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OPINIONI

L’intelligenza artificiale è uno strumento utile, ma non sostituisce gli insegnanti

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale si è affermata come strumento molto utilizzato in diversi ambiti sociali, inclusa la scuola. Fra docenti che usano l’IA come supporto alle lezioni e studenti che cercano il conforto dell’algoritmo anche fuori dalla scuola, il tema è sicuramente molto ampio e coinvolge ormai tutte le dimensioni dell’esperienza educativa.

Ne parla Alfredo Petralia in un approfondimento pubblicato su In Terris link esterno, in cui il docente invita a superare la visione riduttiva che spesso si ha dell’intelligenza artificiale. Il nodo non è infatti l’IA in sé, ma il modo in cui viene impiegata in un contesto dove la dimensione umana è e resta fondamentale. Come appunto la scuola.

opportunità e paradosso dell’IA

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Quando si parla di intelligenza artificiale e didattica, il primo rischio è quello di polarizzare le opinioni. Da un lato la panacea di tutti i mali della scuola, dall’altro il nemico da combattere per fermare il declino dell’educazione contemporanea. Tertium non datur. La realtà, sostiene Alfredo Petralia, è tuttavia diversa.

Accanto a docenti che cercano di capire se uno studente abbia utilizzato ChatGPT, spesso con una certa dose di creatività, c’è in realtà molto di più. Continua Petralia:

Oggi, per qualsiasi argomento, un docente nell’arco di un’ora può chiedere ad alcune piattaforme di IA di creare commenti audio, supporti video, flashcard per il ripasso, mappe concettuali, infografiche, presentazioni. Strumenti diversi per offrire a ogni studente il mezzo più adatto ad acquisire conoscenze e competenze secondo il proprio metodo di apprendimento.

L’intelligenza artificiale non sostituisce i docenti, quindi, ma ne amplifica le possibilità a patto che sia usata in modo proficuo, tanto dagli insegnanti quanto dagli studenti. Il paradosso non sta quindi nell’effettiva utilità dello strumento, ma nel dimenticare che senza l’elemento umano lo strumento perde gran parte del suo valore educativo.

Usare l’IA in modo sbagliato

Un discorso simile si può fare anche per ciò che riguarda gli studenti, che non solo possono trarre grande vantaggio dall’IA ma, di fatto, già lo fanno. Il problema è che, senza una formazione adeguata in materia, finiscono per scegliere quasi sempre la strada più semplice.

Secondo Petralia usare l’intelligenza artificiale per svolgere una versione di latino o risolvere un problema di matematica sembra conveniente. Ma esercitarsi non vuol dire soltanto perdere tempo e, continua il docente, l’abuso dell’IA può anche comportare rischi per la propria crescita:

Se tutto questo, già dai dieci anni, viene svolto con il supporto dell’IA usata come sostituto, come si svilupperà il nostro cervello? E cosa accadrà se alla delega cognitiva si aggiunge lo scrolling compulsivo di uno smartphone tra meme e challenge dei social?

L’apprendimento attivo rafforza memoria, logica e capacità di problem solving, al contrario della “delega cognitiva” alla tecnologia, che rischia di semplificare il lavoro nel breve periodo ma di indebolire le competenze nel lungo termine.

Come crescere con l’IA

Dal punto di vista didattico si passa quindi a quello relazionale, che vede gli adolescenti scegliere l’IA anche come supporto emotivo, capace di ascoltare senza giudicare. Lo stesso Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha ricordato come l’intelligenza artificiale tenda a compiacerci anche quando sbagliamo. Ed è compito degli adulti spiegare con chiarezza cosa si nasconde dietro le sirene dell’IA:

Un chatbot, per quanto suadente e apparentemente amico, è un sistema digitale privo di coscienza, che genera parole in base a calcoli statistici. Lo fa molto bene, è sempre disponibile, ma resta uno strumento.

Crescere con l’intelligenza artificiale, conclude Petralia, significa allora sviluppare insieme educazione digitale e pensiero critico. Si torna così all’importanza dell’elemento umano nei rapporti con l’IA, uno strumento che non potrà mai sostituire gli insegnanti. Anche se per qualcuno sembra un esito inevitabile.

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