Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
MATEMATICA

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances link esterno, infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende soltanto dall’impegno o dai metodi di studio, ma anche dal modo in cui comunicano specifiche reti cerebrali e dall’influenza esercitata dal patrimonio genetico sul loro sviluppo. In altre parole, le difficoltà con i numeri dipendono anche dal funzionamento del cervello. Vediamo in che senso.

MATEMATICA E CERVELLO

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Condotto dai ricercatori della Stanford University, lo studio ha analizzato le scansioni cerebrali di oltre 300 bambini di età compresa fra i 7 e i 13 anni. L’obiettivo era comprendere quali aree del cervello fossero coinvolte nelle abilità numeriche e matematiche e in che modo la loro struttura influenzasse le prestazioni.

I risultati hanno mostrato che le competenze matematiche non dipendono da una singola area cerebrale, ma da una vera e propria rete distribuita che coinvolge numerose regioni del cervello. Analizzando centinaia di caratteristiche neuroanatomiche, gli autori spiegano inoltre che un cervello più efficiente non è necessariamente quello con una maggiore quantità di materia grigia. Al contrario, dallo studio emergono due aspetti particolarmente interessanti:

  • i bambini con i risultati migliori presentavano un volume minore di materia grigia nella corteccia parietale posteriore e nella corteccia prefrontale, ma un volume maggiore in altre aree periferiche del cervello;
  • le connessioni della materia bianca risultavano più efficienti, consentendo una comunicazione più rapida e precisa fra le diverse regioni cerebrali coinvolte nell’elaborazione matematica.

Non si tratta quindi di avere “più cervello”, ma di avere connessioni più efficienti. Durante lo sviluppo, infatti, il cervello elimina progressivamente le connessioni meno utili per rafforzare quelle davvero importanti, rendendo i percorsi cognitivi più rapidi ed efficaci. È questo processo di ottimizzazione, più che la semplice quantità di materia cerebrale, a favorire prestazioni matematiche migliori.

DNA E MEMORIA

Dopo aver analizzato l’organizzazione del cervello, i ricercatori hanno studiato anche il contributo della genetica. Già in passato numerose ricerche avevano stimato che tra il 60% e il 70% delle differenze individuali nelle abilità matematiche fosse riconducibile a fattori genetici. Il nuovo studio conferma questa ipotesi e aggiunge informazioni ancora più precise.

Gli autori hanno infatti individuato numerosi geni coinvolti nella trasmissione sinaptica e nel funzionamento dei canali del potassio voltaggio-dipendenti, fondamentali per regolare l’attività elettrica dei neuroni. Quando questi meccanismi funzionano in modo più efficiente, anche l’elaborazione delle informazioni numeriche diventa più rapida e accurata.

Secondo i ricercatori, la predisposizione genetica potrebbe spiegare fino al 72% della variabilità individuale nelle competenze matematiche, una percentuale superiore rispetto alle stime precedenti. Questo significa che una predisposizione naturale esiste davvero, ma non rappresenta affatto un destino inevitabile.

MATEMATICA E SCUOLA

Secondo gli autori, i risultati dello studio non devono essere interpretati come un modo per classificare gli studenti in “portati” e “non portati” per la matematica. Al contrario, comprendere come cervello e genetica influenzino l’apprendimento potrebbe consentire di sviluppare interventi educativi sempre più personalizzati e realmente efficaci.

I ricercatori sottolineano infatti che le reti cerebrali coinvolte nell’elaborazione matematica continuano a modificarsi durante la crescita grazie all’esperienza, allo studio e agli stimoli ambientali. In altre parole, la predisposizione biologica rappresenta soltanto il punto di partenza, mentre l’apprendimento continua a modellare il cervello per tutta l’infanzia e l’adolescenza.

Da questo punto di vista, i dati raccolti potrebbero permettere in futuro di progettare percorsi didattici sempre più personalizzati:

  • da un lato, per gli studenti che mostrano una maggiore predisposizione alle abilità matematiche, attraverso attività di potenziamento capaci di valorizzarne il talento;
  • dall’altro, per gli studenti che incontrano maggiori difficoltà, con interventi calibrati sui loro tempi di apprendimento e sulle specifiche caratteristiche cognitive.

Lo studio apre inoltre la strada a una comprensione più approfondita delle difficoltà matematiche, distinguendo sempre meglio le differenze individuali fisiologiche dai veri disturbi specifici dell’apprendimento. Un approccio che potrebbe rendere gli interventi scolastici più tempestivi, mirati ed efficaci.

Sebbene il legame tra genetica, neurobiologia e abilità matematiche appaia oggi sempre più solido, sarebbe un errore pensare che tutto sia già scritto nei nostri geni. Le stesse neuroscienze ricordano che il cervello resta altamente plastico durante lo sviluppo e continua a modificarsi grazie all’esperienza, all’esercizio e all’insegnamento. Proprio per questo, ambiente, istruzione, esercizio e qualità della didattica continuano ad avere un ruolo decisivo nello sviluppo delle competenze matematiche.

In altre parole, come ricordano molti insegnanti, spesso non è la matematica a essere difficile, ma la paura che ci costruiamo intorno. Servono quindi interventi personalizzati, capaci di rispettare i tempi di ciascun bambino e di valorizzarne le potenzialità, senza trasformare una predisposizione in un’etichetta. È questo, in fondo, il messaggio più importante che emerge dalla ricerca scientifica: la predisposizione conta, ma ciò che fa davvero la differenza è il modo in cui ciascun bambino viene accompagnato nell’apprendimento.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Pellai: “Abbiamo cresciuto bambini incapaci di guardare l’orizzonte. L’abuso degli schermi ha generato una miopia che colpisce il 35% di loro”

L’abuso dei dispositivi elettronici e l’esposizione eccessiva agli schermi stanno cambiando le nuove generazioni in modo profondo. Non si tratta soltanto di problemi sociali e relazionali, ma anche di conseguenze neurologiche e fisiche che riguardano i circuiti della ricompensa dopaminergica e la salute visiva. A parlarne è Alberto Pellai durante un convegno organizzato da Assopto Milano Acofis . Nel suo intervento, lo psicoterapeuta traccia un quadro lucido e per certi…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X