Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
OPINIONI

Un post su facebook: “L’insegnante non è più fonte di sapere ma esecutore materiale di precise richieste”

Che negli ultimi anni la figura dell’insegnante sia cambiata in modo radicale, e non sempre in meglio, non è certo un mistero. A confermarlo sono spesso le parole di docenti come Salvo Amato, molto seguito sui social per lo sguardo critico sul mondo della scuola.

Secondo l’insegnante, oggi ci troviamo di fronte ad un vero e proprio declino del ruolo dell’insegnante. Lungi dal costituire una fonte di sapere, si limita ad essere un esecutore materiale di richieste che vengono dall’alto, e poco altro. Vediamo perché.

Il docente come mero esecutore

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

In un lungo post su Facebook link esterno, Salvo Amato affronta in modo diretto il declino della figura del docente, che oggi non ha più il compito principale di insegnare. La sua giornata è infatti scandita dalla burocrazia e da obiettivi fissati da altri: registri e scartoffie, protocolli e moduli, verifiche e piani educativi. Insomma, tutti elementi che secondo Amato servono soltanto ad avere “qualcosa da mostrare”, ma non solo:

I momenti della didattica sono oramai capovolti. Spesso si fa una verifica perché si ha bisogno di un voto e non, al contrario, si verifica cosa siamo riusciti veramente a trasmettere ai nostri studenti.

Se a novembre si programma, a gennaio già si corre perché si avvicina la fine del primo quadrimestre, mentre a febbraio iniziano i recuperi individuali. Poi ci sono le tante pause didattiche, fra Pasqua e ponti, ponti e gite scolastiche, che impediscono la giusta continuità. Manca poco ed è già finito l’anno: il docente deve fare le verifiche solo perché ha bisogno di un voto da inserire in registro, e non per valutare i suoi studenti.

Il declino dell’insegnante

Il problema è chiaro, nelle parole di Salvo Amato: la didattica non segue più i tempi dell’apprendimento, ma un’agenda fitta e spesso priva di senso. In questo modo, la scuola si piega alle logiche di un sistema diverso e perde di vista il proprio scolo, a differenza di un passato non così lontano. D’altronde, un tempo l’insegnante era una figura quasi mitica verso la quale si provava timore, ma alla quale si doveva rispetto. Ricorda Amato:

L’insegnante era come un oracolo, colui che poteva dare le risposte a tutte le mie domande. E quando provavo a raggiungere da solo le risposte alle mie domande leggendo qua e là, pensavo di avvicinarmi sempre di più al sapere. La conoscenza non si metteva in discussione: il carico di compiti, le esigenze del docente, la severità e serietà erano tutti pregi e mai difetti.

Al contrario, oggi l’autorevolezza del docente è messa continuamente in discussione. Da una parte le famiglie criticano i docenti per ogni scelta, dall’altra gli studenti non hanno più punti di riferimento. In una situazione del genere, il declino dell’insegnante riflette una crisi molto più ampia, quella della scuola.

LEGGI ANCHE
Un insegnante su Facebook: “Forse la vera innovazione a scuola è tornare indietro e dire: abbiamo sbagliato”

La crisi della scuola

Il mondo sempre più veloce e interconnesso di oggi ha di certo acuito la crisi della scuola, che a suo modo trova conferme nel cambiamento repentino della società. Prendiamo per esempio Internet e le nuove tecnologie, che hanno reso accessibili milioni di informazioni ma non hanno insegnato come selezionarle, comprenderle e utilizzarle.

Il rischio è un insegnamento ridotto a mera trasmissione di nozioni, meccanica e acritica, quando il suo ruolo è quasi diametralmente opposto. Da un lato c’è la formazione di cittadini consapevoli attenti al come e non soltanto al cosa, dall’altro un cambiamento in peggio. Continua Amato:

E così come si passa dal ristorante gourmet al cibo spazzatura, allo stesso modo, il ritmo incessante e veloce imposto dall’alto e la parcellizzazione del sapere stanno trasformando le nostre scuole in tanti fast food, e i docenti in tanti produttori di sapere senza sapore pieno di additivi e coloranti.

Il declino dell’insegnante e la crisi della scuola sono il sintomo di un problema più grande: una società che ha smesso di credere nel potere trasformativo della conoscenza. Non tutto è perduto, non ancora almeno, ma occorre recuperare l’importanza dell’educazione e, in particolare, della sua figura di riferimento.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

bravi in matematica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances , infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X