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EDUCAZIONE

Scuola vs famiglia? Semplici accorgimenti per favorire il rapporto famiglia e scuola

Basta ascoltare un qualunque servizio televisivo o leggere un articolo di giornale per renderci conto di quanto sia complicato il rapporto tra famiglia e scuola, e sì che sono passati decenni dall’emanazione dei Decreti sugli Organi Collegiali!

Eppure un rapporto sereno e costruttivo è alla base della crescita di quella stessa persona che per la famiglia è figlia/o e per i docenti  è alunna/o.

Senza la pretesa di rivelare una ricetta magica ma solo con il piacere di condividere alcune pratiche che, nel corso degli anni, si sono rivelate efficaci, ecco un vademecum dal quale potete trarre qualche spunto.

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L’assemblea di classe

1- Impariamo a organizzare lo spazio. Diversi studi sono stati fatti sulla disposizione dei banchi durante la lezione, prendiamoli come possibili indicazioni per favorire la relazione. Predisponiamo l’aula disponendo le sedie a semicerchio dove i genitori potranno sedersi, mentre, a turno, noi insegnanti ci metteremo al centro in piedi per introdurre i vari argomenti. Concluso il nostro intervento sediamoci su una delle sedie disposte a semicerchio e invitiamo i genitori a intervenire. Non tutti i nostri incontri devono risolversi in un noi contro loro ma possono (devono!) concretizzarsi anche percettivamente come un momento di incontro e confronto.

2- Attiviamo l’ascolto e il confronto. A inizio anno molti Istituti inviano alle famiglie il calendario delle assemblee di classe, una prassi lodevole perché consente alle famiglie di organizzarsi con gli impegni quotidiani. Ricordiamoci però di fare un remind: non è sempre facile districarsi tra le tante incombenze.

Oltre a questo, può essere utile presentare anche i punti del giorno così che i genitori sappiano di cosa parleremo e potranno prepararsi e fare interventi mirati. E perché non coinvolgere il nostro rappresentante di classe chiedendo se c’è qualche argomento su cui i genitori vorrebbero avere qualche chiarimento o informazione in più?

Altra pratica interessante è quella di proporre, oltre ai consueti punti all’odg, un tema da dibattere insieme: ad esempio in classe prima si potrebbe parlare di autonomia, in terza di metodo di studio, in quinta di bullismo e cyberbullismo.

Forniamo magari qualche articolo interessante e chiediamone anche a loro, in questo modo inizieremo a conoscerci davvero.

3- Un nuovo arrivo. È molto frequente che nelle nostre classi ci siano inserimenti di nuove/i alunne/i in corso d’anno. Ma come ne parliamo in assemblea di classe?

Vi proponiamo un gioco: scopri le differenze.

Presentazione A. Insegnante: “È stata/o inserita/o una/un nuova/o alunna/o. Questo avrà come effetto un rallentamento del programma, richiederà a noi insegnanti di dedicare tutte le risorse per favorire l’inserimento, l’apprendimento della lingua… e di conseguenza basta uscite, basta progetti.”

Presentazione B. Insegnante: “Come avete visto, la nostra famiglia si è allargata. Non solo di numero ma di lingue, culture, occasioni. Per tutti e tutte ci sarà un amico, un’amica in più. Ci sarà la possibilità di imparare una nuova lingua, di usare la propria per farsi capire, per spiegare, per sostenere. Progetti e uscite proseguiranno perché si impara una nuova lingua nella relazione con gli altri. Il programma non solo non sarà rallentato, ma verrà approfondito e presentato anche in forme meno consuete.”

Secondo voi, quale delle due presentazioni rassicurerà le famiglie e renderà più semplice per tutti e tutte un percorso di accoglienza?

Il colloquio individuale

4- Organizziamo i tempi. Fatta la premessa che questo è il momento più atteso dalla famiglia, proviamo a far sì che non si risolva in ore di attesa nei corridoi e in 3 minuti di colloquio o meglio di soliloquio in cui a parlare siamo solo noi insegnanti.

Prima di tutto, organizziamoci in modo da prevedere un tempo congruo, pianifichiamo orari e nominativi e presentiamo la nostra proposta al rappresentante di classe con la richiesta di indicarci eventuali cambiamenti in tempo utile. E soprattutto, quando ci saranno i colloqui, cerchiamo di attenerci agli orari indicati: sforare di qualche minuto è comprensibile, ma far aspettare troppo tempo genera incomprensioni e malumori.

Infine, anche se questo suggerimento può apparire banale, mettiamo qualche sedia fuori dalla porta dell’aula così che chi aspetta possa sedersi. È un segno tangibile che stiamo pensando a tutti!

