La maggioranza degli studenti non si sente sicura a scuola e si dichiara favorevole alle misure restrittive introdotte dal ministro Giuseppe Valditara. Questi, in sintesi, i risultati di un instant poll condotto dal portale Skuola.net
in seguito all’accoltellamento di una docente di francese da parte di uno studente tredicenne.
In effetti, questa ennesima aggressione ha riacceso il dibattito su alcune questioni fondamentali: la violenza a scuola, il rapporto fra docenti e studenti, il modo in cui questi ultimi vivono l’esperienza scolastica e la percezione che ne hanno anche alla luce di episodi particolarmente gravi. E i risultati lasciano poco spazio all’immaginazione.
Studenti d’accordo con le strette
Aggressioni fra studenti, adulti che irrompono a scuola, atti di violenza nei confronti del personale scolastico: senza dubbio la scuola appare oggi, agli occhi di molti, un luogo meno sicuro rispetto al passato. Per questa ragione, il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Istruzione e del Merito hanno varato una direttiva congiunta
che introduce nuove misure per la prevenzione e il contrasto degli atti di illegalità all’interno delle istituzioni scolastiche.
Oggi i dirigenti scolastici degli istituti considerati a rischio possono richiedere anche l’intervento delle forze dell’ordine e l’installazione di metal detector. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la reazione degli studenti non sembra essere quella di un rifiuto netto quanto piuttosto di un consenso pragmatico. Secondo i dati raccolti da Skuola.net:
- più di uno studente su quattro si dichiara “molto favorevole” ai controlli rafforzati all’ingresso;
- il 40% si definisce “abbastanza favorevole”, ritenendo i controlli un necessario deterrente;
- più di uno studente su tre accetterebbe controlli immediati e approfonditi in presenza di situazioni di rischio.
Un quadro piuttosto sorprendente, che tuttavia racconta molto delle priorità percepite dagli studenti. E che trova conferma anche quando l’attenzione si sposta sul nuovo Decreto Sicurezza, che introduce il daspo urbano anche per i minori che abbiano compiuto 14 anni. Da questo punto di vista, l’84% degli intervistati si dichiara favorevole a misure più restrittive, pensate per contrastare il fenomeno delle baby gang.
Maggiore insicurezza a scuola
Di norma, il consenso verso l’inasprimento dei controlli e delle sanzioni aumenta quando cresce la percezione di insicurezza. E la scuola sembra rappresentare oggi un caso emblematico di questa dinamica, come conferma il sondaggio di Skuola.net. Secondo i dati raccolti, infatti, il 53% degli studenti della scuola secondaria non percepisce più la scuola come un luogo sicuro, mentre il restante 47% considera l’accoltellamento di Trescore Balneario un episodio isolato.
La percezione di insicurezza supera dunque la soglia psicologica della metà del campione e racconta molto di un sistema scolastico che da anni si confronta con nuove fragilità educative e sociali. Gli stessi studenti esprimono opinioni molto chiare in proposito, come riporta il portale scolastico.
C’è chi manifesta “piena solidarietà alla prof” e chi invoca “metal detector subito all’ingresso”. Tra gli studenti interpellati, c’è anche chi descrive un disagio ormai diffuso: “non è possibile avere l’ansia di andare a scuola per colpa di qualcuno fuori controllo”.
Ma, come direbbe Enrico Galiano, davvero aumentare le sanzioni rappresenta la soluzione più efficace?
“Vogliamo studiare in pace”
In effetti, pur dichiarandosi favorevoli all’aumento delle misure di sicurezza, gli studenti sembrano essere i primi a comprendere che si tratta di strumenti temporanei. Possono essere utili nel breve periodo per contenere una situazione critica, ma difficilmente rappresentano una soluzione definitiva. Alla domanda su quali siano le priorità per il futuro, gli intervistati indicano con chiarezza che la scuola dovrebbe investire soprattutto in:
- prevenzione ed educazione, secondo il 47% degli intervistati;
- supporto psicologico stabile e continuativo, secondo il 25%;
- tecnologia e sistemi di controllo, secondo il 23%.
Tornano allora al centro del dibattito le competenze socio-emotive, che, favorendo lo sviluppo dell’autostima, dell’empatia e delle capacità relazionali, aiutano gli studenti a costruire un buon senso di sé. Così come torna il tema dell’educazione all’affettività, già presente in numerosi sistemi scolastici europei ma ancora assente nel nostro Paese.
In sintesi, il messaggio che emerge dall’indagine è un mix di pragmatismo e richiesta di aiuto: i controlli sono considerati necessari perché la percezione di insicurezza è elevata. Le misure punitive, tuttavia, rischiano di essere insufficienti se non accompagnate da un investimento serio sul benessere psicologico degli studenti e da un rinnovato patto educativo tra scuola, famiglie e istituzioni.
D’altronde, la sicurezza non si misura soltanto attraverso il numero dei controlli o la severità delle sanzioni, ma anche attraverso la capacità di una comunità scolastica di riconoscere e affrontare il disagio prima che si trasformi in violenza.









