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Oggi 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità perché “non esiste progresso senza inclusione”

Si celebra oggi, 3 dicembre 2025, la Giornata internazionale delle persone con disabilità. È un appuntamento che esiste dal 1981, quando le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare un giorno alla consapevolezza sui diritti e sul benessere delle persone con disabilità. Dal 1993 questa ricorrenza è riconosciuta anche a livello europeo e si inserisce nel più ampio percorso verso l’inclusione, un impegno che negli anni è diventato sempre più concreto e condiviso, entrando a far parte dell’Agenda 2030.

Parliamo di un tema che tocca una parte enorme della popolazione mondiale. Più di un miliardo di persone vive con una forma di disabilità. In Italia, secondo una recente stima dell’Istat, le persone con disabilità sono più del 5% della popolazione. Numeri che da soli raccontano quanto sia urgente garantire pari opportunità di accesso all’istruzione, al lavoro, ai servizi essenziali e, soprattutto, a una piena partecipazione alla vita sociale e comunitaria.

Il tema scelto quest’anno dalle Nazioni Unite è “favorire società inclusive con le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale”, un concetto che nasce direttamente dal recente secondo vertice mondiale per lo sviluppo sociale, che si è svolto a Doha, in Qatar. In quell’occasione i leader mondiali hanno lanciato un messaggio forte e molto chiaro: non può esistere progresso sociale se le persone con disabilità non sono pienamente incluse, ascoltate e messe nelle condizioni di partecipare e contribuire alla vita della società. Il vertice stesso lo ha ribadito con forza, sottolineando come in molte parti del mondo esistano ancora ostacoli persistenti, come la maggiore esposizione alla povertà, le difficoltà nel trovare un lavoro dignitoso, le barriere che limitano l’autonomia e l’accesso alle tecnologie assistive.

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Su questa spinta si muove anche la celebrazione ufficiale di oggi presso la sede delle Nazioni Unite di New York, dove nella mattinata si confronteranno rappresentanti degli Stati membri, leader dell’ONU e attivisti. Un incontro pensato per trasformare le dichiarazioni in soluzioni e per ricordarci che l’inclusione non è mai un gesto simbolico, ma un percorso che richiede responsabilità, competenza e collaborazione.

Costruire una società capace di valorizzare le differenze e trasformarle in opportunità significa creare le condizioni perché ognuno possa sviluppare le proprie potenzialità e superare quegli ostacoli, spesso evidenti ma a volte meno visibili, che ancora limitano molte persone. È una responsabilità condivisa, che coinvolge istituzioni, scuola compresa, insieme alle comunità e ai cittadini ed è anche uno dei segnali più chiari della qualità democratica di un Paese.

LA DISABILITÀ NELLA SCUOLA ITALIANA

La scuola è uno dei luoghi in cui l’inclusione delle persone con disabilità si misura in modo concreto. Le scelte organizzative, la continuità del lavoro e la capacità di collaborare tra professionisti incidono direttamente sul percorso degli studenti. È in quest’ambiente che diventano evidenti tanto i passi avanti compiuti quanto le difficoltà che ancora richiedono attenzione.

“Vivere la disabilità ogni giorno rende tutto più complesso e parlare di inclusione nelle scuole resta ancora difficile” afferma Sonia Salvatore, mamma di un bambino autistico, insegnante di sostegno nella scuola primaria e presidente dell’associazione ETS “Il mondo di Diegosauro”. Tuttavia l’esperienza quotidiana nella scuola italiana mostra anche esempi di inclusione costruita giorno per giorno: “Molti colleghi collaborano davvero e costruiscono un buon lavoro di squadra”. Le criticità, però, restano evidenti: “Il sostegno è spesso percepito come una scorciatoia per entrare in graduatoria, più che come una scelta professionale convinta, e questo indebolisce l’efficacia dell’intervento”.

Per Sonia Salvatore un limite importante riguarda anche la formazione: “Oggi gli insegnanti di sostegno accedono al ruolo attraverso un corso di specializzazione, il TFA, che per un compito così delicato non basta, e servirebbe una laurea magistrale dedicata, più completa e coerente”. Colpisce inoltre che laureati in pedagogia, psicologia o scienze dell’educazione non possano accedere al percorso per la primaria, nonostante una preparazione già solida in ambito educativo. Sull’inclusione permane un equivoco ricorrente: “Non significa solo permettere a un alunno di restare in classe. Inclusione è garantire a tutti le stesse opportunità, con strumenti diversi in base alle necessità di ciascuno”. Un principio vicino all’UDL – Universal Design for Learning – che solo in parte trova applicazione nelle scuole italiane.

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La Collana StudiaFacile è stata progettata seguendo i principi dell’Universal Design for Learning, per una didattica inclusiva e accessibile a tutte le unicità presenti in classe. Progetto a cura della Dott.ssa Sonia Salvatore

“La strada è lunga, ma ogni giorno c’è chi si impegna per costruire un ambiente più accogliente e più giusto”. Da questo impegno nasce anche “Il mondo di Diegosauro”, l’associazione che Sonia Salvatore ha fondato partendo dalla propria esperienza di madre e di insegnante. “A un certo punto ho capito che avevo due possibilità: lamentarmi del sistema oppure provare a fare concretamente qualcosa. Ho scelto la seconda”. Il percorso con suo figlio Diego, diagnosticato da piccolo con un livello di supporto di tipo tre, non verbale fino ai sette anni, le ha mostrato quanto possano fare il lavoro costante, le strategie educative e la continuità degli interventi: “Siamo stati fortunati perché c’è chi mette lo stesso impegno e non ottiene gli stessi risultati”. Proprio per questo Sonia sente la responsabilità di condividere ciò che ha imparato, offrendo ad altre famiglie e insegnanti strumenti che possano facilitare il loro percorso: materiali didattici, supporto operativo e formazione.

Molto del lavoro della sua associazione nasce da questo approccio: creare connessioni, costruire ponti, favorire scambi tra docenti di diverse regioni. “Metto a disposizione tutto quello che posso, anche in PDF, ma la cosa più importante è la relazione che si crea. È lì che può nascere un cambiamento, anche piccolo, ma reale. Gli insegnanti hanno la possibilità di incidere davvero sul futuro di tanti ragazzi. Per questo è fondamentale dare il massimo, anche quando il sostegno non è stata una scelta programmata”.

Sonia Salvatore con suo figlio Diego

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