Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
NOTIZIE

Per Valditara i social scatenano aggressività e diffondono un atteggiamento superficiale nei confronti delle relazioni umane

Dopo il divieto di usare lo smartphone a scuola anche per ragioni didattiche, è in arrivo un nuovo provvedimento che potrebbe cambiare ancora il rapporto fra i giovani e la tecnologia. Stavolta l’attenzione si sposta sui social media, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei e del mondo.

A parlarne, a margine di un evento sull’intelligenza artificiale, è lo stesso Giuseppe Valditara, che ha confermato l’esame di un DDL apposito al Senato. Obiettivo: vietare i social media ai minori di 15 anni, nel tentativo di tutelare i più giovani. Ma basterà?

“I social scatenano aggressività, bisogna intervenire”

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

A mettere in guardia dai social media, come dicevamo nell’introduzione, è lo stesso Ministro dell’Istruzione e del Merito. Durante l’evento Next Gen AI di Napoli, infatti, Giuseppe Valditara ha ribadito un pieno appoggio all’idea che sia necessario vietare i social media ai minori di 15 anni. Queste le sue parole, come riportate dall’agenzia di stampa Dire link esterno:

C’è consenso ampio anche in Europa e sono d’accordo: la scienza ci dà suggerimenti. I social scatenano aggressività, diffondono un atteggiamento superficiale nei confronti delle relazioni umane. E, allora, credo che sia arrivato il momento di intervenire.


Proprio per affrontare il problema, è all’esame del Parlamento un disegno di legge bipartisan che intende vietare l’uso dei social media ai minori di 15 anni. Da questo punto di vista, sostiene il ministro, l’Italia si muove in linea con altri Paesi che hanno scelto un approccio più restrittivo alla questione. Un approccio che sta riscuotendo un discreto successo in Unione Europea, e non solo.

LEGGI ANCHE
Oliviero Ferraris: “Un’ora di educazione sentimentale? Troppo poco. Alunni soli e insicuri, i social hanno sostituito il gruppo di amici”

Un DDL per vietare i social ai minori di 15 anni

Quando parla di un DDL apposito, Giuseppe Valditara si riferisce al disegno di legge n. 1136 link esterno, contenente “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale” e oggi all’esame della VIII Commissione del Senato. Queste le principali modifiche previste dal testo, nella sua attuale stesura:

  • apertura di un account social consentita esclusivamente ai minori che abbiano almeno 15 anni;
  • mantenimento di un account social già aperto esclusivamente se il minore ha già compiuto 15 anni al momento dell’entrata in vigore della legge;
  • vigilanza affidata all’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che avrà il compito di pubblicare un report annuale.

Il divieto ai minori di 15 anni di attivare un account sui social media va di pari passo anche con la protezione dei dati personali. Da questo punto di vista, il nuovo DDL propone di alzare da 14 a 16 anni l’età minima perché si possa dare un consenso autonomo al trattamento dei dati. Ed è anche qui che si innestano le critiche al provvedimento, espresse anche dal Garante per la protezione dei dati personali.

Attenzione alla privacy

Sulla questione è infatti intervenuto Pasquale Stanzione, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, durante un’audizione al Senato link esterno. Così com’è stato presentato, il DDL n. 1136 andrebbe in contrasto con il GDPR europeo che invece fissa la soglia per il consenso ai 14 anni. Inoltre, le norme italiane riconoscono ai ragazzi una certa autonomia decisionale già a partire dai 14 anni, per esempio in materia di cyberbullismo o di accesso a piattaforme educative digitali.

La questione è abbastanza chiara, per quanto dai contorni tecnici. È davvero possibile vietare i social media ai minori di 15 anni, se già altre norme riconoscono ai ragazzi più piccoli la capacità di prendere decisioni relative al rapporto con la tecnologia? Si tratta di un punto da affrontare con serietà, e senza slogan.

Anche in presenza di un disegno di legge e dell’avallo politico, insomma, la questione rimane molto complessa. Capire come insegnare ai ragazzi l’uso consapevole della tecnologia ne è soltanto un aspetto, forse uno dei più importanti, ma da solo non basta. Allo stesso modo, un divieto tout court può sembrare la strada giusta nell’immediato, ma raramente lo è sul lungo periodo.

