La proposta di Daniela Santanché sulla riforma del calendario scolastico ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida. Nonostante lo stupore del MIM e le critiche di opposizione e sindacati, l’idea della ministra del turismo ha incontrato il favore da parte degli operatori turistici. Secondo questi ultimi, si tratta di una proposta che presenta vantaggi concreti per tutto il settore e per le famiglie. Resta da capire, tuttavia, se questi benefici si estendono anche alla scuola e al percorso degli studenti, che devono rimanere prioritari sugli altri.
più pause durante l’anno
Come riporta Il Sole 24 ore
, la proposta di Daniela Santanché ha l’obiettivo di allineare l’Italia a modelli europei che distribuiscono le pause durante l’anno, riducendo la lunga pausa estiva e introducendo più periodi di sospensione delle lezioni. L’idea è quella di riequilibrare l’anno scolastico sia dal punto di vista educativo sia da quello organizzativo. In particolare, l’attenzione della ministra è rivolta al turismo e alla gestione dei flussi, fin troppo concentrati durante certi periodi dell’anno. Queste le sue parole:
Il cambiamento rappresenterebbe un punto di svolta per la destagionalizzazione dei flussi turistici, favorendo una migliore distribuzione delle presenze e contribuendo così sia al benessere delle famiglie che alla crescita sostenibile del settore turistico nazionale.
Il fronte del “no” alla proposta è tuttavia ampio e variegato, e si somma allo stupore del MIM, che non ha riscontrato alcun coinvolgimento in tal senso. Per non parlare delle critiche da parte delle opposizioni e dei sindacati: da una parte si ricorda l’inadeguatezza dei locali scolastici durante i mesi estivi, dall’altra l’assurdità di subordinare la funzione scolastica alle logiche del fatturato turistico.
Un’apertura da parte degli operatori del turismo
Non tutti hanno espresso critiche alla proposta della ministra Santanché, tanto che gli operatori turistici hanno accolto l’idea con ottimismo. In particolare, la frammentazione delle vacanze scolastiche, sul modello francese e tedesco (con pause distribuite durante l’anno e non concentrate solo in estate), costituirebbe una boccata d’ossigeno per l’economia basata sul turismo. Ne parla su Guida Viaggi
Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, secondo cui:
L’attuale pianificazione scolastica appare sempre meno adeguata ai tempi che stiamo vivendo e alle trasformazioni della domanda: un allineamento progressivo può contribuire a una migliore distribuzione dei flussi e a una gestione più equilibrata della stagionalità.
E non è l’unico ad aver espresso un’opinione favorevole. Franco Gattinoni, presidente FTO, loda la proposta perché permette di abbattere i picchi di alta stagione, garantendo una distribuzione più fluida delle partenze per le vacanze. Secondo Domenico Pellegrino, presidente Aidit, “i benefici sono evidenti e misurabili”.
Per il settore turistico, sicuramente. Ma per la scuola?
Benefici e criticità del nuovo modello
In effetti, riorganizzare il calendario scolastico secondo il modello europeo, come vorrebbe Santanché, sembra apportare diversi benefici al settore turistico. I principali sono:
- destagionalizzazione dei flussi turistici, cioè una distribuzione più uniforme delle presenze durante tutto l’anno e non solo nei mesi estivi;
- minore pressione antropica da overtourism sulle città d’arte e sulle località balneari;
- continuità operativa per le imprese, che potrebbero stabilizzare l’occupazione;
- recupero del potere d’acquisto da parte delle famiglie, che potrebbero viaggiare in periodi meno costosi.
Sul versante opposto stanno le criticità della proposta, che rischiano di vanificare questo endorsement da parte degli operatori turistici. Innanzitutto, il calendario scolastico è di competenza regionale, per cui una riforma nazionale non è semplice da attuare in modo uniforme. In secondo luogo, la società italiana è da decenni organizzata intorno alle vacanze estive, che spesso coincidono con i periodi di ferie aziendali e con l’organizzazione familiare.
Infine, il punto centrale di qualsiasi discussione deve rimanere il diritto all’istruzione. Ogni modifica al ritmo della scuola deve essere valutata soprattutto e in via prioritaria in base all’impatto sul percorso di apprendimento e sul benessere degli studenti, e non solo su esigenze economiche o organizzative.
Se la scuola deve modernizzarsi, insomma, deve farlo cercando un equilibrio fra la propria funzione educativa e le trasformazioni della società. Senza perdere di vista l’obiettivo ultimo: formare cittadini consapevoli, e non (solo) permettere vacanze in altri periodi dell’anno.









