Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
BULLISMO

Social network acceleratori di violenza tra gli alunni, basta un like di troppo per generare odio: “Dipendenti da dopamina digitale”

I social media sembrano strumenti semplici e intuitivi, ma dietro questa immediatezza si nascondono dinamiche complesse e spesso pericolose. Il rischio riguarda coloro che non hanno gli strumenti cognitivi ed emotivi per gestirle, in particolar modo gli adolescenti.

A lanciare l’allarme è la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta alla Giornata nazionale sulle dipendenze tecnologiche e sul cyberbullismo. Secondo l’esperta, i social non sono uno spazio neutro ma dei veri e propri acceleratori di violenza, soprattutto quando entrano in gioco le dinamiche del branco.

I social come acceleratori di violenza

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Nelle dinamiche che coinvolgono i social media e le nuove tecnologie, gli adolescenti sono spesso esposti a meccanismi che amplificanola fragilità, l’aggressività e il bisogno di riconoscimento. Senza gli strumenti per un approccio consapevole, sostiene Roberta Bruzzone nel suo intervento link esterno, i rischi sono molto alti:

Ho il compito di affrontare un tema di cui mi occupo da molti anni: dal like all’odio, il lato oscuro del web. Indubbiamente, lo spazio digitale sempre più spesso si trasforma in una sorta di acceleratore di violenza, di devianza, di distruzione identitaria. E questo accade soprattutto tra i più giovani.

Il branco digitale diventa in questo scenario una cassa di risonanza, rafforzando comportamenti aggressivi e normalizzando le umiliazioni. Secondo la criminologa, i social media oggi si alimentano con il bisogno di conferme e di approvazione degli adolescenti.

Di conseguenza, generano molta più dipendenza rispetto al passato, tramite strumenti come i like, i commenti e le visualizzazioni. Lungi dal costituire semplici interazioni fra persone reali in uno spazio digitale, essi diventano indicatori del proprio valore personale. Con tutte le conseguenze del caso.

LEGGI ANCHE
roberta bruzzone: “i genitori sono inadeguati. Sono loro che ti devono insegnare a stare al mondo, non la scuola”

bullismo in evoluzione

Uno dei passaggi più critici riguarda la critica ai meccanismi del bullismo e del cyberbullismo, fenomeni molto diffusi ma più gravi di quanto si possa pensare. La misurazione dell’identità degli adolescenti attraverso parametri come follower e reaction, infatti, comporta un rischio maggiore di attacchi personali che hanno un impatto emotivo incalcolabile. Queste le parole di Roberta Bruzzone:

I bulli sono sempre esistiti, non li abbiamo scoperti in quest’epoca. Quello che abbiamo scoperto in quest’epoca è una modalità di aggressione identitaria che forse chiamare cyberbullismo è persino un po’ edulcorare il termine. Io non li chiamo più bulli da un pezzo: io li chiamo delinquenti, li chiamo predatori.

Una presa di posizione netta, a cui tuttavia la psicologa non è nuova e che trova conferma nei dati. Secondo il Rapporto ESPAD Italia, per esempio, il bullismo si origina alla scuola secondaria di primo grado e da lì in poi peggiora. Magari trasformandosi in qualcosa di ancora più grave, che non si limita agli spazi digitali ma entra nel mondo reale.

regolamentare l’uso dei social

A peggiorare il quadro delineato da Bruzzone è anche il funzionamento dei social media. Notifiche e doom scrolling producono piccoli rilasci costanti di dopamina, creando un meccanismo di gratificazione che favorisce la dipendenza. Si tratta di un fenomeno che può produrre effetti devastanti soprattutto durante l’età della crescita ma non solo, e che quindi porta alla necessità di introdurre una regolamentazione più stringente:

Sappiamo bene i danni che questo tipo di strumento può fare, soprattutto in un’epoca in cui la mente è particolarmente plastica e ha bisogno di nutrirsi in maniera adeguata. Nutrirsi di stimoli adeguati e soprattutto di realtà, di relazioni, di confronto.

Non si tratta quindi soltanto di vietare lo smartphone a scuola né di vietarlo al di sotto di una certa età, ma di predisporre un percorso ragionato di accesso a queste tecnologie. Un divieto da solo può far poco e, anzi, spesso produce proprio l’effetto opposto: serve, insomma, formazione adeguata e costante all’uso dei social media, che sappia insegnare le loro potenzialità. E mettere in guardia dai loro rischi.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

bravi in matematica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances , infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X