Da anni i Paesi del Nord Europa sono considerati modelli di innovazione, soprattutto per quanto riguarda la didattica digitale. Alfabetizzazione tecnologica, uso di smartphone e tablet in classe, proiezione verso il futuro sono diventati nel tempo capisaldi di un certo modo di intendere la scuola. Eppure, qualcosa è cambiato.
Di recente, la Danimarca ha deciso di ripensare la digitalizzazione dell’istruzione, promuovendo allo stesso tempo una riduzione strutturale dell’uso dei dispositivi digitali, soprattutto nei primi anni di scuola. Tornano al centro della didattica libri, quaderni e scrittura, in quello che non si caratterizza come semplice “ritorno alla carta”, ma assume i contorni di un approccio più ragionato. Da cui l’Italia potrebbe prendere spunto.
una rivoluzione a metà
A partire dal 2011, riporta il quotidiano La Repubblica
, in Danimarca si è investito con decisione nella didattica digitale. Per scelta consapevole, piattaforme online e computer sono diventati strumenti naturali per formare gli studenti del futuro, insieme a tablet e smartphone.
Da un paio d’anni, tuttavia, alcune scuole hanno cominciato a ridurre l’uso dei dispositivi elettronici in classe, a causa di una maggiore difficoltà degli studenti a mantenere la concentrazione. Un cambio di rotta che, nel tempo, si è trasformato in una scelta nazionale: di fatto, la Danimarca cambia idea sul digitale.
Si tratta di una presa di coscienza che, pur non volendo ridurre l’importanza della tecnologia a scuola, intende proporre un approccio più equilibrato. Se da una parte ci sono gli effetti dell’uso continuo degli schermi sugli adolescenti e sulla loro crescita, che vanno considerati, dall’altra c’è la volontà di integrare la tecnologia con un vero e proprio ritorno alla carta e al ruolo dei libri tradizionali.
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Contro la solitudine
Le ragioni della scelta della Danimarca sono presto dette. L’eccessiva enfasi sulla digitalizzazione della scuola, riconoscono i docenti stessi, ha portato a maggiore distrazione, calo del rendimento e, soprattutto, più isolamento. Il mito del digitale come soluzione ai problemi della didattica, insomma, vacilla.
Il termine che si sente più spesso per spiegare il fenomeno è “solitudine di gruppo”, un apparente ossimoro che è tutto fuorché paradossale. In una lezione informatizzata, infatti, si è fisicamente insieme ma ciascuno studente è assorbito dal proprio schermo. E la situazione peggiora nella didattica a distanza, che vede docenti e studenti isolarsi gli uni dagli altri, con una interazione mediata da uno schermo.
Di per sé, quindi, la tecnologia non può essere considerata l’unica chiave per il successo dell’educazione, non se dimentica il contesto. È questa la conclusione che emerge dalla decisione del governo danese, che per primo si trova a fare i conti con un fenomeno che, presto o tardi, arriverà anche da noi.
La via italiana al digitale
In effetti, l’Italia ha una posizione ambivalente nei confronti del digitale a scuola. Da una parte smartphone e tablet sono vietati anche per usi didattici fino alla scuola secondaria di secondo grado. Dall’altra parte, sia gli studenti sia i docenti fanno largo uso dell’intelligenza artificiale, spesso senza avere delle basi e pertanto chiedendo una formazione scolastica ad hoc.
Il ministro Valditara conferma la bontà della sua iniziativa, ma si ritrova davanti ad una situazione che dalle aule scolastiche si allarga alla vita quotidiana degli adolescenti. Se questi ultimi sono “dipendenti” da smartphone e social media, davvero vietare il telefono a scuola basta? E se no, qual è la soluzione?
Su questo punto, la Danimarca ha deciso di seguire la via tracciata dall’Australia, che di recente ha vietato i social ai minori di 16 anni. E l’Italia, insieme ad altri Paesi, cerca di capire se si tratta di una via percorribile o se non rischia di causare l’effetto contrario.
D’altronde, si sa, un tabù porta a considerare più che desiderabile l’oggetto del divieto.
Ad oggi, è certo che uno dei Paesi che più di tutti hanno puntato sulla digitalizzazione della scuola ha deciso di cambiare rotta. Non vietando il digitale, ma integrandolo con gli strumenti tradizionali, e quindi confermando il ritorno a scuola di libri cartacei e quaderni, di appunti presi a mano e della lettura su carta.
Soltanto il tempo ci dirà quale sarà l’approccio vincente, se quello della digitalizzazione a tutti i costi, o quello più equilibrato a cui molti stanno tornando. Compresa l’Italia, a suo modo.









