elettronico, la risposta di alcuni adulti non è il dialogo ma un atteggiamento aggressivo e conflittuale. Gli episodi più recenti sono due, avvenuti in Sicilia e in Campania: in entrambi i…

Le tre strade che l’Europa ha scelto contro le distrazioni da smartphone

distrazioni da smartphone

In Italia, ormai da diverso tempo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha vietato l’uso dello smartphone a scuola, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado. Questa decisione si inserisce all’interno di una tendenza globale che vede numerosi Paesi limitare in modo sempre più deciso l’utilizzo degli smartphone nei contesti scolastici, nel tentativo di ridurre le distrazioni e favorire condizioni più favorevoli all’apprendimento. Detto ciò, sebbene l’obiettivo comune…

Nessun laureato amante della cultura sognerebbe mai di insegnare in cambio di insulti e minacce da parte di genitori convinti di saperne più dei docenti

amante della cultura

Il caso di Trescore Balneario, in cui uno studente tredicenne ha accoltellato la sua insegnante di francese, ha comprensibilmente scosso la comunità scolastica. Oltre all’atto in sé, colpiscono i contorni lucidi della vicenda: la pianificazione, la diretta e la diffusione in tempo reale, la lettera scritta prima di agire. Appare normale, soprattutto dopo episodi del genere, che i docenti si sentano in pericolo: non si tratta più soltanto di insegnare…

Violenza a scuola, uno studente su due non si sente al sicuro tra le mura scolastiche

violenza a scuola

La maggioranza degli studenti non si sente sicura a scuola e si dichiara favorevole alle misure restrittive introdotte dal ministro Giuseppe Valditara. Questi, in sintesi, i risultati di un instant poll condotto dal portale Skuola.net in seguito all’accoltellamento di una docente di francese da parte di uno studente tredicenne. In effetti, questa ennesima aggressione ha riacceso il dibattito su alcune questioni fondamentali: la violenza a scuola, il rapporto fra docenti…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X