Con il ritorno della geografia e una maggiore attenzione all’intelligenza artificiale, le nuove Indicazioni Nazionali pubblicate dal MIM
promettono di cambiare i programmi e la didattica dei licei. Le novità sono tante, tra cui una particolare attenzione alla letteratura e alcune scelte destinate a far discutere.
Fra queste c’è senza dubbio la decisione di eliminare lo studio dei Promessi sposi dal primo biennio del liceo, per spostarlo più avanti nel percorso scolastico. Le modifiche riguardano anche la Divina Commedia di Dante, che avrà uno spazio ridotto ma, assicurano da Viale Trastevere, manterrà la medesima importanza.
I PROMESSI SPOSI TOLTI DAL BIENNIO
Come fa notare un approfondimento di Repubblica
, I promessi sposi di Alessandro Manzoni non sono più considerati un classico vicino alla sensibilità linguistica degli studenti di oggi. La lingua utilizzata nell’opera rappresentava un modello di riferimento nell’Ottocento e nel primo Novecento, e questo ne giustificava l’inserimento precoce nei programmi scolastici. Oggi, invece, il romanzo rischia di rappresentare un ostacolo per gli adolescenti, allontanandoli dal piacere della lettura.
In alternativa, secondo le nuove Indicazioni Nazionali, i docenti potranno sostituire I promessi sposi con testi meno complessi dal punto di vista linguistico, ma ugualmente importanti per la storia della letteratura italiana e mondiale. Via Manzoni, quindi, e benvenuti Alberto Moravia ed Elsa Morante, Italo Calvino e Stefano Benni, Emily Brontë e Philip K. Dick, Agatha Christie e Stephen King, e così via.
Lo studio dell’opera manzoniana non scompare, ma viene posticipato al quarto anno del liceo, dove peraltro trova una collocazione più coerente con il quadro storico-letterario dell’Ottocento. E dove gli studenti, scampati al pericolo del biennio, potranno anche apprezzarla maggiormente.
“IMPORRE LA LETTURA DE I PROMESSI SPOSI A SCUOLA FA MALE A TUTTI”
Se I promessi sposi trovano una nuova collocazione, servono anche altri autori che possano avvicinare i giovani studenti alla lettura. Da questo punto di vista, le nuove Indicazioni Nazionali per i licei chiedono ai docenti di garantire la lettura di almeno 6-8 libri nel primo biennio, un numero che sale a 8-10 nel secondo.
Di fronte alla proposta del ministero, riporta sempre Repubblica, le reazioni non sono state unanimi, segno di un dibattito ancora molto vivo sull’argomento. Un docente, per esempio, commenta così il cambiamento:
Sono d’accordo, perché gli studenti al secondo anno non sono in grado di capire un romanzo di quella complessità e la lettura si riduce ai pochi capitoli svolti in classe.
Studiare Manzoni al biennio, insomma, rischia di significare studiarlo male. E un’altra docente rincara la dose: “Imporre la lettura de I promessi sposi a scuola fa male a tutti, soprattutto a Manzoni”. C’è anche chi lamenta il poco tempo che rimarrà al quarto anno per affrontare la letteratura italiana dell’Ottocento e chi, invece, non usa mezzi termini: “Non mi avrete mai. Chi non fa I promessi sposi è povero e non lo sa”.
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MENO DIVINA COMMEDIA AL LICEO
Anche Dante non è escluso dalla revisione operata dal MIM, soprattutto per quanto riguarda la sua opera più conosciuta. La Divina Commedia mantiene un ruolo centrale nel percorso scolastico degli studenti, ma con un approccio in parte diverso. Le nuove Indicazioni Nazionali ne raccomandano la lettura soprattutto durante il terzo e il quarto anno, seguendo alcune linee guida specifiche:
- non ci sarà un numero fisso di canti da leggere e studiare;
- sarà consigliato scegliere brani da tutte e tre le cantiche;
- l’opera dovrà essere contestualizzata dal punto di vista storico e letterario.
L’obiettivo del ministero è chiaro e, per certi versi, anche comprensibile. Da un lato c’è l’esigenza di alleggerire un carico di studio considerato anacronistico, dall’altro c’è però il rischio di una semplificazione eccessiva. Che potrebbe privare gli studenti degli strumenti necessari per affrontare la complessità. Soltanto il tempo dirà se le nuove Indicazioni Nazionali riusciranno davvero ad avvicinare i giovani alla lettura e alla letteratura.
Se quindi è vero che il pensiero critico si allena anche attraverso l’incontro, e talvolta lo scontro, con ciò che è complesso, non bisogna dimenticare che alle grandi opere della nostra letteratura ci si può avvicinare già a partire dalla scuola primaria. Esistono risorse, come Renzo e Lucia
e Sulle tracce di Dante
, che hanno proprio questo obiettivo: rendere familiari i classici e preparare gli studenti ad affrontarne lo studio. Che sia poi nel primo biennio del liceo o nel secondo.









