“Quando da ragazzi troviamo qualcuno che crede in noi, che oltre al lavoro e al programma di studi ti infonde fiducia e giustamente la chiede, può succedere di tutto”. Con queste parole Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha commentato la lettera aperta che una sua insegnante gli scrisse nel 1994.
Il cantautore ha condiviso la storia sul suo profilo Facebook
, trasformando un ricordo intimo e privato in una riflessione su quanto sia importante incontrare le persone giuste nel proprio percorso di crescita. Come la “prof Luisa Pinnelli”, sua insegnante di italiano al Liceo Malpighi di Roma e grande appassionata di Dante.
INCONTRARE L’INSEGNANTE GIUSTO È UN COLPO DI FORTUNA
Nel suo post, Jovanotti descrive i suoi anni di scuola superiore come “delicatissimi”. Il futuro cantautore era infatti un artista in erba, già proiettato verso il futuro e impaziente di sentire la campanella per correre in radio a fare il DJ. Eppure, ricorda con gioia quel periodo della sua vita, un sentimento che riemerge parlando della lettera:
È una lettera aperta che mi scrisse la mia prof di italiano del liceo, Luisa Pinnelli, che per me è stata fondamentale e spesso negli anni mi viene in mente. Perché incontrare un’insegnante come lei è una botta di fortuna che ti può svoltare la vita in quell’età in cui la vita è tutta davanti a sé.
Le lezioni della docente, continua Jovanotti, erano qualcosa di speciale, soprattutto per il modo in cui interpretava la Commedia di Dante come un viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità. Un approccio che il cantautore ritiene faccia ancora parte della propria personalità: la scoperta e la realizzazione di sé come tappe di un percorso individuale. Non a caso, “Dante ci dice cose della vita che serviranno a vivere, a guardare il mondo e a guardarsi dentro”.
LA LETTERA A JOVANOTTI DELLA PROF PINNELLI
Jovanotti ammette di essere venuto a conoscenza di quella lettera soltanto di recente, grazie a un amico che gli ha portato un ritaglio del giornale sul quale era stata pubblicata. E proprio la lettera è un documento di rara sensibilità.
La professoressa Pinnelli racconta di aver seguito Lorenzo “con attenzione e affetto” negli anni successivi al liceo, ascoltandone anche la musica. Ma non solo.
A colpire è anche la lucidità con cui la docente riflette sul ruolo dell’insegnante nel percorso di crescita degli studenti, anche di quelli particolarmente dotati come Jovanotti. Scrive nella lettera:
Ma temo di essere invadente: non vorrei davvero somigliare a Brunetto Latini che voleva imporsi come maestro a Dante, quando ormai non era più necessario. Né vorrei, come Ser Brunetto, appropriarmi minimamente del tuo successo né vantare meriti. Io sono solo una persona che ti ha voluto bene.
A chiudere la lettera c’è un augurio sincero e affettuoso, insieme alla speranza che le sue parole siano gradite. Trent’anni dopo, evidentemente, lo sono state.
QUANTO CONTA TROVARE QUALCUNO CHE CREDA IN NOI?
Per rispondere in breve alla domanda del titolo: tantissimo. Da un lato c’è l’effetto Golem, per cui, se ci si aspetta poco dai propri studenti, è probabile che si finisca per ottenere poco anche da loro, perché le basse aspettative rischiano di spegnerne il potenziale. Dall’altro lato c’è il suo opposto, l’effetto Pigmalione, che mostra come le aspettative positive di un insegnante possano influenzare favorevolmente il rendimento dei suoi studenti.
La riflessione di Jovanotti va però oltre queste considerazioni e tocca il lato umano della vicenda, riportando la questione su un piano profondamente personale. Conclude infatti il cantautore:
Questa lettera mi ha emozionato, perché quando da ragazzi troviamo qualcuno che crede in noi, che oltre al lavoro e al programma di studi ti infonde fiducia e giustamente la chiede, può succedere di tutto, perfino fare del proprio carattere un destino e un mestiere bello.
Un buon insegnante non è soltanto un docente, allora, ma anche un maestro di vita, che sa cosa fare e cosa non fare, quando esserci e quando lasciare spazio ai propri studenti. Ma senza scomparire mai davvero.









