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La rivista per la scuola e per la didattica
GEOGRAFIA

Le conoscenze geografiche degli studenti sono un disastro. Per molti di loro Chiodi è una città siciliana, Trapani no

Da sempre riconosciuta come una disciplina fondamentale per la crescita culturale e personale degli studenti, la geografia finisce però troppo spesso per essere trascurata sia nei programmi scolastici sia nelle iniziative promosse a livello ministeriale. Questa progressiva riduzione dello spazio dedicato alla materia non è recente, ma rappresenta una crisi che ormai dura da diversi anni e che sta producendo conseguenze sempre più evidenti. Il risultato è un progressivo impoverimento culturale delle nuove generazioni, che mostrano sempre maggiori difficoltà nel comprendere lo spazio in cui vivono e nel sviluppare una reale consapevolezza geografica del mondo.

A dimostrarlo, quasi come una conferma concreta di un problema già noto, è quanto accaduto nella trasmissione Fuori dal Coro, in onda su Rete 4. Durante un semplice quiz televisivo sono emerse confusione, risposte errate e momenti di evidente imbarazzo. In particolare, una ragazza intervistata, tra risate e silenzi incerti, ha pronunciato una frase significativa: “Dovrebbero rimettere geografia nelle scuole”. Un commento spontaneo che, al di là della leggerezza del momento televisivo, riassume una percezione sempre più diffusa.

Che sia davvero arrivato il momento di ripensare il ruolo della geografia nell’istruzione?

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Il video che ha acceso il dibattito

Durante una puntata di Fuori dal coro link esterno, popolare trasmissione televisiva di Rete 4, ad alcuni giovani intervistati è stata posta una domanda apparentemente molto semplice: “Quale di queste è una città siciliana? Martelli, Trapani o Chiodi?”. Si trattava di una domanda volutamente trabocchetto, ma solo fino a un certo punto: Trapani è infatti un capoluogo di provincia situato all’estremità occidentale della Sicilia e rappresenta una conoscenza geografica di base che, teoricamente, dovrebbe essere acquisita durante il percorso scolastico.

Eppure le reazioni dei ragazzi, tra esitazioni, battute e risposte sbagliate, hanno mostrato come non sia più possibile dare per scontate nemmeno alcune nozioni elementari di geografia. Questo episodio non è soltanto un momento televisivo divertente o virale, ma diventa il segnale evidente di un problema educativo più ampio, diffuso e radicato nel tempo.

Molti giovani oggi faticano a collocare correttamente i luoghi su una carta geografica, a orientarsi nello spazio, a comprendere i rapporti tra territorio e società o a riconoscere il legame profondo tra l’essere umano e l’ambiente in cui vive. Eppure queste competenze sono essenziali per comprendere il mondo contemporaneo, caratterizzato da globalizzazione, mobilità e cambiamenti ambientali continui. Di fronte a queste difficoltà, la domanda diventa inevitabile: che fine ha fatto la geografia?

Un declino iniziato da tempo

Al di là del video trasmesso da Fuori dal Coro, non si tratta affatto di un episodio isolato. Da anni, infatti, la geografia è coinvolta in un costante processo di marginalizzazione all’interno del sistema scolastico italiano, con una progressiva riduzione delle ore dedicate e della sua centralità educativa. A sottolinearlo è Mauro Varotto, docente di Geografia all’Università di Padova, secondo il quale l’indebolimento della disciplina compromette la nostra capacità di comprendere fenomeni complessi, sia globali sia locali.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto la capacità di rispondere correttamente a una domanda durante un quiz televisivo, ma la possibilità stessa di sviluppare cittadini consapevoli, capaci di interpretare il territorio e di agire responsabilmente al suo interno. Come afferma il docente:

Non sappiamo più cosa è vicino e cosa lontano. Pensiamo che il dove sia un punto, non un fascio di traiettorie nello spazio. L’inconsapevolezza geografica collettiva comporta le conseguenze politiche ed economiche che oggi subiamo.

Comprendere lo spazio, i suoi cambiamenti e le relazioni tra luoghi e persone significa sviluppare strumenti critici indispensabili per interpretare la realtà. La geografia, infatti, contribuisce a formare cittadini attenti, informati e capaci di leggere il mondo in modo consapevole. Nonostante ciò, dopo una prima introduzione nella scuola primaria, lo studio della disciplina tende progressivamente a ridursi nei livelli scolastici successivi, perdendo continuità, profondità e rilevanza educativa. Come invertire questa tendenza?

Ripartire dalla primaria

Invertire la rotta significa prima di tutto ricominciare dalle basi e dalla scuola primaria, il luogo in cui la geografia può ritrovare pienamente il suo ruolo formativo. Solo costruendo solide fondamenta fin dall’inizio del percorso scolastico sarà possibile restituire alla disciplina continuità anche nei gradi successivi.

L’obiettivo non deve essere soltanto la memorizzazione di capitali, fiumi o confini politici, ma lo sviluppo di un autentico senso dello spazio e dell’orientamento nel mondo. In altre parole, la geografia dovrebbe aiutare i bambini a:

  • capire dove si trovano e come riconoscere il proprio ambiente;
  • comprendere come ci si muove nello spazio e come funzionano gli spostamenti;
  • scoprire le relazioni e le connessioni che esistono tra i diversi luoghi del pianeta.

Partire da ciò che è vicino e familiare per arrivare gradualmente a ciò che è lontano significa accompagnare gli studenti in una scoperta progressiva del mondo, aiutandoli a comprendere che ogni luogo è collegato agli altri attraverso relazioni economiche, culturali e ambientali. Un approccio di questo tipo può oggi restituire valore alla geografia e salvarla dalla crisi educativa in cui si trova. Perché la geografia non è una materia del passato, ma una chiave indispensabile per leggere il presente, interpretare i cambiamenti e imparare ad agire in modo consapevole nel futuro. E quale luogo migliore da cui ripartire, se non la scuola?

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