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LETTERATURA

Barbero lancia la petizione per salvare “I Promessi Sposi”

Non accennano a fermarsi le polemiche sulle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei link esterno. Le critiche si sono concentrate in particolare sulla proposta di togliere la lettura dei Promessi Sposi dal secondo anno e spostarla al quarto. Al loro posto verrebbero introdotte letture considerate più “semplici”, ritenute quindi più accessibili per gli studenti del biennio.

La reazione del mondo accademico e scolastico non si è fatta attendere, fra cui spicca una petizione lanciata da Alessandro Barbero e già arrivata a decine di migliaia di firme. Secondo il docente, oggi in pensione, la decisione rischia di svuotare il biennio di uno strumento centrale per la formazione culturale e per lo sviluppo del pensiero critico degli studenti.

Via i Promessi Sposi dal biennio

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Se i relatori delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei spiegano la scelta facendo riferimento a una maggiore maturità degli studenti del triennio, la petizione lanciata da Alessandro Barbero link esterno affronta invece la questione da un punto di vista diverso. E parte da un aspetto molto concreto, legato all’organizzazione del curricolo e dei tempi scolastici.

Durante il secondo anno, infatti, la struttura del programma di italiano consente ancora di dedicare al romanzo di Manzoni il tempo necessario per una lettura integrale e approfondita. Al quarto anno, invece, lo studio della letteratura italiana procede a ritmo molto più serrato, attraversando numerosi autori e movimenti letterari. In questo contesto, il tempo per lavorare davvero su un’opera complessa si riduce inevitabilmente, con il rischio di trasformare la lettura in un passaggio rapido e frammentato.

A chi inoltre teme che i Promessi Sposi siano ormai una lettura vetusta o troppo distante dalla sensibilità dei giovani, i promotori della petizione oppongono una visione molto diversa dell’opera, sottolineandone l’attualità culturale ed educativa. Queste le loro parole:

I temi sollevati dai Promessi sposi – la ricerca della giustizia, la soluzione delle controversie senza il ricorso alla violenza, la critica coraggiosa al potere, la libertà di scegliere la persona da amare – sono temi che continuano a farne un classico anche per il nostro tempo.

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I vantaggi della “lettura lunga”

Spostare un testo ritenuto “complesso” più avanti nel percorso scolastico degli studenti è una tentazione comprensibile. I tempi cambiano, cambiano le abitudini di lettura, si diversificano i livelli di competenza degli studenti e, di conseguenza, anche la scuola è chiamata ad adattarsi. Ma siamo sicuri che la soluzione sia un generale abbassamento del livello delle proposte culturali?

Secondo il rapporto OCSE-PISA link esterno, per esempio, l’abitudine ad affrontare testi lunghi e strutturati rappresenta un elemento importante per il successo formativo degli studenti. In altri termini, gli studenti che leggono abitualmente testi di almeno 101 pagine ottengono risultati mediamente superiori rispetto a chi si confronta soltanto con testi brevi o frammentati.

E le conclusioni non cambiano neppure osservando la letteratura scientifica sull’argomento. Uno studio link esterno, pubblicato sul Journal of Experimental Child Psychology, ha evidenziato una correlazione fra la lettura di narrativa e una maggiore capacità di comprendere emozioni, intenzioni e pensieri degli altri, cioè competenze legate anche allo sviluppo dell’empatia e della comprensione sociale.

Un altro studio link esterno, pubblicato su Reading Psychology, ha invece affrontato la questione anche dal punto di vista scolastico e relazionale. Secondo i ricercatori, infatti, partecipare a una comunità di lettura in classe favorisce il benessere psicologico degli studenti, il confronto tra pari e la crescita personale, rafforzando anche il coinvolgimento nei processi di apprendimento.

Difendere Manzoni è difendere la scuola

Al di là dei dati, il punto centrale resta proprio il passaggio della petizione citato in precedenza, che insiste sulla modernità del romanzo di Alessandro Manzoni. È vero, nel corso dei decenni la forma linguistica si è progressivamente allontanata dall’italiano parlato dai giovani di oggi, ma il nucleo dei temi affrontati dal romanzo continua a restare estremamente contemporaneo.

E merita di essere affrontato in modo adeguato anche nel biennio dei licei, cioè in una fase importante della costruzione delle competenze linguistiche, interpretative e argomentative degli studenti.

I meccanismi del potere, la giustizia che non funziona, le dinamiche collettive della paura e persino i deliri della folla sono temi profondamente attuali, anche se raccontati attraverso un italiano che ha quasi due secoli. Per non parlare dell’esperienza della pandemia, che tutti abbiamo vissuto in forme diverse e che rende ancora più immediati alcuni passaggi del romanzo manzoniano.

Il problema, semmai, è un altro. Dire che un testo è “troppo difficile” e sostituirlo con uno “più semplice” rischia di suonare come una resa culturale dell’intero sistema scolastico. La lettura è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo personale, linguistico e culturale degli studenti, anche quando il rapporto con un libro diventa incontro e scontro allo stesso tempo.

La petizione chiede di mantenere i Promessi Sposi al secondo anno del liceo anche, e soprattutto, per quella loro presunta “difficoltà”. Non si tratta soltanto di posticipare un autore che andrebbe comunque affrontato nel percorso scolastico, ma di scegliere con attenzione sia il momento didatticamente più efficace per proporlo, sia il modo in cui accompagnarne davvero la lettura.

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