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OPINIONI

Studenti promossi solo perché vivi? Il mondo fuori è molto più duro. Non serve lamentarsi, bisogna studiare

Gli ultimi anni hanno visto un cambiamento radicale della scuola italiana. Se per alcuni si è adattata alle nuove tecnologie e alla nuova contemporaneità, per altri è diventata troppo semplice. E non si tratta del classico “si stava meglio prima”, quanto del modo in cui la scuola prepara gli studenti al mondo.

Ne parla Roberto Burioni che, in un post sui social link esterno, nel suo stile diretto critica chi giudica eccessivamente difficili i test di Medicina, e in particolare le prove di fisica. Per il medico e opinionista, il problema non è tanto la complessità dei test quanto una scuola che promuove gli studenti “solo perché vivi” e abitua a voti alti.

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Nel suo post su Facebook, Roberto Burioni difende le prove di Fisica ai test di Medicina, che a dire di molti sono state eccessivamente complesse. Al contrario, il medico ribalta la prospettiva e accusa invece il sistema scolastico, che non prepara adeguatamente gli studenti al mondo vero. Una frase in particolare mostra le criticità della scuola italiana nella sua interezza:

Capisco che dei ragazzi che sono cresciuti in scuole elementari e medie dove il requisito per la promozione è sostanzialmente l’essere vivi, per poi passare a scuole superiori dove vengono illusi di essere bravissimi con voti esorbitanti quanto ingiustificati, e comunque passano con grande stress (poverini) un esame di maturità dove il 99,9% viene promosso, possano trovare qualche stupore nell’incontrarsi con il mondo vero.

Il messaggio è chiaro ed espresso con un tono provocatorio, ma entra direttamente nel dibattito sulla reale semplicità della scuola e sul suo ruolo nella crescita degli studenti. Non si tratta di essere promossi “solo perché vivi”, ma di un percorso scolastico che di fatto non prepara all’università, per non parlare del mondo.

La critica ai genitori e al metodo di studio

L’invettiva di Burioni non risparmia i genitori, ritenuti direttamente responsabili dei “fallimenti” vissuti dai loro figli. Se questi ultimi hanno sempre ottenuto ottimi voi, ricevuto complimenti per i loro risultati, vissuto nella convinzione di essere predestinati al successo, allora un corto circuito in famiglia c’è. Ed è un problema:

Pure i loro genitori, illusi da questo andazzo di avere dato vita a un genio che può allo stesso tempo diventare un campioncino di calcio, un geniale suonatore di violoncello e pure uno studente modello, saranno sorpresi dallo scontrarsi con la dura realtà. Ma un esame di selezione dove oltre il 20% degli studenti lo supera è un esame perfettamente calibrato e decisamente fattibile.

Il problema sta, semmai, nella distanza fra lo studio universitario e quello scolastico. Nel primo servono disciplina, costanza e capacità di accettare l’errore, tutti valori che spesso mancano nel secondo.

Un consiglio agli studenti (e ai genitori)

In termini diversi e in altri contesti, abbiamo già visto accuse simili a quelle mosse da Roberto Burioni. Ci sono docenti che, di fronte alle continue ingerenze delle famiglie, si chiedono se abbia ancora senso insegnare, e ci sono invece genitori che invece danno tutta la colpa agli insegnanti. Il discorso del medico e opinionista è quasi banale: per superare un esame bisogna studiare. Queste le sue parole:

Certo, bisogna studiare, e farlo dopo 12 anni in cui ti hanno convinto che è importante solo esprimere la propria personalità e che se vai male la colpa è dell’insegnante può risultare difficile. Ma consiglierei di non perdere tempo in ridicole lagnanze e mettersi a studiare o per la prossima settimana, o in subordine per il prossimo anno, perché il mondo del lavoro è molto più duro di questo esame.

Le parole di Roberto Burioni intercettano senza dubbio un problema reale ma rischiano di fotografare soltanto una parte della situazione. La scuola è un sistema complesso che deve formare i cittadini del futuro, ma che spesso si trova a lavorare con strumenti datati.

Per avere studenti pronti al “mondo vero”, insomma, serve una scuola che funzioni davvero e che sappia investire su tutte le sue parti, dagli insegnanti ai locali, dalla didattica alla tecnologia, restituendo un valore allo studio. Al di là delle facili accuse.

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