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Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime.

L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di francese con un’arma da taglio, riporta l’Ansa link esterno, durante una diretta su Telegram. Davanti a questa deriva, il ministro Giuseppe Valditara ha già invocato pene più severe, ma siamo sicuri che limitarsi a punire sia sufficiente per cambiare il comportamento dei giovani autori di atti violenti?

Una spirale di violenza a scuola

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Delle aggressioni a scuola si parla ormai da diverso tempo, e il problema non riguarda soltanto il numero degli episodi. A preoccupare sono anche le modalità con cui si verificano e il livello di premeditazione che spesso li caratterizza, delineando un quadro sempre più inquietante. Soltanto negli ultimi anni, ricorda l’Ansa link esterno, si sono verificati alcuni casi particolarmente significativi:

  • nel maggio 2023, ad Abbiategrasso, uno studente sedicenne ha colpito con un coltello la docente Elisabetta Condò, ferendola gravemente;
  • nel febbraio 2024, a Varese, la docente Sara Campiglio è stata accoltellata alla schiena da uno studente che non accettava la bocciatura ricevuta l’anno precedente.

Per non parlare della violenza tra studenti, come nel caso dell’omicidio di uno studente a La Spezia link esterno da parte di un compagno di scuola, o della violenza esercitata da alcuni genitori nei confronti degli insegnanti, fenomeno anch’esso sempre più presente nelle cronache scolastiche.

Di fronte all’esplosione di una violenza che ha sorpreso l’opinione pubblica e che appare fuori controllo, come la definisce Nicola Gratteri, è naturale chiedersi quali strumenti possano essere realmente efficaci. Nei due casi ricordati in precedenza, avvenuti entrambi in Lombardia come l’episodio più recente, la giustizia minorile ha optato per la messa alla prova accompagnata da percorsi di supporto psicologico. La recente escalation, tuttavia, potrebbe riaprire il dibattito sulla necessità di sanzioni più severe con finalità deterrenti.

“servono norme ancora più severe”

Non che il Ministero dell’Istruzione e del Merito non abbia già provato a intervenire per contrastare questa emergenza, tanto che gli ultimi dati link esterno mostrano una diminuzione degli episodi registrati. Dai 71 casi dell’anno scolastico 2023/2024 si è passati ai 51 del 2024/2025, e il trend sembrerebbe mantenersi in calo anche nel corso dell’anno scolastico 2025/2026.

Da una parte, Valditara attribuisce questa riduzione alle misure introdotte negli ultimi anni, che avrebbero contribuito a rafforzare l’effetto deterrente delle sanzioni. Dall’altra parte, però, episodi come quello avvenuto a Trescore Balneario sono in grado di scuotere profondamente chiunque. Lo stesso ministro ha commentato così l’accaduto:

Quanto accaduto a Trescore Balneario è un fatto di una gravità sconvolgente. […] Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani.

Esistono già sanzioni economiche, forme di responsabilizzazione delle famiglie e strumenti che prevedono anche il coinvolgimento dell’assistenza psicologica, ma Valditara ritiene necessario rafforzare ulteriormente il quadro normativo. Un impianto sanzionatorio più incisivo, dunque, ma siamo davvero certi che questo possa bastare?

Più violenza, più condanne?

In effetti, il tema dell’inasprimento delle sanzioni viene discusso ormai da diversi anni, ma la concreta applicazione delle norme si scontra spesso con procedure lunghe e tempi non sempre compatibili con l’urgenza delle situazioni. Il risultato è che la sensazione di insicurezza percepita da molti docenti continua a rimanere elevata, così come resta alto il numero di aggressioni da parte di studenti e genitori.

Serve probabilmente qualcosa di ulteriore rispetto alla sola repressione. I percorsi di recupero presso strutture convenzionate non sono ancora pienamente operativi in tutti i territori e, più in generale, appare necessario un approccio sistemico che coinvolga anche le famiglie, soggetti educativi a pieno titolo. E tuttavia sappiamo quanto questo sia complesso, dal momento che non sempre il rapporto tra scuola e genitori è semplice e collaborativo. Il rischio è quello di generare ulteriori tensioni e nuove forme di conflittualità, come mostrano anche i casi di ingerenza dei genitori nelle dinamiche scolastiche.

Insomma, la repressione è necessaria per tutelare chi lavora nella scuola, ma non può rappresentare l’unico strumento disponibile. E non si tratta soltanto del singolo episodio, per quanto grave e inquietante, come quello di Trescore Balneario. Serve un approccio educativo capace di prevenire situazioni simili prima ancora che si manifestino, non soltanto attraverso la paura della sanzione, ma mediante la costruzione di una cultura del rispetto autentica, condivisa e duratura.

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