La vera sfida riguarda la capacità di educare e non soltanto quella di vietare e basta. Molto più facile, certo, ma non sempre la più giusta.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Pellai: “Abbiamo cresciuto bambini incapaci di guardare l’orizzonte. L’abuso degli schermi ha generato una miopia che colpisce il 35% di loro”

L’abuso dei dispositivi elettronici e l’esposizione eccessiva agli schermi stanno cambiando le nuove generazioni in modo profondo. Non si tratta soltanto di problemi sociali e relazionali, ma anche di conseguenze neurologiche e fisiche che riguardano i circuiti della ricompensa dopaminergica e la salute visiva. A parlarne è Alberto Pellai durante un convegno organizzato da Assopto Milano Acofis . Nel suo intervento, lo psicoterapeuta traccia un quadro lucido e per certi…

7 docenti su 10 sono stati aggrediti, almeno una volta, da un genitore o da un alunno

aggrediti almeno una volta

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle aggressioni fisiche e verbali dei genitori ai danni degli insegnanti. Che si tratti di un voto ritenuto troppo basso, di un semplice rimprovero o di una nota disciplinare sul registro elettronico, la risposta di alcuni adulti non è il dialogo ma un atteggiamento aggressivo e conflittuale. Gli episodi più recenti sono due, avvenuti in Sicilia e in Campania: in entrambi i…

Le tre strade che l’Europa ha scelto contro le distrazioni da smartphone

distrazioni da smartphone

In Italia, ormai da diverso tempo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha vietato l’uso dello smartphone a scuola, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado. Questa decisione si inserisce all’interno di una tendenza globale che vede numerosi Paesi limitare in modo sempre più deciso l’utilizzo degli smartphone nei contesti scolastici, nel tentativo di ridurre le distrazioni e favorire condizioni più favorevoli all’apprendimento. Detto ciò, sebbene l’obiettivo comune…

Nessun laureato amante della cultura sognerebbe mai di insegnare in cambio di insulti e minacce da parte di genitori convinti di saperne più dei docenti

amante della cultura

Il caso di Trescore Balneario, in cui uno studente tredicenne ha accoltellato la sua insegnante di francese, ha comprensibilmente scosso la comunità scolastica. Oltre all’atto in sé, colpiscono i contorni lucidi della vicenda: la pianificazione, la diretta e la diffusione in tempo reale, la lettera scritta prima di agire. Appare normale, soprattutto dopo episodi del genere, che i docenti si sentano in pericolo: non si tratta più soltanto di insegnare…

Violenza a scuola, uno studente su due non si sente al sicuro tra le mura scolastiche

violenza a scuola

La maggioranza degli studenti non si sente sicura a scuola e si dichiara favorevole alle misure restrittive introdotte dal ministro Giuseppe Valditara. Questi, in sintesi, i risultati di un instant poll condotto dal portale Skuola.net in seguito all’accoltellamento di una docente di francese da parte di uno studente tredicenne. In effetti, questa ennesima aggressione ha riacceso il dibattito su alcune questioni fondamentali: la violenza a scuola, il rapporto fra docenti…

D’Avenia: “Vent’anni di smartphone hanno trasformato in peggio gli studenti”

smartphone hanno trasformato in peggio gli studenti

Il legame fra la violenza giovanile e l’abuso dei social media non è certo una novità, ma negli ultimi tempi ha assunto una rilevanza crescente. E non si tratta soltanto del caso di Trescore Balneario, in cui uno studente ha accoltellato la sua docente, ma di un problema sistemico del quale la violenza rappresenta soltanto una delle manifestazioni più evidenti. Ne parla Alessandro D’Avenia nella sua rubrica Ultimo Banco del…

Troppi giovani non capiscono un testo, la Norvegia fa marcia indietro sulla tecnologia a scuola

Norvegia da marcia indietro

Per anni la scuola ha perseguito un modello educativo orientato all’integrazione della tecnologia nella didattica, spesso considerata un obiettivo prioritario. Un traguardo ambizioso da raggiungere nel minor tempo possibile, per non rimanere indietro rispetto ai Paesi del Nord Europa, e che in molti contesti è ancora in fase di realizzazione. Tuttavia, negli ultimi tempi stiamo assistendo a una sorta di movimento inverso che, pur riconoscendo l’importanza della tecnologia, spinge verso…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X