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La DAD negli anni Sessanta: il maestro Alberto Manzi

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C’è un tesoro della storia italiana che purtroppo non è conosciuto quanto meriterebbe: il maestro Alberto Manzi. Il maestro Alberto nacque a Roma nel 1924 e fu il primo insegnante a fare didattica a distanza in televisione, negli anni Sessanta, con la sua trasmissione Non è mai troppo tardi.

In questa trasmissione televisiva, andata in onda dal 1960 al 1968, il maestro Alberto svolgeva delle vere e proprie lezioni in diretta televisiva. Il suo pubblico erano gli adulti che per varie ragioni non avevano potuto frequentare la scuola elementare e per questo non avevano imparato a leggere e scrivere. Per permettere a tutti di seguire la diretta, la trasmissione veniva messa in onda la sera.

Negli anni Novanta condusse anche un programma di insegnamento della lingua italiana per cittadini stranieri, in onda su Raitre.

Il suo metodo didattico era molto più all’avanguardia di quanto si possa credere! Il maestro Alberto usava immagini, filmati, disegni fatti da lui stesso e dimostrazioni pratiche. La sua umiltà, la sua gentilezza e i suoi modi raffinati ma affettuosi e mai distaccati bucavano lo schermo e arrivavano al cuore.

Lettura estratta da Nuovi Traguardi – Letture 5

Le parole di lode e sostegno ai suoi studenti, quando capitava che fossero ospiti nella trasmissione, incantavano letteralmente. Era il maestro che tutti vorremmo avere avuto: innamorato di ciò che insegnava e in grado di trasmetterlo, sempre incoraggiante e positivo di fronte a ogni più piccolo progresso.

Fu un insegnante che credeva, inoltre, nell’importanza dell’aggiornamento continuo. Si laureò in Biologia e poi in Pedagogia e Filosofia, insegnò in un carcere e non smise mai, per tutta la sua vita, di effettuare ricerche sulla psicologia nella didattica.

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Tuttavia non erano solo il suo modo di insegnare e il suo continuo aggiornarsi che rendevano unico e rivoluzionario il maestro: lo era anche il suo modo di considerare la valutazione. Il suo coraggio nel rifiutarsi di compilare le schede di valutazione, nel 1981, gli costò la sospensione dall’insegnamento. Alberto era contrario a questo tipo di valutazione. Le sue esatte parole furono: “Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”.

Meravigliosamente attuale, era cosciente che imparare è un viaggio e le sue tappe possono non essere uguali per tutti, e come l’apprendimento è in continuo movimento, così dovrebbe essere la valutazione. Una valutazione che non “marchia” ma accompagna.

Se qualcuno, qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, e io di voi.

Alberto Manzi

Il maestro Manzi ci ha lasciato nel 1997 ma i doni che ci ha lasciato non moriranno mai.

alberto manzi

Per gli insegnanti di oggi può essere un importante punto di riferimento e un esempio per non scoraggiarsi e non mollare in questo periodo delicato di DAD: moltissime persone, in Italia, presero la licenza elementare grazie a lui e questo esperimento didattico “a distanza” venne imitato in tantissimi paesi del mondo.

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Nell’attesa che le scuole riaprano anche in presenza è necessario tenere presente che anche nella didattica a distanza possiamo apportare significativi cambiamenti nella vita dei nostri alunni, essere presenti per loro e incoraggiarli. Il maestro Alberto Manzi ci credeva: molte persone oggi hanno imparato grazie a lui.

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11 commenti su “La DAD negli anni Sessanta: il maestro Alberto Manzi”

  1. Bellissima trasmissione.. Ero piccola ma non riuscivo a staccarmi dalla televisione.
    Ricordo i suoi disegni e quella lavagna su su cui scriveva

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  2. Il maestro Manzi, come dimenticare. Io lo seguivo con mia nonna Mindola che voleva imparare a scrivere il suo vero nome, Domenica. Grande esempio, davvero, di didattica a distanza. Grazie, Maestro.

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  3. Grande Maestro Manzi ha tramandato il sapere con rispetto, empatia e grande coinvolgimento per questo rimarrà il Maestro

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  4. In realtà due anni prima la Rai aveva iniziato le lezioni televisive per chi voleva conseguire la licenza media con ingessati professori di ogni materia! Fu il maestro Manzi però ad avere fama e successo per il suo metodo

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  5. Bisogna essere superficiali per paragonare la straordinaria esperienza del maestro Manzi con la moderna didattica a distanza. Target, strumenti, finalità diversi a livello didattico contano molto. Il problema della DAD non è lo strumento in sé, ma è come viene spesso utilizzato. La scuola lo scorso anno si è trovata impreparata. Quest’anno non è stato fatto quasi nulla per formare gli insegnanti, a parte la buona volontà personale di qualche docente o di un dirigente illuminato

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  6. A giudicare dal livello di alfabetizzazione del popolo italiano, temo che sporadici esempi di efficacia andragogica, ancorché lodevoli, non siano stati sufficienti.
    La didattica di oggi ha lo stesso problema. Troppe difficoltà strutturali vincono sulla buona volontà che potrebbero avere le persone (docenti e discenti).

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  7. Il maestro Manzi era così bravo che seppe insegnare a leggere e scrivere a tante persone adulte con grande volontà di imparare ciò che con la guerra e, spesso, con una vita fatta di lavoro e di stenti era stato loro negato. Niente a che fare con oggi.

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  8. Io ho imparato a leggere e scrivere con lui. Mio nonno mi diceva sempre di sedermi vicino a lui e imparare. Grazie Maestro, ho imparato bene ricordandomi anche dei più deboli m

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  9. E già. Gli analfabeti seguivano da tutta Italia e hanno imparato a leggere e a scrivere; qualcuno ha anche proseguito fino alla licenza media.

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  10. Sono anni che cerco disperatamente di rivedere le puntate ma non mi ascolta nessuno…
    Allora ero piccola e non perdevo una puntata del meraviglioso programma ma vorrei poterlo giudicare ora, da adulta e da docente. Non nascondo che vorrei anche rivivere quelle emozioni…

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