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OPINIONI

La scuola va avanti grazie a bravi insegnanti, ma se il mestiere perde valore e resta mal pagato diventa solo un lavoro di ripiego

Si è tenuto da poco il convegno Alessandro Volta: Building the Future with Science link esterno, primo evento pubblico per il bicentenario del chimico e fisico italiano. Fra gli invitati all’evento, il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha avuto modo di condividere una riflessione lucida e profonda sullo stato attuale della scuola italiana.

Le sue parole, come sempre mai banali, offrono un importante spunto per affrontare con consapevolezza il tema dell’istruzione e della figura del docente, oggi sempre più a rischio.

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Il punto di partenza dell’analisi di Giorgio Parisi è semplice: migliorare i programmi scolastici è importante ma spesso non sufficiente. Il riferimento sembra essere alle nuove indicazioni nazionali del ministero e ai cambiamenti alla didattica, su cui il fisico è abbastanza chiaro:

Non basta cambiare i contenuti, serve un investimento concreto nelle strutture e nelle risorse umane. Ci sono tanti docenti appassionati, ma le difficoltà aumentano.

Per avere una scuola di qualità, insomma, serve un investimento consapevole da parte delle istituzioni in tutto ciò che permette al sistema scolastico di funzionare. Edifici adeguati e strumentazioni moderne sono ovviamente fondamentali, ma lo sono anche gli insegnanti motivati e preparati.

Lo stato della scuola

Quando si pensa allo stato della scuola italiana, o meglio delle scuole italiane, vengono in mente subito carenze strutturali e opportunità mancate. Giorgio Parisi ne è consapevole e, quando parla delle sfide che l’istruzione deve affrontare ancora oggi, lo fa innanzitutto da scienziato:

La scuola italiana va bene, ma servono interventi strutturali. Dalle scuole elementari fino ai licei, i laboratori sono allo sbando.

O peggio, sono il sintomo di una scuola in cui le priorità sono sempre altre, con buona pace delle materie STEM, la cui importanza viene sempre sottolineata ma soltanto a parole. Lo stesso Parisi ha, per esempio, evidenziato il ruolo fondamentale della matematica nonché la sua importanza nella lettura della realtà.

E se i laboratori scientifici sono spesso privi di spazi adeguati e personale specializzato, il corpo dei docenti non versa certo in condizioni migliori. Anzi, continua il fisico, tutto il contrario.

Insegnanti sminuiti e sotto pressione

Fra gli insegnanti italiani ci sono tantissime eccellenze, ma spesso anche i migliori si ritrovano a sopperire con l’impegno e la bravura a carenze che sono sistemiche. Senza investimenti che sappiano guardare al lungo periodo insomma, c’è il rischio di mettere in crisi il futuro delle nuove generazioni. Secondo Parisi:

La scuola è sostenuta da professori bravissimi, ma se la professione perde prestigio e rimane sottopagata, diventa un lavoro di ripiego. Servono stipendi più alti e un maggiore rispetto per chi educa, dagli asili alle superiori.

Insomma, il problema non riguarda soltanto la retribuzione dei docenti italiani, fra le più basse in Europa, ma anche il riconoscimento sociale. Al contrario, spesso le famiglie finiscono per caricare gli insegnanti di ogni responsabilità, senza riconoscere i loro meriti.

Le parole di Giorgio Parisi fanno riflettere, certo, ma allo stesso tempo sono un invito all’azione per le istituzioni. Se da un lato la scuola italiana ha enormi potenzialità, dall’alto è necessario darle tutti gli strumenti perché possa esprimerle. Non si tratta soltanto di nuovi programmi, del ritorno del latino alle medie o della Bibbia alle elementari. Al contrario, bisogna investire nel futuro: meglio tardi che mai.

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