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APPRENDIMENTO

Forse è arrivato il momento di accettare che la scuola dovrebbe iniziare più tardi

La giornata di bambini e adolescenti comincia più o meno nello stesso modo: ci si sveglia (o ci si fa svegliare), ci si prepara e si va a scuola. E, visti gli orari in cui si entra in classe, non è raro vedere espressioni ancora addormentate, mancanza di energia e difficoltà a mettersi davvero in moto nelle prime ore della mattina.

Se è vero che durante l’adolescenza l’orologio interno si sposta in avanti, è naturale chiedersi se non sia meglio spostare in avanti anche l’orario di ingresso a scuola. A sostenerlo è un esperimento condotto in Svizzera, che ha misurato i risultati scolastici di alcuni studenti che hanno potuto decidere quando entrare in classe. Con risultati che non sono sorprendenti, ma che aiutano a capire meglio quanto il sonno incida davvero sull’apprendimento.

Entrare più tardi fa bene?

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Si tratta di una domanda che ormai circola da tempo, ma alla quale non è semplice dare una risposta definitiva. Prova a farlo uno studio dell’Università di Zurigo, pubblicato sul Journal of Adolescent Health link esterno, in cui i ricercatori hanno analizzato il caso della scuola secondaria di Gossau, nel Canton Zurigo.

Qui è stato introdotto un sistema che permette agli studenti di scegliere se entrare a scuola alle 7:30 o alle 8:30. E, con lo stupore di nessuno, il 95% degli studenti ha scelto di posticipare l’ingresso in classe, in modo da guadagnare in media circa 45 minuti di sonno in più a notte. Un dato che può sembrare limitato, ma che in realtà è significativo, perché anche meno di un’ora di sonno in più può incidere su attenzione, memoria e capacità di concentrazione.

L’esperimento ha quindi rilevato:

  • miglioramento del benessere psicofisico generale;
  • maggiore facilità a prendere sonno la sera;
  • incremento del rendimento scolastico.

In particolare, gli studenti hanno registrato risultati migliori in materie come l’inglese e la matematica, spesso considerate più impegnative. D’altronde non è un mistero che il sonno e le pause, prese nei momenti giusti, permettono un apprendimento più profondo e duraturo, perché favoriscono la rielaborazione delle informazioni.

i benefici

Anche la Francia si sta muovendo in questa direzione, tanto che l’ex ministra dell’istruzione Anne Genetet ha lanciato un appello sul quotidiano Le Monde link esterno. L’idea sarebbe quella di spostare l’inizio delle lezioni alle 9:00 in tutte le scuole medie e superiori del Paese, proprio per via dei ritmi circadiani degli adolescenti, cioè dei loro cicli naturali di sonno e veglia.

Durante la pubertà, spiegano i firmatari, la secrezione di melatonina avviene circa due ore dopo rispetto agli adulti, e di conseguenza gli adolescenti vanno a letto più tardi. Chiedere a un sedicenne di essere concentrato alle otto del mattino significa quindi non prendere in considerazione i suoi ritmi biologici e pretendere prestazioni in un momento in cui il cervello non è ancora pienamente attivo.

Insomma, secondo i firmatari gli orari attuali sono in contrasto con la maturazione del sistema circadiano dei più giovani. Allo stesso modo, è normale chiedersi se basti posticipare l’orario di entrata a scuola, ma ciò non vuol dire studiare meno o ridurre il carico di lavoro. Basterebbe riorganizzare la giornata scolastica, mantenendo gli stessi contenuti ma distribuendoli in modo più coerente con i ritmi degli studenti.

La situazione in Italia

Abbiamo visto il caso della Svizzera e la proposta in Francia, ma cosa succede in Italia? Se nella scuola del Canton Zurigo si entra alle 7:30 e in Francia l’orario oscilla fra le 7:30 e le 8:00, il nostro Paese ha ritmi leggermente diversi. Nelle scuole italiane gli studenti entrano in classe fra le 8:00 e le 8:30, orario che garantisce un piccolo margine di riposo in più. Basta questo per considerare risolta la questione? Non proprio.

Fermo restando che in Italia non ci sono proposte strutturate come quelle descritte, bisogna considerare la situazione nel suo insieme. Da un lato, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda almeno 8-10 ore di sonno a notte link esterno per gli adolescenti fra 14 e 17 anni. Dall’altro lato, invece, la diffusione di smartphone e social media ha introdotto il fenomeno del “vamping”, cioè la tendenza a rimanere svegli fino a tarda notte utilizzando dispositivi elettronici.

A questo si aggiunge l’effetto della luce blu degli schermi, che ritarda ulteriormente la produzione di melatonina e rende ancora più difficile addormentarsi. Come si vede, la situazione è molto complessa: se rendere più flessibile l’ingresso a scuola può essere utile, non è certo la soluzione definitiva. Posticipare la campanella ha senso soltanto se si interviene anche su altri aspetti, come educazione al sonno, uso consapevole della tecnologia e attenzione al benessere psicofisico. Senza un approccio più ampio, il rischio è quello di ritrovarsi con studenti che entrano più tardi a scuola, ma che continuano comunque a dormire poco e male.

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