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APPRENDIMENTO

Le nuove Indicazioni Nazionali hanno fatto tornare al centro del curricolo scolastico la padronanza della lingua italiana con lettura e corsivo

Con le Nuove Indicazioni Nazionali link esterno, Giuseppe Valditara continua a delineare una visione di scuola che sembra rispondere a un duplice approccio. Da una parte il MIM punta sull’innovazione digitale, soprattutto per quanto riguarda l’informatica e l’intelligenza artificiale nella scuola primaria. Dall’altra parte, è possibile anche notare una maggiore attenzione a scrittura a mano, grammatica e sintassi, cioè a quelle competenze di base che strutturano il pensiero e l’espressione.

L’obiettivo è chiaro e ambizioso: preparare studenti che sappiano padroneggiare le moderne tecnologie senza però perdere le competenze cognitive più tradizionali. Ma basterà per rendere vincente questa scelta?

Più attenzione all’italiano

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Com’è lecito aspettarsi, le nuove indicazioni nazionali sottolineano l’importanza di una competenza linguistica adeguata, condizione necessaria per accedere a ogni altro sapere. In altri termini: senza una solida base in italiano anche lo studio della tecnologia, della fisica o dell’arte diventa sterile. Quando non incomprensibile.

Non si tratta quindi soltanto di saper leggere o scrivere in modo corretto, ma di imparare a usare la lingua come strumento di costruzione del pensiero e di partecipazione. Da qui un focus sulle abilità di lettura critica e argomentazione, così come sull’ascolto attivo, nel tentativo di invertire una tendenza che vede numeri sempre maggiori di analfabeti funzionali. D’altronde, persino i dati OCSE dicono che un italiano su tre comprende solo testi semplici, e che il problema nasce proprio a scuola, cioè nei primi anni in cui si formano lettura, comprensione e capacità espressive.

Scrittura a mano, grammatica e sintassi

Al netto di una maggiore attenzione alla lingua italiana, continuano gli sforzi di Giuseppe Valditara verso un ritorno alla scrittura a mano. Diversi studi, fra cui uno molto recente, hanno dimostrato che chi scrive a mano pensa meglio, e di recente la Camera dei Deputati ha approvato l’istituzione della settimana nazionale della scrittura a mano.

Ma c’è ancora molto da fare in questo ambito, tanto che le nuove indicazioni nazionali si concentrano anche sull’importanza del corsivo. Secondo psicoterapeuti e neurologi usare il corsivo è fondamentale, ma oggi un bambino su cinque incontra molte difficoltà, a causa soprattutto di smartphone e tablet, che hanno modificato molto presto il rapporto con la scrittura manuale.

Accanto alla scrittura a mano, poi, torna centrale il valore della grammatica e della sintassi, che nelle intenzioni del MIM dovrebbero rappresentare il bagaglio minimo di ogni studente. Non a caso le nuove indicazioni nazionali chiedono di “ristabilire il valore della ‘regola’ grammaticale e l’importanza della sintassi”, cioè di recuperare una struttura solida della lingua come base di ogni apprendimento successivo.

L’importanza della lettura

Insieme alla scrittura, le nuove indicazioni cercano di mettere al centro anche la pratica della lettura. L’obiettivo è stimolare una comprensione che non si fermi esclusivamente alla superficie, ma che sappia interpretare le sfumature, i collegamenti e i significati impliciti. Va in questa direzione anche l’importanza data a:

  • riassunti, per favorire l’ordine logico e la produzione che segua alla lettura;
  • coerenza espositiva, con insistenza sulla chiarezza sia nello scritto sia nell’orale.

Particolarmente interessante è anche il cosiddetto LEL, il Latino per l’Educazione Linguistica. Lungi dal costituire un mero ritorno al modo tradizionale di insegnare e apprendere il latino, si tratta di un approccio che ha lo scopo di far scoprire agli studenti le radici etimologiche della nostra lingua. Anche in questo caso, l’attenzione al latino ha lo scopo di migliorare la competenza in italiano, non di aggiungere un carico astratto o puramente nozionistico.

Non c’è dubbio che questo approccio duplice sia ambizioso. E non si tratta neanche di un unicum, dal momento che la Danimarca sta tentando un approccio simile, che sappia coniugare attenzione per la tecnologia con il ritorno a forme tradizionali di insegnamento, senza considerare queste ultime come un residuo del passato.

Resta da vedere quanto saranno efficaci le nuove indicazioni nazionali nel fare da raccordo fra la tecnologia e un apprendimento che, pur risultando meno innovativo, rappresenta una base indispensabile per la crescita di ogni studente. In ogni tempo.

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