Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
NOTIZIE

Per Giuseppe Valditara nella scuola di oggi “non ha più senso distinguere i licei dagli istituti tecnici e professionali”

Della distinzione fra licei e istituti tecnici e professionali si parla da tanto tempo, sia nel dibattito pubblico sia nelle riflessioni sul sistema educativo. Da un lato ci sono la tradizione umanistica e il prestigio sociale storicamente associato ai licei, dall’altro la formazione tecnico-pratica e il rapporto più diretto con il mercato del lavoro che caratterizza gli altri percorsi. Una differenza che, nella percezione comune, tende a vedere il liceo come scuola di “serie A” e gli altri come semplici ripieghi, alimentando una gerarchia simbolica che spesso incide anche sulle scelte educative delle famiglie.

Tuttavia, negli ultimi anni Giuseppe Valditara ha condotto una singolare battaglia per la “riabilitazione” degli istituti tecnici e professionali, cercando di ridefinirne il ruolo all’interno del sistema di istruzione. Come riporta Il Sole 24 Ore link esterno, infatti, il ministro ha dichiarato che “non ha più senso distinguere i licei dagli istituti tecnici e professionali” e che, anzi, sarebbe opportuno iniziare a parlare di liceo chimico, agrario, meccatronico, tessile, superando la distinzione tradizionale tra i diversi indirizzi della scuola secondaria di secondo grado.

TECNICI E PROFESSIONALI IN ITALIA

Anno scolastico 2026/27

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

A ben vedere, il punto su cui Valditara insiste è culturale prima che politico: l’istruzione tecnica e professionale non rappresenta una semplice alternativa di livello inferiore rispetto ai percorsi liceali, ma costituisce una componente strutturale del sistema educativo. In questa prospettiva, tali percorsi sono finalizzati allo sviluppo di competenze tecnico-professionali e operative, senza per questo rinunciare a una formazione generale. Al contrario, secondo il ministro, rappresentano uno dei pilastri del nostro sistema scolastico:

Dobbiamo lavorare affinché anche la scuola e la formazione siano in grado di continuare questa straordinaria ricchezza che qualifica il nostro paese: il Made in Italy. Quella produzione in Italia fatta con passione, rigore, impegno e creatività. Fatta nel nome di un ideale di bellezza.

Il riferimento è all’eccellenza produttiva italiana, che emerge in numerosi settori, dall’industria al design, dalla ricchezza territoriale all’artigianato di alto livello. Alla base di questo successo, continua Valditara, ci sarebbe anche la solidità degli istituti tecnici e professionali, che non rappresentano un ripiego per chi non sceglie il liceo classico o lo scientifico, ma un’opportunità formativa coerente con determinati profili professionali e con il tessuto produttivo del Paese. In questa visione, tali percorsi diventano uno degli strumenti per entrare a far parte del sistema del Made in Italy.

“Non HA senso distinguere i licei da tecnici e professionali

Per dare sostanza alla sua argomentazione, il ministro si è spinto fino ad affermare che “non ha più senso distinguere i licei dagli istituti tecnici e professionali”. L’obiettivo è abbastanza chiaro: ricondurre tutti i percorsi della scuola secondaria di secondo grado a un unico quadro concettuale, superando le tradizionali differenze di indirizzo e ridefinendo le categorie con cui vengono letti i diversi percorsi formativi.

In effetti, la gerarchia tra licei e istituti tecnici e professionali è spesso in grado di orientare la scelta delle famiglie e degli studenti. E anche se le ragioni sono molteplici (secondo i dati delle iscrizioni i licei registrano una maggiore diffusione al Sud, mentre al Nord è più forte la presenza degli istituti tecnici e professionali), la percezione di una gerarchia tra i percorsi resta evidente. Continua Valditara:

Aristotele e Teofrasto, quando parlavano di liceo, parlavano anche di agronomia e zoologia, per esempio. Quindi un liceo che si occupava della realtà circostante, non solo di filosofia e grammatica. Probabilmente dobbiamo andare verso un percorso che ci faccia parlare di liceo chimico, agrario, meccatronico tessile.

collegamento fra scuola e lavoro

Per Giuseppe Valditara l’esempio più evidente di questa visione è il relativo successo che, dopo un avvio inizialmente incerto, sta registrando il liceo del Made in Italy. Secondo il ministro si tratta di un modello in cui il legame tra scuola e impresa è strutturale e integrato nei percorsi formativi. E il punto centrale del suo ragionamento è proprio questo: rafforzare il collegamento tra sistema educativo e mondo del lavoro, in una logica di maggiore coerenza tra formazione e occupabilità.

Ma siamo sicuri che sia opportuno?

La distinzione tra licei e istituti tecnici e professionali non è mai stata, almeno sul piano teorico, una questione di qualità, ma una differenza legata a metodo, finalità e impostazione didattica. I licei nascono con l’obiettivo di fornire una formazione generale, orientata allo sviluppo del pensiero critico e alla prosecuzione degli studi, mentre gli istituti tecnici e professionali mirano a sviluppare competenze più specifiche e immediatamente spendibili in contesti lavorativi. Si tratta di due modelli formativi diversi, entrambi legittimi all’interno del sistema di istruzione.

Azzerare questa distinzione rischia di subordinare entrambi i percorsi a una logica centrata esclusivamente sulla “spendibilità” nel mercato del lavoro, con il rischio di impoverirne le specificità. E sembra di sentire le parole di un imprenditore che consiglia ai ragazzi di evitare il liceo classico, perché a scuola bisogna studiare ciò che serve e non ciò che piace.

Un liceo che deve giustificare la propria esistenza esclusivamente in funzione del mercato del lavoro perde qualcosa di essenziale, legato alla sua funzione formativa più ampia, mentre un istituto tecnico o professionale che viene “nobilitato” attraverso una semplice etichetta non acquisisce automaticamente maggiori risorse né un riconoscimento reale. La sfida non è quindi abbattere il muro lessicale tra licei e istituti tecnici e professionali, ma costruire un sistema in cui tutti i percorsi abbiano pari dignità, adeguati investimenti e un riconoscimento sociale coerente. Nella loro diversità.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

bravi in matematica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances , infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X