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Un insegnante su tre non va d’accordo con i colleghi, per il 47,5% la soluzione è non averci nulla a che fare

Fare l’insegnante non è mai stato un mestiere semplice, ma oggi assume sempre più i contorni di un’impresa. Fra conflitti con le famiglie e burocrazia infinita, retribuzione fra le più basse d’Europa, alto rischio di burnout, i docenti italiani si trovano spesso schiacciati, con troppe responsabilità e poca considerazione.

Ad un quadro già sconfortante si aggiungono anche le conclusioni di un report del Centro di Psicologia Ulisse, dal titolo L’insostenibile leggerezza delle relazionilink esterno. Secondo l’indagine, infatti, uno dei problemi più pesanti degli insegnanti arriva… dagli insegnanti stessi. O meglio, dal rapporto fra colleghi.

Le difficoltà dei docenti italiani

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Sembra quasi un paradosso, ma si tratta di una realtà condivisa da molti insegnanti e che impedisce di svolgere al meglio il proprio compito educativo. Il report “L’insostenibile leggerezza delle relazioni” è stato condotto su 379 docenti, un campione ridotto rappresentativo.

Secondo i dati raccolti dall’indagine del Centro di Psicologia Ulisse, la principale fonte di stress (40,1%) è rappresentata dalle divergenze nello stile di insegnamento. C’è chi investe energia e passione nel proprio lavoro e chi invece fa il minimo sindacale, e talvolta neanche quello.

Al secondo posto (30,3%) c’è la sala professori, un luogo che dovrebbe essere di tranquillità e supporto ma che spesso diventa terreno fertile per incomprensioni e tensioni fra i docenti. Se un docente su quattro segnala le differenze caratteriali come motivo di conflitto, più di un terzo degli insegnanti coinvolti parla di scarsa disponibilità al dialogo e resistenza al cambiamento. E non è tutto qui.

Una delle frasi che si sente più spesso è “qui si è sempre fatto così”, con tutte le conseguenze del caso. E per il 32,7% degli intervistati c’è la percezione di un impegno e una motivazione diversi da parte dei colleghi. Tutti ingredienti per una scuola dove la collaborazione si ferma all’apparenza.

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I rischi del “finto consenso”

Di fronte alle tensioni fra colleghi, la maggior parte dei docenti sceglie proprio la via dell’apparenza, di un’armonia che serve soltanto ad evitare ulteriori problemi. Cerca di mantenere un clima collaborativo la grandissima maggioranza degli insegnanti, ossia l’86,3%, mentre quasi un docente su due ammette di farlo proprio per disinnescare eventuali conflitti sul nascere.

Si tratta di un approccio che viene definito “finto consenso”, una pace apparente che non risolve le tensioni ma si limita a nasconderle. Questa scelta alimenta una frustrazione che si accumula giorno dopo giorno e rischia di danneggiare ulteriormente il rapporto con i colleghi.

Si tratta di un atteggiamento che nasce per proteggere la serenità del gruppo ma finisce per generare un clima di isolamento professionale. Inoltre, può anche contribuire al sorgere di fenomeni di burnout, oggi sempre più difficili da affrontare e risolvere.

Ripensare il rapporto fra docenti

Come sottolineano gli stessi autori del report, non si tratta di una semplice questione di rapporto fra docenti. La scuola di oggi è infatti un sistema complesso, in cui convivono studenti e famiglie, dirigenti e insegnanti: tutti hanno esigenze e aspettative diverse, e trovare un equilibrio è tutt’altro che facile o immediato.

A ciò si aggiungono i vari problemi della scuola, alcuni dei quali menzionati nell’introduzione, ed è in un contesto del genere che si generano tensioni dalla difficile risoluzione.

Il burnout dei docenti è forse il più comune fra questi effetti: una sindrome causata da stress cronico e continue tensioni interpersonali. Le difficoltà relazionali non possono poi non riflettersi nella gestione della classe e, in ultimo, anche nella funzione della scuola stessa.

Per uscire da questo vero e proprio circolo vizioso servono consapevolezza e strumenti concreti. Ad oggi, è difficile che problematiche come la burocrazia e i carichi di lavoro cambino da un giorno all’altro, e pertanto è fondamentale agire sul rapporto fra colleghi, nell’ottica di un benessere condiviso sempre più importante. C’è bisogno, insomma, che la scuola torni ad essere una comunità educativa non soltanto per chi la frequenta ma anche, e soprattutto, per chi lavora al suo interno. E non solo all’interno di un’aula colma di studenti ma, forse, già a partire dalla sala professori.

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