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OPINIONI

Smettiamo di vedere i brutti voti come qualcosa di mortificante

La questione dei voti è una delle più discusse in ambito scolastico. C’è chi vorrebbe abolire il sistema di valutazione, e chi invece lamenta le eccessive ingerenze dei genitori che finiscono per svilire ogni valutazione.

Interviene nel dibattito anche Vincenzo Schettini, insegnante ed influencer del progetto La fisica che ci piace, con una posizione destinata a far discutere. Secondo il docente, infatti, l’ossessione per i voti è una vera e propria trappola emotiva, che non porta alcun beneficio al percorso di crescita degli studenti. I voti non devono indicare un fallimento, sostiene, ma un punto di partenza per fare di meglio.

Voti bassi e autostima

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Nel suo intervento in un video pubblicato sui social link esterno, Vincenzo Schettini parte da lontano, dal ricordo dei voti bassi che di sicuro appartiene ad ogni studente passato, presente e futuro. Tutti hanno preso un voto basso, tutti si sono sentiti anche umiliati, sbagliati, falliti: si tratta di un impatto psicologico da non sottovalutare. E che tuttavia non racconta l’intera storia.

Da un lato, infatti, un’insufficienza a scuola può facilmente essere percepita come un attacco alla propria identità: “se ho preso un voto basso, allora non valgo nulla”, pensano gli studenti. Un pensiero intrusivo che può crescere nel tempo fino ad alienare uno studente dal mondo: “se non valgo nulla, tanto vale smettere di provare”. E Schettini si dimostra consapevole del processo.

Dall’altro lato, invece, spesso è proprio il modo in cui i docenti trattano i voti che finisce per etichettare gli studenti. Un voto non dovrebbe mai giudicare la persona, ma soltanto valutare una prestazione specifica, cioè il lavoro svolto e le conoscenze, abilità e conoscenze sviluppate in un determinato momento. Esso dovrebbe quindi limitarsi a esprimere il risultato di una prova, senza trasformarsi in un giudizio sul valore o sulle capacità dello studente come individuo.

imparare a rialzarsi

Un voto basso, continua Schettini, non dovrebbe essere altro che un punto di partenza: l’insuccesso fa parte della vita, e persino un 2 va normalizzato. Non è la fine del mondo, ma soltanto un inciampo durante la corsa: è importante capire che bisogna rialzarsi e ricominciare a correre, nulla di più.

Certo, come lo stesso docente ha ribadito in più occasioni, la scuola è lenta se comparata alla società in cui viviamo oggi. All’impegno richiesto fa da contraltare l’estrema competizione che già si nota fra i banchi di scuola, e che nelle dinamiche dei voti trova un simbolo di fallimento. L’errore non viene visto come occasione di ripartenza ma come giudizio alla propria persona, con poche possibilità di appello.

Cosa fare allora?

Vincenzo Schettini è abbastanza chiaro su questo punto: bisogna tornare a interpretare voti ed errori nel modo giusto, anche con l’aiuto fondamentale della famiglia. “Se hai preso un 4”, continua il docente, “allora datti da fare”: è davvero così semplice.

Il rischio delle aspettative

Il messaggio è diretto: non si tratta di minimizzare l’impegno, ma di valorizzare la crescita anche nei momenti più difficili. Senza sminuire i passi in avanti e, allo stesso tempo, senza demonizzare gli inciampi.

I rischi sono molti, e spesso anche difficili da individuare. Abbiamo visto come un voto basso possa essere percepito come un fallimento personale da parte dello studente, ma il problema riguarda anche gli insegnanti. Si tratta del cosiddetto effetto golem: se ti aspetti poco dai tuoi studenti, è probabile che otterrai poco anche da loro. Anche qui è davvero così semplice, ma con conseguenze potenzialmente devastanti.

Schettini invita quindi tutti, insegnanti e genitori in primis, a riconoscere i voti per quello che sono: sono strumenti, non sentenze. Hanno un ruolo, ma non devono diventare l’unica lente con cui leggere i ragazzi: l’educazione va accompagnata con tempo e fiducia, ascolto e dedizione.

Il che ci riporta alla percezione che, del voto, hanno quegli stessi studenti. Prendere un 4 non è mai bello, ma non può portare a vedere nel mondo un soggetto ostile: non è così, e sarà sempre peggio. La vera soluzione è fare l’opposto: rialzarsi e andare avanti, affrontare gli ostacoli e imparare dai propri errori. Forse è proprio questo il compito della scuola, voti a parte.

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