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SCUOLA DIGITALE

Intelligenza artificiale e smartphone rendono tutto più facile, per imparare serve anche fatica

Giuseppe Valditara ha sempre difeso le misure che vietano l’uso dello smartphone a scuola, anche alla secondaria e per ragioni didattiche. Si tratta infatti di un primo passo per migliorare il benessere degli studenti e ridurre gli effetti della dipendenza digitale, un fenomeno sempre più discusso negli ultimi anni. Tanto che essi stessi sembrano apprezzarne i risultati.

Di recente il Ministro dell’Istruzione e del Merito è tornato sull’argomento nel corso del convegno “Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA”. Qui Valditara ha parlato di social media, intelligenza artificiale, bullismo e cyberbullismo, con affermazioni destinate a far discutere.

Social media, aggressività, bullismo

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Valditara non è nuovo a dichiarazioni che mettono insieme l’abuso dei social media da parte dei giovani e l’aumento di aggressività e bullismo. Nel corso del convegno, ha inoltre aggiunto che:

I social stimolano aggressività; da quando si sono diffusi c’è un’impennata di bullismo, di violenza. Stimolano disinteresse, bullismo, scarsa empatia. Avevo docenti, prima di emanare la circolare, che mi dicevano di vedere tutti gli studenti col telefono.

Da un lato, quindi, c’è la consapevolezza di aver frenato una deriva ormai diventata insostenibile. Dall’altro lato, però, c’è una velata ammissione che queste restrizioni rappresentino un fallimento educativo: non serve alcun divieto se c’è un’istruzione pronta ad intercettare le tendenze, no?

Allo stesso tempo, vanno in direzione opposta gli investimenti nella digitalizzazione della didattica, inclusi i percorsi di aggiornamento per gli insegnanti. Eppure, a questa priorità si unisce la volontà di proporre nuovi divieti, che potrebbero coinvolgere i giovani anche al di fuori dell’orario scolastico.

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Dallo smartphone alla manualità

Durante il suo intervento, Valditara ha menzionato infatti il divieto di usare il cellulare durante l’intervallo, in modo da favorire interazioni reali fra gli studenti e incoraggiare momenti di socialità diretta. Per non parlare dei due disegni di legge, attualmente in Parlamento, che intendono vietare i social media per i più giovani. Come avvenuto in Australia e Francia.

Il ministro lega il contrasto alla dipendenza digitale degli adolescenti ad un ritorno alla manualità e agli strumenti analogici. L’obiettivo di queste iniziative è favorire un recupero di competenze spesso trascurate ma fondamentali per il nostro cervello:

  • scrivere in corsivo, per esempio, è un’attività che coinvolge diverse aree cerebrali e migliora il grado di attenzione;
  • imparare poesie a memoria diventa un allenamento cognitivo che permette di sviluppare il linguaggio e la memoria;
  • utilizzare un diario cartaceo consente di migliorare la propria concentrazione e la correlazione fra occhio e mano.

Insomma, il messaggio di fondo è piuttosto chiaro: la scuola non può aiutare gli studenti a diventare dipendenti da schermi e dispositivi elettronici, da piattaforme e social media. Al contrario, deve insegnare un utilizzo più consapevole della tecnologia e, per quanto possibile, abituare anche ad impiegare alternative più analogiche.

IA e cellulare rendono tutto più facile

Nel dibattito entra quindi il ruolo dell’intelligenza artificiale a scuola, a partire da un punto fondamentale: nessuno nega che l’IA possa essere uno strumento utile, nella didattica e non. Tuttavia, dal momento che il suo uso incontrollato può comportare più rischi che benefici, secondo Valditara bisogna rivalutare la funzione dei libri:

Senza i libri rischiamo di essere indifferenti, di essere sonnolenti, di non avere empatia e vitalità. Il libro serve a guardarci dentro. La lettura e la scrittura esercitano tutta l’area cerebrale, il cellulare solo una parte.

Se intelligenza artificiale e cellulare rendono tutto più facile, gli studenti non sapranno come affrontare le difficoltà dell’apprendimento. Per non parlare di quelle del mondo reale, alle quali è fondamentale prepararsi in modo serio, e con un uso responsabile della tecnologia. Magari già a scuola.

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