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DIDATTICA

Nuove Indicazioni Nazionali, si parte da settembre 2026. Tutti i libri di testo dovranno essere aggiornati

Si è tanto parlato delle nuove Indicazioni Nazionali per la scuola primaria e il primo ciclo di istruzione volute da Giuseppe Valditara. Se il dibattito pubblico si è più concentrato su questioni come il ritorno del latino alle medie o la lettura della Bibbia alla primaria, il cambiamento si preannuncia ancora più profondo di così.

Ne ha parlato lo stesso ministro dell’istruzione e del merito durante un’interrogazione parlamentare, in cui ha anche rassicurato sul poco tempo a disposizione per l’adeguamento dei libri scolastici. Le nuove Indicazioni Nazionali verranno infatti introdotte dal settembre 2026, un inizio che per alcuni è da rinviare.

Nuove indicazioni e libri di testo

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Al netto delle discussioni sul merito, uno degli aspetti più critici delle nuove Indicazioni Nazionali riguarda il settore editoriale. Le case editrici dovranno infatti aggiornare i libri di testo in tempi record per poter garantire materiali didattici adeguati dal settembre 2026. Ma non è tutto, perché i nuovi libri e le nuove risorse dovranno risultare pronti già mesi prima, per consentire ai docenti di effettuare la scelta corretta.

Di fronte a questa e altre critiche emerse durante il Question Time link esterno, dirette soprattutto alla rigidità delle nuove proposte ministeriali, Valditara ha risposto nel merito:

La predisposizione delle nuove Indicazioni Nazionali ha seguito un percorso di ascolto. […] I tempi? Ci siamo confrontati con l’Associazione Italiana Editori: sono compatibili con la produzione di materiali didattici coerenti con le indicazioni, in tempo per l’adozione dall’anno scolastico 2026/2027.

Nonostante le parole di Valditara, il Ministero dell’istruzione e del merito ha avviato una consultazione pubblica e ha aperto all’invio di suggerimenti e proposte. Resta comunque ancora in campo la possibilità di rinviare l’adozione ufficiale delle nuove Indicazioni Nazionali al settembre 2027.

un ritorno alla tradizione?

Se il rinvio è ancora una delle opzioni possibili, di certo non si prevede alcuna marcia indietro sui contenuti delle nuove Indicazioni Nazionali fortemente volute da Valditara. Queste le parole del ministro in risposta alle interrogazioni parlamentari:

Negli ultimi decenni si sono affermate tendenze pedagogiche che hanno portato al decadimento di alcune conoscenze. Abbiamo voluto recuperare il senso della nostra identità per capire chi siamo e da dove veniamo. […] Si tratta di un’azione seria lontana dalla tentazione di imposizione animata da una volontà: fornire le competenze e trasmettere il sapere per valorizzare i talenti di ognuno.

Allo stesso tempo, Valditara ricorda come la definizione delle nuove Indicazioni Nazionali sia prerogativa del Ministero. Se quest’ultimo fornisce gli obiettivi generali, le scuole rimangono libere di articolare la didattica nel rispetto dei propri curricula.

Fra le principali novità, ricordiamo, spiccano la reintroduzione del latino alle medie e l’attenzione alla storia occidentale già a partire dalla scuola primaria, nonché il ritorno alla memorizzazione delle poesie e il focus su informatica e programmazione. Altrettanto importanti risultano poi l’introduzione del metodo Montessori alla secondaria di primo grado e una maggiore attenzione all’educazione civica. Ma è la strada giusta?

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Un obiettivo ambizioso, ma realizzabile?

Il filo conduttore della riforma, continua Valditara, è il recupero dell’identità culturale occidentale come pilastro di un futuro che punti anche sulla tecnologia. Le nuove Indicazioni Nazionali cercano pertanto di rinnovare la scuola italiana bilanciando il ritorno ad una certa tradizione con l’apertura all’innovazione.

L’obiettivo sembra senza dubbio ambizioso, soprattutto se posto in questo modo, ma si scontra con alcuni ostacoli difficilmente eludibili. Fra tutti, l’adeguamento dei libri scolastici alle nuove indicazioni ministeriali costituirà una sfida per le case editrici, mentre il rispetto dell’autonomia sarà il banco di prova per le istituzioni scolastiche. La scuola italiana si prepara senza dubbio ad una trasformazione significativa , nella speranza che non sia l’ennesimo rimedio fuori tempo massimo: una panacea di tutti i mali che ben presto si trasforma in un placebo. Sulla cui dolcezza non c’è neanche certezza.

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