Il caso di Trescore Balneario, in cui uno studente tredicenne ha accoltellato la sua insegnante di francese, ha comprensibilmente scosso la comunità scolastica. Oltre all’atto in sé, colpiscono i contorni lucidi della vicenda: la pianificazione, la diretta e la diffusione in tempo reale, la lettera scritta prima di agire.
Appare normale, soprattutto dopo episodi del genere, che i docenti si sentano in pericolo: non si tratta più soltanto di insegnare ma di trovare una ragione per continuare a farlo. A parlarne è la giornalista Elvira Serra che, sulle pagine del Corriere della Sera
, evidenzia la distanza abissale fra la scuola del passato recente e quella odierna. Per poi chiedere un maggiore rispetto sociale e generazionale nei confronti degli insegnanti.
Una scuola ormai irriconoscibile
Se anche fosse necessario ribadirlo, quello che un tempo era considerato uno dei lavori più nobili e ambiti oggi è diventato un percorso a ostacoli. Fra un crescente rischio di burnout, abbandoni senza attendere il pensionamento e continue interferenze dei genitori, è facile chiedersi “ma chi te lo fa fare di insegnare?”.
A questa situazione si aggiungono anche le aggressioni da parte degli studenti, che contribuiscono a certificare la crisi di una professione che è tuttavia anche crisi della società. Nel suo articolo sul Corriere, Elvira Serra riflette su quanto sia cambiata la scuola contemporanea e su come questa appaia ormai profondamente diversa rispetto a quella conosciuta dalle generazioni precedenti:
Non sono qualificata per giudicare o proporre soluzioni. Ma non posso non osservare la distanza siderale tra la scuola come era intesa nel trapassato remoto nel quale l’ho frequentata io, e l’istituzione sbiadita di adesso.
Una scuola che, secondo questa lettura, fatica sempre più a essere riconosciuta come luogo di formazione, crescita culturale e costruzione della cittadinanza. Oggi l’autorevolezza dei docenti viene spesso messa in discussione, tanto che per molti non ha più senso parlare di vocazione senza interrogarsi prima sulle condizioni concrete in cui essa viene esercitata.
La figura del docente in crisi
Secondo la giornalista, l’inizio di questa crisi può essere ricondotto simbolicamente a due fenomeni paralleli: da una parte la diffusione capillare dello smartphone come principale strumento di relazione e intrattenimento degli adolescenti; dall’altra la crescente tendenza di alcune famiglie a contestare voti, richiami disciplinari, valutazioni e perfino scelte didattiche.
E gli studenti? Fra aspettative elevate, pressioni sociali, modelli educativi contraddittori ed esempi non sempre positivi, finiscono per confrontarsi con una scuola che, per quanto tenti di innovarsi, fatica a tenere il passo con la rapidità dei cambiamenti. Per non parlare degli insegnanti, che oggi si interrogano sempre più spesso sul significato e sul valore della propria professione.
D’altronde, continua Serra, perché mai un laureato profondamente appassionato della propria disciplina dovrebbe scegliere l’insegnamento per ricevere in cambio insulti, minacce e continui attacchi da parte di studenti o genitori? Insomma, qualcosa nel rapporto fra scuola e famiglie sembra essersi incrinato, e le testimonianze quotidiane mostrano che il problema va ben oltre i casi più eclatanti di violenza.
Serve più rispetto
Il ragionamento arriva quindi alle misure proposte dalla politica che, nella maggior parte dei casi, si concentrano sugli aspetti repressivi: più divieti, più controlli, più sanzioni. Ma secondo molti osservatori non basta. Se per Enrico Galiano si tratta soprattutto di educare e prevenire, per Elvira Serra il nodo centrale resta il rispetto verso i docenti. Continua la giornalista:
E allora vogliamo perquisire gli zaini? Va bene. Vietare l’accesso ai social sotto i 16 anni? Va benissimo. Ma possiamo anche ristabilire un po’ del rispetto sociale e generazionale verso i professori, che hanno il compito cruciale di gettare semi di curiosità dei quali magari, poi, neanche vedranno i frutti? Sarebbe bellissimo.
C’è molta amarezza in queste parole, così come nei docenti che vedono il proprio ruolo erodersi giorno dopo giorno. Per questo motivo appare necessario invertire la tendenza. Non bastano però le dichiarazioni di vicinanza espresse dalla politica nei momenti di emergenza: servono interventi concreti, sostegno istituzionale e una rinnovata alleanza educativa con le famiglie.
Docenti e genitori non sono nemici, ed è fondamentale comprenderlo il prima possibile. Prima che la distanza tra scuola e famiglia diventi ancora più difficile da colmare.









