Da anni ripetiamo che la scuola deve imparare a leggere e interpretare il proprio tempo, se vuole svolgere la sua funzione in modo efficace. Ciò significa oggi confrontarsi anche con l’intelligenza artificiale, che va vista non tanto come un nemico da cui difendersi ma come uno strumento da utilizzare in modo consapevole.
Ed è proprio questa la direzione intrapresa da una scuola secondaria di secondo grado pugliese, che da poco ha avviato un progetto dedicato all’ora settimanale di intelligenza artificiale. L’iniziativa, che intende integrare le nuove tecnologie nella didattica quotidiana, potrebbe rappresentare un modello da seguire: vediamo in che senso.
IA a scuola, finalmente
Protagonista di questa storia è l’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi Einaudi” di Manduria, in provincia di Taranto, che già da tempo punta sul rinnovato rapporto fra didattica e innovazione. Espressione di questa consapevolezza è proprio il nuovo progetto “L’ora settimanale dell’intelligenza artificiale”.
Si tratta infatti di un percorso sperimentale dedicato agli studenti del biennio
che, durante un’ora aggiuntiva a settimana, permette di esplorare da vicino il mondo dell’IA. Il Luigi Einaudi si unisce, quindi, ad altri istituti che hanno deciso di introdurre forme di studio dell’intelligenza artificiale. In un liceo di Milano, per esempio, IA e filosofia verranno insegnate insieme, così da insegnare anche le implicazioni etiche delle nuove tecnologie.
All’istituto superiore pugliese, nello specifico, le lezioni costituiranno un’occasione per capire come funzionano gli algoritmi, quali sono le potenzialità e i limiti dell’intelligenza artificiale, come questa possa migliorare la vita.
Insomma, si tratta di un progetto che vuole riportare la contemporaneità nelle scuola, dalla porta principale.
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L’ora di intelligenza artificiale
Ma cosa si fa, nel concreto, durante l’ora settimanale di intelligenza artificiale? Il percorso vuole combinare teoria e pratica, e si articola in:
- simulazioni e lavori di gruppo;
- attività con la realtà aumentata;
- momenti di confronto collettivo.
L’idea non è quella di fornire agli studenti soltanto delle competenze digitali ma, in aggiunta, di insegnare capacità logiche e relazionali. Da questo punto di vista, lo studio più approfondito dell’intelligenza artificiale a scuola potrà contribuire a migliorare le soft skill degli studenti. Infatti, oggi è fondamentale sviluppare le proprie competenze non cognitive e trasversali, a maggior ragione se riguardano IA e nuove tecnologie.
Nelle intenzioni del Luigi Einaudi, al centro del progetto c’è la volontà di guardare all’intelligenza artificiale in modo etico e responsabile. D’altronde si tratta di un utile strumento, che può semplificare compiti ripetitivi e migliorare il metodo di studio, a patto che lo si usi con consapevolezza.
Un modello per il futuro?
Come si può vedere, l’ora di intelligenza artificiale si inserisce in una più ampia strategia di innovazione metodologica e didattica. Se l’obiettivo è coniugare l’approccio tradizionale della scuola italiana con la velocità del cambiamento tecnologico, è lecito chiedersi se questa sia la direzione giusta.
Sulla questione abbiamo sentito tutte le posizioni: per il ministro Valditara già dalla primaria i bambini dovrebbero sapere cos’è un algoritmo ma non tutti sono d’accordo, ritenendo che le risorse scolastiche debbano essere investite altrove. Allo stesso tempo, Paesi molto diversi fra loro come la Cina e l’Estonia hanno deciso di introdurre lo studio dell’IA nella scuola obbligatoria, segno che il futuro lo si può costruire solo a partire dalla didattica.
Insomma, l’iniziativa del Luigi Einaudi potrebbe rappresentare una potenziale risposta al bisogno della scuola di tornare a leggere e interpretare il presente. Progetti come questo hanno le potenzialità per diventare un modello replicabile anche in altri istituti italiani.
D’altronde, lo dicevamo proprio all’inizio: l’intelligenza artificiale non è un nemico da cui difendersi ma uno strumento. Può essere utilizzato in modo proficuo oppure no: come tutti gli strumenti va conosciuto, compreso e usato con responsabilità. Meglio se a partire dalla scuola.










