Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
OPINIONI

Mi preoccupa l’intelligenza artificiale a scuola, credo sia pericolosa. Innovazione digitale? Basta, è meglio investire nel pagare la formazione degli insegnanti, anche all’estero

Che l’innovazione tecnologica possa offrire grandi opportunità alla didattica non è certo un mistero. Fra sperimentazioni con l’intelligenza artificiale e dispositivi elettronici come strumento educativo, la scuola sembra ormai avviata verso il futuro.

Non tutti sono tuttavia d’accordo. Se infatti è vero che tecnologia e opportunità vanno spesso insieme, allo stesso tempo è bene ricordare quali sono i rischi di un abuso di questi strumenti, a partire dalle intelligenze artificiali. A farlo è Vincenzo Schettini, docente di fisica e creatore del progetto La Fisica Che Ci Piace, in un’intervista a Fanpage link esterno.

COSA NE PENSA Schettini

Anno scolastico 2026/27

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Quando si parla di intelligenza artificiale a scuola si intende uno strumento che possa contribuire ad un miglioramento generale della didattica. Eppure non sempre è così, e anzi spesso studenti e docenti finiscono per utilizzare le IA in modo improprio e dannoso. Vincenzo Schettini si dice molto preoccupato da questo trend, che reputa pericoloso:

Il rischio è che gli studenti facciano il tema con l’intelligenza artificiale, e i professori correggano i compiti con l’intelligenza artificiale. E così si chiude il cerchio. […] Questo è uno strumento estremamente potente, messo in mano a un genio è un conto, se viene dato a un quattordicenne è molto diverso.

Se insomma il 40% degli insegnanti si dice favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale a scuola, come riporta una recente indagine, bisogna capire in che senso, quali sono i rischi e quali le opportunità.

Il problema, continua Schettini, è che l’uso dell’IA può contribuire al calo delle capacità di ragionamento e problem solving degli studenti. Se per ogni problema trovano una scorciatoia, che si chiami ChatGPT o Gemini, potranno mai imparare qualcosa?

LEGGI ANCHE
Se anche l’insegnante influencer più famoso di sempre ci dice che a scuola servono carta e penna e non i tablet

Cosa fanno gli studenti con l’IA

In effetti, spesso l’intelligenza artificiale viene utilizzata non tanto come strumento di supporto agli studenti bensì come mezzo creativo per aggirare i compiti scolastici. Continua il docente:

Utilizzando strumenti come ChatGPT smettono di pensare, perché a 14 anni non hanno la maturità di capire che serve un metodo di studio. […] Per esempio mi ha colpito moltissimo questa cosa che mi ha raccontato una madre, ovvero che suo figlio ha chiesto di scrivere un tema sul secondo capitolo de I promessi sposi di Manzoni inserendo nel tema gli errori che farebbe un quattordicenne.

Ciò vuol dire che gli studenti sanno benissimo come funzionano gli strumenti che oggi definiamo intelligenze artificiali, e che in realtà sono modelli di linguaggio predittivi e probabilistici. Allo stesso tempo vuol dire che, messi di fronte ad una scorciatoia, gli studenti saranno sempre tentati di sceglierla.

Il comportamento è, secondo Schettini, una conseguenza dell’iperstimolazione a cui sono sottoposti i giovani, che vivono in uno stato di costante distrazione. Questa situazione influenza negativamente la loro capacità di concentrazione e di elaborazione critica, e porta a ricorrere alle intelligenze artificiali sempre più spesso.

Esiste una via d’uscita?

La soluzione c’è, ricorda il docente influencer, e dipende in gran parte dal ruolo della scuola, ma non solo. Sono necessari investimenti sull’innovazione tecnologica e attenzione alla consapevolezza nell’uso degli strumenti digitali. Per non parlare della formazione retribuita dei docenti, unico modo per invertire la tendenza.

E poi, ovviamente, c’è anche l’elemento umano: se l’insegnante sa che uno studente userà l’intelligenza artificiale per risolvere un compito, allora deve ingegnarsi per rendere il compito più stimolante:

Quando spiego il dinamometro, lo strumento di misura della forza, chiedo come compito a casa di costruirne uno. E non puoi fartelo fare da ChatGPT.

Di fronte alla ricerca di scorciatoie, è insomma fondamentale che i docenti trovino nuovi modi per stimolare i loro studenti a fare di più, ad essere di più.

E non soltanto gli utilizzatori passivi di una scorciatoia, o poco altro.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

bravi in matematica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances , infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X