5- Solo problemi? Anche qui giochiamo a scopri le differenze.

Colloquio A. Insegnante: “Purtroppo vostro/a figlio/a X continua a non fare i compiti, si vede che a casa è poco seguito/a. Anche in classe si impegna poco, non ha i materiali, disturba in continuazione. Certo che se continua così, dovremo prendere dei provvedimenti.”

Colloquio B. Insegnante: “E allora cosa ci raccontate di X? Cosa vi racconta a casa di quello che facciamo a scuola? Vi ha detto che ha ricevuto un sacco di complimenti per come ha letto? Si vede che si è allenato a casa e ci ha anche detto che non ha impiegato tanto tempo! In effetti basta poco, togliendo un po’ di tempo alla tv e ai videogiochi per dedicarlo ai compiti, avrà un sacco di soddisfazioni. Vogliamo provarci?”

Secondo voi, quale dei due colloqui farà sentire i genitori più sereni e fiduciosi verso X?

6- L’importanza di essere precisi. Quando accogliamo studenti e studentesse in formazione, vediamo che utilizzano la pratica del diario di bordo dove registrano tutto quello che accade. Sicuramente anche noi scriviamo sull’agenda i fatti più eclatanti ma riprendere questa sana abitudine del diario ci aiuterebbe molto.

Non solo per renderci conto dei progressi di alunne/i e dei loro bisogni, ma per essere oggettivi nella nostra comunicazione con le famiglie. Questo rassicura anche sull’effettiva portata delle situazioni: ci sono genitori che si preoccupano che il/la proprio/a figlio/a non giochi con gli altri, che venga preso in giro, o che non sia ascoltato abbastanza. Rispondere indicando con precisione situazioni, momenti, comportamenti in cui la relazione o la socialità siano state positive, fa capire quanto la nostra attenzione sia autentica.

7- Il rispetto. Nella scuola occasioni per un confronto sono sempre previste e sono sempre auspicabili e realizzabili. Ma forse a un tipo di confronto possiamo anche dire di no. Parlare di un/a bambino/a fuori dal cancello della scuola, in presenza di altri genitori e, ancor peggio, del soggetto interessato, è una mancanza di rispetto.

Se proprio è assolutamente necessario, invitiamo il genitore a entrare a scuola, chiediamo a un collaboratore di intrattenere il/la bambino/a e confrontiamoci. Se, invece, urgente non è, richiediamo un colloquio: in questo modo avremo il tempo necessario e la giusta serenità per un confronto tra adulti.

I compiti per casa

8- Guardare con occhi diversi. Quello dei compiti a casa è un tasto dolente, non a caso c’è abbondanza di normativa e di richiami, ma è anche uno dei punti che compare spesso nei PTOF, nei Patti formativi, … Quello che vi suggeriamo è di guardare il genitore. Guardarlo davvero. Genitori che svolgono lavori impegnativi; che non padroneggiano la lingua; che non hanno la necessaria calma e concentrazione con il mutuo che incombe e le difficoltà economiche; che non dispongono di una rete familiare di supporto o che non possiedono con sicurezza le conoscenze necessarie per aiutare il/la proprio/a figlio/a nello studio. Farli sentire anche in colpa non aiuta.

9- I compiti accessibili. È probabilmente superfluo dire che è necessario dare compiti accessibili così che alunni e alunne possano svolgerli in autonomia, ma ricordarlo può essere utile.

Altra strategia efficace, che alcuni libri di testo hanno fortunatamente adottato, è quella di far scrivere accanto al compito assegnato la pagina del libro di testo dove è possibile trovare spiegazioni, suggerimenti ed esemplificazioni per svolgere in autonomia l’attività richiesta.

10- La correzione. La correzione in classe dei compiti svolti a casa è un momento fondamentale. Infatti, non basta assegnare un’attività: è necessario verificare insieme il lavoro svolto affinché  alunni e alunne possano comprendere i propri errori e consolidare gli apprendimenti.

Correggere i compiti permette a noi insegnanti di accertare se gli argomenti sono stati compresi e di intervenire in caso di difficoltà. Inoltre, gli/le alunni/e hanno l’opportunità di confrontarsi, chiarire eventuali dubbi e imparare dagli errori, che diventano così occasioni di crescita.

Un altro aspetto importante riguarda la motivazione. Quando il lavoro svolto a casa viene corretto e valorizzato, bambini e bambine comprendono che il loro impegno è significativo e sono incoraggiati a svolgere i compiti con maggiore responsabilità.

E soprattutto tra scuola e famiglia avremo creato un ponte: non più un noi contro loro ma un noi insieme, scuola e famiglia, per loro, bambini e bambine.

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