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Un alunno su due non sa leggere le lancette di un orologio

Che le nuove generazioni siano molto diverse da quelle del passato non è certo un mistero. Eppure, spesso questa differenza si esprime in dettagli che fanno parte della nostra quotidianità, ma che sono destinati a cambiare per sempre.

Per esempio, una recente indagine condotta da YouGov link esterno ha rilevato che un giovane su due trova difficile leggere un tradizionale orologio analogico, rispetto ad un orologio digitale. Con conseguenze che potrebbero anche riguardare la scuola e, in particolare, le verifiche. Vediamo come.

I giovani non sanno leggere l’orologio

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Imparare a leggere l’ora su un orologio analogico è un passaggio importante nello sviluppo dei bambini. Questa abilità infatti non si limita alla semplice lettura delle lancette, ma aiuta a comprendere il concetto stesso di tempo e la sua suddivisione in ore, minuti e secondi. Detto in altri termini: leggere l’ora aiuta a comprendere l’importanza del saper organizzare le proprie attività.

Con i cambiamenti che la moderna tecnologia ha apportato all’educazione, c’è tuttavia anche un diverso rapporto con l’orologio. Secondo il sondaggio condotto da YouGov:

  • un giovane su due non sa leggere bene l’ora su un orologio analogico;
  • un millennial su cinque dipende completamente dagli orologi digitali;
  • solo il 4% degli over 55 trova difficile leggere l’ora su un orologio analogico.

Questi dati confermano un forte divario generazionale che contrappone le vecchie generazioni ai millennial, ormai abituati agli schermi digitali, e ai nuovi giovani. Questi ultimi hanno serie difficoltà a interpretare gli orologi analogici, con conseguenze che arrivano a toccare anche il mondo della scuola.

Orologi analogici appesi al muro

Durante una verifica in classe o, peggio, durante un esame di fine ciclo, l’unico modo che gli studenti hanno di controllare l’orario è leggere gli orologi appesi al muro. E molto spesso questi ultimi sono orologi analogici, che molti giovani non sanno leggere se non con difficoltà.

Si tratta di un gesto che, pur nella sua semplicità, rischia di diventare un ulteriore fattore di stress nei momenti in cui uno studente viene esaminato. In situazioni di tensione, infatti, gli studenti faticano a interpretare la posizione delle lancette, con errori nel calcolo del tempo rimanente e conseguente ansia. Per questa ragione, negli ultimi anni sempre più istituti britannici hanno provveduto a sostituire gli orologi analogici con orologi digitali link esterno.

Da un lato abbiamo la continua disabitudine a consultare gli orologi tradizionali e la tendenza a basarsi sui display digitali di smartphone e altri dispositivi. Dall’altro lato c’è invece l’incapacità di leggere l’ora in modo classico, che alimenta l’ansia durante momenti come esami e verifiche e contribuisce ad acuire questo fenomeno. Ma davvero rimuovere i vecchi orologi è la soluzione giusta?

in italia

In Italia non si parla ancora della questione, ma il cambiamento delle abitudini dei giovani è sotto gli occhi di tutti. Le nuove tendenze all’uso della tecnologia o dell’intelligenza artificiale a scuola, che hanno attirato critiche da più fronti, sono il sintomo di una trasformazione che va oltre la semplice abitudine e, al contrario, investe l’intera società.

Nel nostro Paese, infatti, l’abuso dei dispositivi elettronici e degli schermi digitali ha portato alla perdita di alcune competenze, come la capacità di scrivere in corsivo, che invece sono fondamentali per lo sviluppo del pensiero. Di conseguenza, non basta adattarsi a queste novità o limitarsi a commentarle.

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Cosa fare allora? L’ideale sarebbe continuare ad insegnare competenze come la scrittura in corsivo e la corretta lettura degli orologi analogici. Entrambe contribuiscono al pensiero logico e si stanno perdendo, nel mare magnum delle nuove competenze digitali. Da questo punto di vista, rendere più facile la vita dei ragazzi non è sempre la strada corretta da seguire, soprattutto se questa semplificazione porta alla perdita di una conoscenza data per scontata fino a poco tempo fa. E oggi a rischio.

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