Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
BULLISMO

Con la letteratura si combatte il bullismo

Il 7 febbraio si celebra la Giornata Mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, per offrire a noi tutti l’occasione di interrogarci su un fenomeno ancora troppo diffuso e in crescita costante. Un modo per approfondire questi argomenti ce lo offre il filosofo Umberto Galimberti, tramite il suo libro “La parola ai giovani”.

La letteratura narra storie per farci conoscere cos’è l’amore, il dolore, la noia, il senso della vita… Ma, quando non si conoscono i sentimenti, il terribile è già accaduto

Umberto Galimberti

All’interno della sua opera, Galimberti analizza più di settanta lettere che raccolgono le testimonianze di ragazzi tra i 18 e i 30 anni di età, al fine di rintracciare il filo rosso che legherebbe i loro casi al tema e ai motivi scatenanti del bullismo. Nelle sue deduzioni, il professore riconosce come costanti uno sfondo di generica povertà culturale e la diffusa rassegnazione circa l’incertezza per il futuro. Sarebbe proprio la condizione di precarietà a indurre i ragazzi a sfogare le loro insicurezze attraverso atti di bullismo, determinando una evidente carenza di “educazione emotiva” nel loro patrimonio educativo.

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Il gruppo come porto sicuro per i giovani

Concluse le contestazioni del ’68, i ragazzi hanno messo da parte il concetto di gruppo per esaltare l’idea dell’io, promuovendola al punto da farne scaturire le sfumature più estreme. La realtà sociale di aggregazione, che fosse quella dei partiti, della scuola o altro, si è sfibrata fino a ridursi al concetto primitivo, e un po’ tribale, di banda. Per Galimberti, l’unico paradigma semantico che permette ai ragazzi di associarsi nell’idea di un “noi” è al giorno d’oggi, per l’appunto, la banda.

Ed è attraverso atti di bullismo che confermano la loro appartenenza a una banda, che ciò avvenga negli ambienti scolastici, allo stadio o fuori dai locali alla fine di un’uscita serale. Il leitmotiv risalta nella violenza con cui il gruppo schiaccia i più deboli e nella radicale esaltazione di una sessualità precoce, nel bisogno di esibire le imprese di cui ci si è resi protagonisti tramite i cellulari e sul web, affinché emerga come un vanto.

Il compito delle famiglie

Se da un lato è facile associare a un bullo il background di un contesto famigliare disagiato, è altrettanto vero che l’assenza dei genitori nei ceti alto-borghesi contribuisce a insinuare lo spettro del bullismo anche negli ambienti economicamente più agiati. Galimberti afferma che il dialogo con i giovani rappresenta una delle chiavi di volta per affrontare e risolvere il problema.

Il diffondersi delle baby-gang è, infatti, spesso correlato all’assenza di un canale di comunicazione con i genitori e, più in generale, con gli adulti e con la scuola. Nei confronti con gli adolescenti, occorre che gli adulti si dimostrino fermi e stabili, poiché i ragazzi sono “figli” dei genitori, non loro amici. Il concetto riferisce a un meccanismo psicologico collegato al complesso di Edipo: se il ragazzo non supera la naturale predisposizione alla competizione psicologica con i propri genitori, egli riverserà lo spirito della lotta nel mondo che lo circonda.

Per questa ragione, Galimberti sottolinea l’importanza di non interrompere mai il dialogo con i giovani.

La letteratura come strumento di educazione ai sentimenti

I sentimenti non sono una costruzione emotiva naturale: sono frutto di un approccio culturale, o di una risonanza, che devono essere insegnati. Un tempo erano le fiabe ad avvicinarci a ciò che è bene e ciò che è male, ed è per questa ragione che le scuole assumono un ruolo rilevante nella lotta al bullismo. L’autore pone l’attenzione sul bisogno di educare i ragazzi, più che riconoscere agli ambienti scolastici un semplice, e limitante, scopo istruttivo: sta agli insegnanti permettere agli studenti di distinguere le pulsioni dalle emozioni, e di tracciare linee nette e precise nelle differenze tra il corteggiamento e la violenza, tra lo scherzo e l’umiliazione, anche con sfumature crude e rabbiose, ai danni di qualcun altro.

“Eppure tutti sappiamo che il sentimento – a differenza dell’impulso (stadio a cui si arresta la psiche dei bulli) e dell’emozione – non ci è dato per natura, ma si acquisisce per cultura, come ci insegna la storia”. Perché ciò si renda possibile, occorre far sì che la persona dietro l’allievo emerga, al punto da renderla conscia della

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Anche la Francia vieta i social ai minori di 15 anni, Macron esulta: “Finalmente protetti i nostri bambini”

Francia vieta i social

La Francia ha deciso di intervenire con forza sul rapporto fra minori e social media. L’Assemblea Nazionale ha infatti approvato un disegno di legge che introduce il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. Si tratta di una misura che, pur dividendo l’opinione pubblica, non può essere certo definita una “sorpresa”. Con 130 voti a favore e soltanto 21 contrari, la proposta approvata ha reso la…

