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OPINIONI

Voi non avete idea di cosa vuol dire stare in classe con 25 adolescenti

Del caso della docente di 57 anni accoltellata da uno studente in provincia di Bergamo si è parlato tantissimo, e non soltanto per i contorni drammatici della vicenda. C’è chi ha dato la colpa al sistema e chi alla tecnologia, chi ha invocato sanzioni più severe e chi, invece, cerca di proporre un dibattito più articolato, che provi ad andare oltre la reazione immediata.

Fa parte di quest’ultimo gruppo la voce di Enrico Galiano che, in un video pubblicato su Facebook link esterno, ha parlato delle conseguenze di quanto avvenuto. Secondo il docente e scrittore, infatti, società e politica hanno lasciato i docenti da soli, limitandosi ad acclamarli a parole per poi sminuirne gli sforzi nel quotidiano. Inasprire le pene non ha senso, sostiene, ma c’è molto che si può fare per arginare e prevenire questi fenomeni, intervenendo prima che accadano.

Inasprire le pene non ha senso

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Di fronte ad avvenimenti tragici, come l’aggressione violenta di Trescore Balneario, la risposta istintiva di molti è aumentare le sanzioni. Inasprire le pene e aumentare i controlli possono sembrare soluzioni efficaci, sostiene Galiano, ma soltanto nel brevissimo periodo, senza incidere sulle cause profonde. E fa l’esempio degli Stati Uniti:

Mi fanno arrabbiare tutti quelli che dicono che bisogna inasprire le pene, che bisogna essere più severi, fare più controlli. Negli Stati Uniti è dal 1999 che hanno messo i metal detector nelle scuole, è dal 1999 che hanno inasprito le pene. È cambiato qualcosa? All’inizio sì, un po’, ma adesso si ha paura ad andare a scuola.

All’inizio si è visto qualche cambiamento, e poi praticamente nulla, tanto che negli USA sono tantissimi i casi di sparatorie nelle scuole, persino oggi. Cosa vuol dire ciò? Che l’inasprimento delle pene, da solo, non è sufficiente a prevenire fenomeni complessi come la violenza giovanile.

Secondo Enrico Galiano, la verità è che un adolescente in preda a disagi profondi o impulsi violenti non fa analisi razionali sulle pene che rischia. Non è questo il punto. Piuttosto che agire a danno fatto, è infinitamente più utile capire da dove nasce il problema e proporre una risposta sistemica, che vada oltre i sintomi e intervenga sulle cause.

Un problema che viene da lontano

D’altronde, continua il docente e scrittore, il disagio adolescenziale non è un’emergenza improvvisa, ma qualcosa che viene documentato da decenni. E di fronte a questo, società e politica stanno lasciando soli gli insegnanti, ignorando i segnali e delegando tutta l’educazione alla scuola. Questo lo sfogo:

Non avete idea di cosa vuol dire stare in classe con 25 adolescenti, perché se lo sapeste non parlereste così. Di questo disagio i neuropsichiatri ne parlano dal 2000, e voi ci state lasciando soli. O ammettete che a voi della scuola non interessa tanto, perché non è una vostra priorità, oppure fate davvero qualcosa.

Fare l’insegnante oggi vuol dire confrontarsi con un carico di ansia, crisi dell’attenzione, difficoltà di gestione emotiva che non ha precedenti, almeno per intensità e diffusione. Tantissimi dicono che gli insegnanti dovrebbero stare al primo posto, che sono dei veri e propri gladiatori, che sono professionisti da rispettare. Ma nel concreto cambia poco, perché alle parole non seguono interventi strutturali.

come prevenire la violenza

Se le pene non sono la soluzione, cosa può davvero cambiare la situazione attuale? Enrico Galiano propone delle misure che vanno oltre l’aspetto punitivo, invocato da molti, e hanno l’obiettivo di prevenire la violenza degli adolescenti, intervenendo sul disagio prima che si trasformi in comportamento estremo.

In particolare, continua il docente e scrittore, bisogna agire su tre punti fondamentali:

  • psicologo specializzato in ogni istituto, una figura stabile e formata per intercettare i segnali di disagio degli adolescenti prima che esplodano e diventino ingestibili;
  • educazione all’affettività e alle emozioni curricolare, che dedichi un’ora a settimana alla gestione delle emozioni tramite attività pratiche gestite da esperti, e non lasciate all’improvvisazione;
  • corsi obbligatori per i genitori, in particolare in presenza di segnali specifici, perché la scuola non può educare in modo efficace se le famiglie sono assenti o, peggio, remano nella direzione opposta.

Prevenire significa riconoscere il problema quando ancora non si è manifestato in modo evidente. Significa, secondo Galiano, investire davvero nella scuola intesa come comunità e non come fortezza, una strada senza dubbio complessa ma di fatto l’unica praticabile nel lungo periodo. Senza questa attenzione da parte della società e della politica, i docenti continueranno ad essere lasciati da soli nel loro ruolo, esposti a responsabilità sempre maggiori senza adeguati strumenti. Come, in fondo, accade già oggi.

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