Il bullismo è da sempre uno dei grandi problemi della scuola, soprattutto con l’avvento dei social media e di tecnologie digitali sempre più pervasive. Per alcuni il fenomeno nasce nella scuola secondaria di primo grado, mentre per altri bisogna educare ai sentimenti e valorizzare risorse didattiche come libri di testo e percorsi specifici, per esempio lo Smontabulli.
Ma qual è lo stato attuale e concreto delle politiche scolastiche in materia?
Cerca di rispondere alla domanda un rapporto della European School Education Platform
, dal quale emerge un quadro paradossale. Secondo l’indagine, infatti, esistono norme, protocolli e indirizzi operativi, ma spesso manca la continuità degli interventi; sono presenti tutele formali che non sempre si traducono in azioni mirate e sistematiche. D’altronde lo sappiamo: il bullismo prospera nell’assenza di interventi efficaci e costanti.
Il bullismo nell’era digitale
Il rapporto della Commissione Europea, come dicevamo, mostra quanto di positivo sia già stato realizzato e quanto resti ancora da fare affinché le strategie di prevenzione e contrasto del bullismo all’interno delle istituzioni scolastiche risultino realmente efficaci.
Da un lato è cresciuta la sensibilità verso il fenomeno, tanto che oggi il tema occupa uno spazio importante nel dibattito educativo; dall’altro lato, risultano ancora insufficienti gli interventi più specifici, in particolare quelli rivolti alla tutela delle categorie maggiormente esposte a discriminazioni e marginalizzazione. Secondo l’indagine, basata su oltre mille questionari di autovalutazione, gli istituti scolastici:
- hanno adottato programmi antibullismo, nel 74% dei casi;
- promuovono iniziative dedicate alla salute mentale e al benessere psicologico, nel 70% dei casi;
- dispongono di gruppi di lavoro o figure dedicate agli studenti maggiormente a rischio, nel 65% dei casi.
Tutto bene, quindi? Non proprio, perché la percentuale di istituti che adottano iniziative concrete per il contrasto delle discriminazioni nei confronti delle minoranze scende al 60%. In altre parole, l’azione scolastica appare più efficace nelle misure di carattere generale e meno incisiva nella tutela di studenti con background migratorio, studenti stranieri e appartenenti alle comunità LGBTQIA+.
Scuola e benessere degli studenti
Se la scuola rappresenta il primo presidio educativo nella prevenzione del bullismo, è fondamentale investire nella prevenzione, nella collaborazione multidisciplinare e nella costruzione di reti di supporto efficaci. Dall’indagine emerge come le scuole siano particolarmente efficaci nel monitoraggio degli apprendimenti, ma meno strutturate per quanto riguarda il monitoraggio del benessere emotivo e relazionale.
L’83% degli istituti riesce infatti a rilevare il rendimento scolastico e i bisogni formativi degli studenti, mentre il 79% conferma la presenza di team dedicati agli interventi precoci. Come abbiamo visto, il monitoraggio del benessere di studenti e personale scolastico scende invece al 65%, una percentuale significativa ma ancora insufficiente rispetto alla complessità delle sfide educative contemporanee. C’è ancora molto da fare.
A questo proposito, l’86% degli istituti considera il clima scolastico un obiettivo prioritario. Eppure, anche in questo caso, la formazione del personale sulle competenze socio-emotive si ferma al 61%: il Social Emotional Learning (SEL) risulta quindi limitato da una diffusione disomogenea che ne riduce inevitabilmente l’efficacia.
Come rendere più sicure le scuole
Uno degli aspetti più rilevanti affrontati dal rapporto della Commissione Europea riguarda il ruolo centrale delle famiglie e, più in generale, della comunità educante. Nessuna scuola può operare isolatamente e, per questo motivo, è fondamentale coinvolgere attivamente i genitori, come già avviene nel 79% degli istituti scolastici coinvolti nell’indagine.
Purtroppo questa percentuale scende al 43% quando si parla di percorsi strutturati finalizzati a fornire alle famiglie strumenti educativi specifici. Oggi più che mai, dunque, è necessario che scuola e famiglia condividano linguaggi, obiettivi e strategie educative, perché qualsiasi intervento rischia altrimenti di risultare parziale o inefficace.
Come rendere più sicure le scuole, allora?
Abbiamo visto che l’architettura dell’inclusione è già presente. Esiste una buona attenzione ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, ma permane un significativo margine di miglioramento nelle misure rivolte alla tutela delle minoranze. Per esempio, soltanto il 40% delle scuole dispone di mediatori culturali, una percentuale ancora insufficiente rispetto ai bisogni reali delle comunità scolastiche. Di conseguenza, le priorità future appaiono piuttosto chiare: trasformare il monitoraggio in interventi concreti e continuativi. Il contrasto al bullismo non è infatti una semplice questione procedurale o burocratica, ma una sfida educativa e sociale che richiede uno sforzo condiviso all’interno e all’esterno della scuola.









