Dopo il divieto di usare lo smartphone a scuola anche per ragioni didattiche, è in arrivo un nuovo provvedimento che potrebbe cambiare ancora il rapporto fra i giovani e la tecnologia. Stavolta l’attenzione si sposta sui social media, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei e del mondo.
A parlarne, a margine di un evento sull’intelligenza artificiale, è lo stesso Giuseppe Valditara, che ha confermato l’esame di un DDL apposito al Senato. Obiettivo: vietare i social media ai minori di 15 anni, nel tentativo di tutelare i più giovani. Ma basterà?
“I social scatenano aggressività, bisogna intervenire”
A mettere in guardia dai social media, come dicevamo nell’introduzione, è lo stesso Ministro dell’Istruzione e del Merito. Durante l’evento Next Gen AI di Napoli, infatti, Giuseppe Valditara ha ribadito un pieno appoggio all’idea che sia necessario vietare i social media ai minori di 15 anni. Queste le sue parole, come riportate dall’agenzia di stampa Dire
:
C’è consenso ampio anche in Europa e sono d’accordo: la scienza ci dà suggerimenti. I social scatenano aggressività, diffondono un atteggiamento superficiale nei confronti delle relazioni umane. E, allora, credo che sia arrivato il momento di intervenire.
Proprio per affrontare il problema, è all’esame del Parlamento un disegno di legge bipartisan che intende vietare l’uso dei social media ai minori di 15 anni. Da questo punto di vista, sostiene il ministro, l’Italia si muove in linea con altri Paesi che hanno scelto un approccio più restrittivo alla questione. Un approccio che sta riscuotendo un discreto successo in Unione Europea, e non solo.
Un DDL per vietare i social ai minori di 15 anni
Quando parla di un DDL apposito, Giuseppe Valditara si riferisce al disegno di legge n. 1136
, contenente “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale” e oggi all’esame della VIII Commissione del Senato. Queste le principali modifiche previste dal testo, nella sua attuale stesura:
- apertura di un account social consentita esclusivamente ai minori che abbiano almeno 15 anni;
- mantenimento di un account social già aperto esclusivamente se il minore ha già compiuto 15 anni al momento dell’entrata in vigore della legge;
- vigilanza affidata all’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che avrà il compito di pubblicare un report annuale.
Il divieto ai minori di 15 anni di attivare un account sui social media va di pari passo anche con la protezione dei dati personali. Da questo punto di vista, il nuovo DDL propone di alzare da 14 a 16 anni l’età minima perché si possa dare un consenso autonomo al trattamento dei dati. Ed è anche qui che si innestano le critiche al provvedimento, espresse anche dal Garante per la protezione dei dati personali.
Attenzione alla privacy
Sulla questione è infatti intervenuto Pasquale Stanzione, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, durante un’audizione al Senato
. Così com’è stato presentato, il DDL n. 1136 andrebbe in contrasto con il GDPR europeo che invece fissa la soglia per il consenso ai 14 anni. Inoltre, le norme italiane riconoscono ai ragazzi una certa autonomia decisionale già a partire dai 14 anni, per esempio in materia di cyberbullismo o di accesso a piattaforme educative digitali.
La questione è abbastanza chiara, per quanto dai contorni tecnici. È davvero possibile vietare i social media ai minori di 15 anni, se già altre norme riconoscono ai ragazzi più piccoli la capacità di prendere decisioni relative al rapporto con la tecnologia? Si tratta di un punto da affrontare con serietà, e senza slogan.
Anche in presenza di un disegno di legge e dell’avallo politico, insomma, la questione rimane molto complessa. Capire come insegnare ai ragazzi l’uso consapevole della tecnologia ne è soltanto un aspetto, forse uno dei più importanti, ma da solo non basta. Allo stesso modo, un divieto tout court può sembrare la strada giusta nell’immediato, ma raramente lo è sul lungo periodo.
La vera sfida riguarda la capacità di educare e non soltanto quella di vietare e basta. Molto più facile, certo, ma non sempre la più giusta.










