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Una mamma fa ricorso al Tar dopo la bocciatura della figlia con 5 insufficienze, 10 note e 2 sospensioni ma i giudici danno ragione ai prof

Negli ultimi anni il rapporto fra scuola e famiglie si è incrinato. Quella che per lungo tempo è stata una solida alleanza educativa, fondata sul rispetto e sulla collaborazione, si è lentamente trasformata in un campo di tensioni continue. Insegnanti e genitori si trovano spesso su fronti opposti, e a farne le spese sono i giovani.

Un caso emblematico arriva da Venezia, dove la bocciatura di una studentessa ha portato la madre a ricorrere al TAR per ben due volte. I giudici amministrativi hanno infine dato ragione agli insegnanti, ma la vicenda porta alla luce due questioni fondamentali in ambito scolastico. Il valore di una bocciatura, da un lato, e il ruolo dei genitori nella crescita dei figli, dall’altro.

La bocciatura e il primo ricorso

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Tutto ha inizio a luglio: la madre di una studentessa della scuola secondaria di primo grado ricorre al TAR contro la bocciatura della figlia. Secondo la donna, riporta il Corriere del Veneto link esterno, la scuola non avrebbe tenuto conto della diagnosi di misofonia, disturbo che provoca reazioni eccessive ai rumori, né predisposto un piano didattico personalizzato.

In più, la donna parla anche di episodi di bullismo ai danni della figlia, che comunque avrebbe raggiunto la sufficienza nelle altre sette materie. Di fronte al ricorso della donna, il tribunale amministrativo regionale sospende la bocciatura, chiedendo ulteriori motivazioni all’istituto. E la risposta non si fa attendere:

Nei nove mesi di scuola le problematiche anche neurologiche emerse […] si sono manifestate come una lucida opposizione alla condivisione di regole di convivenza, che la giovane ha dichiarato di non voler rispettare.

Gli altri alunni avrebbero anche subito atteggiamenti aggressivi e derisori dalla ragazza, continuano i docenti. Questi ultimi sottolineano quindi come il problema non abbia riguardato solo il rendimento scolastico.

Il secondo ricorso e la decisione

Da una parte, la madre accusa la scuola di non aver affrontato i bisogni educativi speciali della figlia con la dovuta attenzione. Dall’altra parte, la scuola mostra un quadro diverso, per certi versi opposto. A settembre la donna presenta quindi un secondo ricorso al TAR, al quale stavolta la scuola risponde in modo molto più completo e documentato. A carico della studentessa non ci sono soltanto 5 insufficienze, ma anche 10 note disciplinari, 13 richiami formali, 2 sospensioni per insulti gravi ai compagni e diverse assenze strategiche. Dopo aver valutato le prove, il TAR stabilisce che gli insegnanti hanno agito correttamente, specificando che:

  • i genitori sono i primi responsabili nell’attivazione dei percorsi di supporto ai figli;
  • alla scuola spetta decidere se uno studente abbia la maturità per un affiancamento personalizzato.

A margine della sentenza, emergono anche altri particolari su quanto successo: un’insegnante aveva chiesto più volte alla famiglia informazioni sulla condizione della ragazza, arrivando a chiamare anche la scuola primaria. Di contro, la famiglia non aveva mai agito in concreto se non a fine giugno, ad anno concluso. Per poi scegliere la strada di un ricorso al TAR che, di fatto, costituisce l’ultimo dei problemi.

Il valore delle bocciature e il ruolo dei genitori

Il caso veneziano è infatti soltanto uno dei tanti esempi di ricorsi contro le decisioni dei docenti. Allo stesso tempo, questi casi costituiscono soltanto una frazione dei modi in cui sta venendo eroso il rapporto fra la scuola e le famiglie. Come ricorda lo stesso tribunale di Venezia:

La famiglia non aveva mai dato seguito al suggerimento di prendere contatto con lo psicologo della scuola, rivolgendosi a uno specialista solo il 30 giugno, ad anno concluso.

Il problema sta anche nella percezione che la bocciatura non sia tanto un fallimento, quanto un’ingiustizia nei confronti dello studente a cui bisogna porre rimedio. Secondo figure come Paolo Crepet la scuola avrebbe perso autorevolezza proprio da quando ha smesso di bocciare, ma non è l’unica lettura possibile.

Quando un genitore impugna una bocciatura non sta mettendo in discussione soltanto una pagella, ma anche il rapporto con la scuola e con gli insegnanti, la cui autorevolezza viene minata portando ad un ulteriore allontanamento fra le parti. Di certo non è una soluzione adeguata.

Al contrario, forse sarebbe meglio tornare a riconoscere il valore delle bocciature e del ruolo che i genitori hanno nella crescita dei figli. Un ruolo che comporta soddisfazioni ma, soprattutto, responsabilità.

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