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OPINIONI

Per Roberto Vecchioni l’Italia non è un paese per giovani perché non permettiamo loro di sbagliare e non li ascoltiamo nemmeno

Roberto Vecchioni si è trovato spesso a parlare del ruolo delle nuove generazioni in un mondo sempre più complesso, del valore di una buona istruzione e del ruolo dei genitori. Di recente, lo ha fatto anche nel corso di una conversazione con Radio 105 e di un’intervista al quotidiano Il Mattino.

Secondo il cantautore ed ex insegnante, è difficile considerare l’Italia un Paese per giovani: questi ultimi non solo non vengono messi al centro del dibattito pubblico, ma spesso non viene loro concesso neppure il diritto di sbagliare. Ma allora come ci aspettiamo che crescano? E cosa possiamo fare in concreto?

Una generazione a disagio

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C’è un disagio profondo che attraversa le nuove generazioni, come conferma Roberto Vecchioni nell’intervista al Mattino link esterno. Mentre gli adulti, superati i 40 anni, smettono di lottare e iniziano ad accontentarsi, per i giovani la situazione è diversa:

I giovani invece gridano il loro disagio che è talmente profondo che talvolta porta ad azioni che non sono classificabili. Vivono nella nebbia.

Un’immagine potente che descrive un’epoca confusa, priva di punti di riferimento stabili e affidabili, vittima di un consumo frammentato e veloce di contenuti sui social media. Eppure i giovani non sono una categoria unica, ma tante individualità diverse: tanti sogni e tante aspirazioni. Magari gli adolescenti si esprimono con slang e video fatti con lo smartphone, ma oltre la superficie c’è un disagio che andrebbe affrontato seriamente. Anche e soprattutto con l’aiuto degli adulti e della scuola.

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Insegnante dentro, insegnante sempre

Nonostante una carriera artistica lunga e riconosciuta, Roberto Vecchioni non ha mai smesso di sentirsi un insegnante. D’altronde, la sua carriera scolastica è iniziata al liceo e, fra alterne vicende artistiche, è continuata anche all’università all’inizio degli anni 2000.

Quando parla della sua esperienza a scuola link esterno, ne ricorda in particolare alcuni aspetti:

Io andavo dietro a quello che dicevano i ragazzi: il lunedì andavamo sempre fuori, passeggiavamo, siamo stati anche al Cimitero Monumentale: entravamo con l’arte, poi passavamo alla letteratura e alla musica.

Anche oggi continua a studiare e condivide ogni sua nuova scoperta: se prima lo faceva con gli studenti e poi con la famiglia o gli amici, oggi lo fa con tutti coloro che lo ascoltano. O che ne leggono le idee.

L’idea di insegnamento, conferma Vecchioni, va infatti ben oltre la semplice trasmissione di nozioni. Insegnare vuol dire accompagnare, fornire strumenti, aiutare gli studenti a porsi domande prima ancora che a trovare risposte. Al centro non ci sono voti e risultati, ma curiosità e pensiero critico.

Nessuno ascolta i giovani

Arriviamo così al dialogo durante la trasmissione 105 Friends di Radio 105 link esterno, in cui Roberto Vecchioni torna su una questione cruciale: oggi nessuno ascolta i giovani. Queste le sue parole:

Per i giovani il futuro non è mai luminoso, però oggi siamo al minimo storico. Non li ascolta nessuno. Non si permette loro di sbagliare. Bisognerebbe dare più spazio. Questo non è un paese per giovani, ma per vecchi.

Una posizione amara in cui non è difficile trovare il merito di uno sguardo lucido, per quanto disilluso, sulla realtà di oggi. Eppure, si tratta di una posizione che mostra anche una via d’uscita, l’educazione.

La scuola è infatti uno dei pochi luoghi in cui le nuove generazioni possono ancora essere viste, ascoltate e accompagnate. E sono i giovani stessi ad aver tracciato un’idea di scuola innovativa e, nella sua semplicità, quasi banale, con caratteristiche come docenti preparati, più attività pratiche, meno voti numerici.

Nella speranza che vengano ascoltati davvero, almeno questa volta.

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