Schettini: “Gli insegnanti sono professionisti da rispettare, non avversari da denunciare se bocciano i propri figli”

professionisti da rispettare

Il rapporto fra genitori e insegnanti è sempre stato molto delicato, soprattutto oggi. Da un lato c’è il ruolo dell’istituzione scolastica, che deve educare e istruire i giovani; dall’altro c’è la necessità di costruire fiducia reciproca con le famiglie. E quando il patto si incrina, sono sempre gli studenti a pagarne le conseguenze. A riportare la questione al centro del dibattito è Vincenzo Schettini, docente e fondatore del progetto La…

La lingua italiana si sta impoverendo, troppo inglese e troppe parole orribili. È tutto in mano ai prof, ma hanno troppa burocrazia e poco tempo per la didattica

lingua italiana si sta impoverendo

La lingua italiana di oggi è molto diversa da com’era anche soltanto qualche decennio fa. È normale che un linguaggio naturale si trasformi, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali, ma non tutte le trasformazioni sono necessariamente positive. In un mondo sempre più globalizzato, il rischio è che l’evoluzione porti a impoverimento, perdita di precisione, rinuncia alla complessità. A sostenere questa posizione è Gian Luigi Beccaria, uno dei più autorevoli linguisti…

Un insegnante che conosce solo la propria materia non è un insegnante

propria materia

La scuola non è soltanto un luogo deputato all’apprendimento formale, ma spesso rappresenta uno dei pochi spazi in cui gli studenti possano vivere esperienze positive di socialità. Forse addirittura l’unico, se si considera l’impatto dei social media sulle nuove generazioni e sulle nuove forme di interazione mediata. A ricordare il ruolo della scuola è Daniele Novara che, in relazione alla crescente violenza giovanile, in un’intervista al Corriere della Sera critica…

Il registro elettronico è il male assoluto, ha reso i genitori ossessionati dal controllo

male assoluto

Filippo Caccamo non è nuovo a riflessioni sulla scuola contemporanea. Docente e comico, da anni racconta il mondo dell’istruzione alternando ironia a critica sociale, con l’obiettivo di mettere a fuoco questioni vissute ogni giorno da insegnanti, studenti e famiglie. Proprio di recente, ospite al PoretCast di Giacomo Poretti , Caccamo ha parlato di uno degli strumenti più discussi degli ultimi anni in ambito scolastico. Definito senza mezzi termini come il…

La Danimarca cambia idea sul digitale a scuola, tornano libri, quaderni e appunti scritti a mano

danimarca cambia idea sul digitale

Da anni i Paesi del Nord Europa sono considerati modelli di innovazione, soprattutto per quanto riguarda la didattica digitale. Alfabetizzazione tecnologica, uso di smartphone e tablet in classe, proiezione verso il futuro sono diventati nel tempo capisaldi di un certo modo di intendere la scuola. Eppure, qualcosa è cambiato. Di recente, la Danimarca ha deciso di ripensare la digitalizzazione dell’istruzione, promuovendo allo stesso tempo una riduzione strutturale dell’uso dei dispositivi…

Per Roberto Vecchioni l’Italia non è un paese per giovani perché non permettiamo loro di sbagliare e non li ascoltiamo nemmeno

Italia non è un paese per giovani

Roberto Vecchioni si è trovato spesso a parlare del ruolo delle nuove generazioni in un mondo sempre più complesso, del valore di una buona istruzione e del ruolo dei genitori. Di recente, lo ha fatto anche nel corso di una conversazione con Radio 105 e di un’intervista al quotidiano Il Mattino. Secondo il cantautore ed ex insegnante, è difficile considerare l’Italia un Paese per giovani: questi ultimi non solo non…

Parliamo tanto dei social vietati agli alunni, ma io li toglierei agli adulti, viste le cose che leggo

social vietati agli alunni

Nel corso di una recente intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero , Emanuela Fanelli ha condiviso con i lettori ricordi personali e riflessioni sul presente che stiamo vivendo. Si tratta di parole che colpiscono perché arrivano da un’attrice e comica amatissima dal pubblico, ma che affondano le radici in un’esperienza concreta, spesso poco conosciuta: quella da insegnante nella scuola dell’infanzia. Fanelli ha infatti raccontato il periodo in cui lavorava come…

“Mi fanno fare di tutto tranne che insegnare”: lo sfogo di un docente che vuole lasciare la scuola italiana

sfogo di un docente

“Sono un docente, e dopo vent’anni di carriera spesi a dare (e a sopportare) tutto per amore di ciò che amo, ho capito che vorrei cambiare lavoro”. Inizia così la lettera aperta che Marco Redaelli, insegnante di 45 anni, ha inviato al Corriere della Sera , in cui emerge con forza un malessere diffuso nella scuola italiana. Le parole di Redaelli non rappresentano infatti lo sfogo isolato di un singolo,…

Il latino era una lingua universale, forse anche meglio dell’inglese di oggi

lingua universale

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare del latino a scuola, non soltanto al liceo classico e al liceo scientifico ma anche alle scuole secondarie di primo grado. In più occasioni, il ministro Valditara ha definito positivamente questo ritorno e dei vantaggi del suo insegnamento, ma in generale il dibattito appare ancora troppo legato all’idea di “utilità”. A offrire uno sguardo più profondo su quanto il latino sia importante…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X