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Solo il 46% degli italiani ha competenze digitali di base, in Finlandia arrivano all’80%. La media europea è al 55%

Negli ultimi anni si è tanto parlato di digitalizzazione della didattica, di uso della tecnologia in classe, di intelligenza artificiale. E, in effetti, la scuola italiana si sta muovendo, con mille difficoltà, per non restare indietro nella formazione digitale delle nuove generazioni.

Tuttavia, secondo l’ultimo report di I-Com link esterno, soltanto il 45,9% degli italiani possiede competenze digitali di base: meno di un italiano su due. Certo, rispetto agli anni passati c’è stato un progresso, ma è ancora troppo poco per una società che punta sull’innovazione.

Soprattutto quando il confronto con altri Paesi europei, come la Finlandia o i Paesi Bassi, è impietoso.

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Un quadro ancora insufficiente

Quando si parla di alfabetizzazione digitale, l’Italia resta uno dei fanalini di coda in Unione Europea: come dicevamo nell’introduzione, soltanto il 45,9% dei cittadini ha competenze digitali di base. Se la media europea è del 55,6%, ci sono Paesi in cui si supera l’80%, come in Finlandia o nei Paesi Bassi.

I dati assumono contorni più chiari anche in riferimento alle principali fasce d’età. Fra i giovani il livello di competenza supera la media europea attestandosi al 59%, ma il valore crolla al 29% se consideriamo gli over 55. Ci sono poi differenze marcate anche in base al titolo di studio, in cui chi ha un’istruzione superiore ha competenze più avanzate rispetto agli altri.

Un dato del report di I-Com fa tuttavia riflettere: più di nove italiani su dieci si definiscono competenti nelle nuove tecnologie. Nello specifico parliamo di un 60% che si definisce “abbastanza competente” e di un 33% che si definisce “molto competente”. La realtà è tuttavia diversa, dal momento che meno del 23% dei cittadini ha competenze avanzate, contro una media europea che supera il 28%.

Fra scuola e divari di genere

Secondo l’indagine dell’Istituto per la Competitività, è importante soffermarsi anche sul ruolo della scuola e dell’istruzione. Se il 58% degli italiani sostiene di aver imparato da solo, soltanto il 16% ha seguito corsi strutturati sulle competenze digitali. Colpisce peraltro il 25% di intervistati che si forma tramite ChatGPT e altri strumenti di intelligenza artificiale.

Ciò vuol dire che in Italia c’è molta iniziativa personale nella formazione digitale che si riflette in un ridotto ricorso al sistema educativo. Si tratta di una situazione problematica, soprattutto perché discrimina chi non ha risorse, tempo o contatti, che quindi si ritrova indietro.

Come dicevamo all’inizio, la scuola cerca di svolgere al meglio il proprio ruolo nel tentativo di ridurre il digital divide, per quanto possibile. Stesso discorso si può fare anche per le differenze di genere, che colpiscono in particolar modo le materie STEM. Certo, ci sono alcuni dati in controtendenza nelle scuole secondarie di primo grado, ma la strada da fare è ancora lunga.

Come sviluppare le competenze digitali

Buona parte degli italiani, continua il report I-Com, ha ben chiare le potenzialità delle nuove tecnologie e cosa serve per migliorare le proprie competenze digitali. Il 42,6% vorrebbe campagne nazionali di informazione, mentre quasi un italiano su tre chiede tutorial online semplici e accessibili.

C’è chi poi vuole corsi gratuiti organizzati dalle università, maggiore coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e, fatto non trascurabile, l’introduzione dell’educazione digitale fin dalla scuola primaria.

Più volte il ministro Valditara si è detto favorevole all’idea, ma al momento c’è poco di concreto. Allo stesso tempo, sia gli alunni sia i docenti utilizzano l’intelligenza artificiale a scuola, senza però che un sapere organico ne spieghi opportunità e rischi.

Cosa vuol dire ciò?

Che gli italiani chiedono una formazione specifica sulle competenze digitali, certo, ma che è fondamentale potenziare gli strumenti a disposizione della scuola. Non bastano laboratori di programmazione o progetti sperimentali: serve un vero piano educativo fondato sul digitale e sulle sue potenzialità. Soltanto così sarà possibile formare cittadini consapevoli che sappiano interpretare il presente e, perché no, anche il futuro.

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