Quello delle classi pollaio è uno dei problemi più discussi in ambito scolastico, soprattutto per la sua incidenza nella scuola secondaria di primo e secondo grado, in particolare nelle città. Per anni, la stessa espressione è diventata il simbolo dei mali della scuola italiana, nonché un banco di prova per le politiche scolastiche degli ultimi anni.
Ne parla Giuseppe Valditara, che tuttavia non si mostra preoccupato dal problema, a suo dire oggi di fatto inesistente. A margine di un evento tenutosi a Parma
, il ministro ha affermato che “le classi pollaio non esistono più nel nostro Paese, sono lo zero virgola qualcosa”. Ma è davvero così?
“LE CLASSI POLLAIO NON ESISTONO PIÙ“
Le parole di Giuseppe Valditara dipingono un quadro in cui il sistema scolastico italiano avrebbe finalmente superato una fase critica della sua storia recente. Secondo il titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, i casi di sovraffollamento delle classi avrebbero ormai percentuali residuali, statisticamente poco rilevanti. Si tratta di una posizione già ribadita nel corso di un question time
alla Camera dei Deputati:
Le evidenze empiriche dimostrano con chiarezza che gli esiti formativi degli studenti non dipendono dal numero di alunni per classe. Anzi, le indagini INVALSI indicano, come dimensione ottimale delle classi, una forbice compresa orientativamente tra i 20 e i 25 studenti, smentendo un luogo comune ampiamente diffuso.
Secondo questa interpretazione, i bassi livelli di apprendimento non sarebbero quindi legati alle dimensioni delle classi, che al contrario, entro determinati limiti, potrebbero avere un impatto positivo sul percorso degli studenti. Il problema riguarderebbe semmai il fenomeno della dispersione scolastica, continua il ministro, che richiede interventi concreti e mirati.
LOTTA ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA
L’idea di fondo è che la questione si sia spostata: per Valditara, non si tratta più di ridurre il numero delle classi pollaio, ma di contrastare gli abbandoni scolastici. In effetti, i numeri della dispersione scolastica sono in calo, anche se permangono alcune criticità nel Sud e nelle Isole. Un argomento affrontato dal ministro:
Visto che abbiamo portato a bordo tanti giovani che prima lasciavano la scuola, il vero tema è garantire competenze e conoscenze di qualità a tutti. Qui in Emilia abbiamo investito quasi due milioni di euro per la formazione e l’assunzione di insegnanti specializzati nell’insegnamento della lingua italiana a giovani stranieri
Allo stesso tempo, rimane alta l’attenzione sulla dispersione implicita, che riguarda gli studenti che, pur frequentando la scuola e arrivando al termine del percorso, non raggiungono i livelli minimi di competenza attesi. Anche in questo caso, sono necessari investimenti mirati, soprattutto nei territori più fragili.
DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO
Il quadro mostrato da Giuseppe Valditara, per quanto riguarda le classi pollaio, è quindi positivo. E, pur con qualche imprecisione e con le necessarie distinzioni tra i diversi ordini di scuola, i dati dell’anno scolastico 2024/2025 sembrano sostenere la sua posizione. Nel report sui “Principali dati della scuola
”, pubblicato nel settembre 2024, le classi sovraffollate risultano inferiori al 2% del totale, secondo i criteri utilizzati per rilevare il fenomeno.
Pur con forti differenze territoriali, come dimostrano il 3% registrato in Emilia-Romagna e lo 0,11% della Sardegna, il fenomeno mostra un andamento in discesa ormai da diversi anni. Si tratta comunque di percentuali che non escludono la presenza di situazioni critiche in singoli istituti o territori. Per Valditara:
Le cosiddette “classi pollaio” sono, pertanto, ormai un fenomeno del tutto residuale, limitato a casi eccezionali. Per esempio, nella scuola primaria sono solo lo 0,1 per cento in classe I e lo 0,5% in classe V.
A questo fenomeno ne va poi aggiunto un altro, che mette insieme la denatalità e il dimensionamento scolastico. Da una parte, il calo demografico comporta un numero inferiore di iscrizioni che, a sua volta, può contribuire a ridurre l’incidenza delle classi pollaio. Dall’altra, la diminuzione degli studenti può favorire processi di dimensionamento scolastico, ossia la riorganizzazione e l’accorpamento amministrativo delle istituzioni scolastiche, soprattutto quando queste non raggiungono determinate soglie dimensionali.
Con il problema delle classi pollaio ormai ridimensionato, insomma, se ne prospetta un altro, altrettanto insidioso, che insieme alla dispersione implicita rappresenta senza dubbio uno dei principali banchi di prova della scuola nel presente. E nell’immediato futuro.









