Nel panorama educativo attuale, parlare di inclusione significa andare oltre le dichiarazioni di principio e costruire esperienze concrete, quotidiane, accessibili a tutti.
Da questa esigenza nasce il ciclo di webinar “Un CAAffè con… chiacchiere inclusive”, ideato dalla dott.ssa Sonia Salvatore: uno spazio di confronto autentico in cui professionisti dell’educazione si incontrano per riflettere, condividere e progettare insieme una scuola realmente inclusiva.
Una visione che nasce dalla pratica
Il progetto prende forma dall’esperienza sul campo della dott.ssa Sonia Salvatore, maestra di sostegno e formatrice, da anni impegnata nella diffusione di pratiche inclusive basate su Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e Universal Design for Learning (UDL).
La sua visione è chiara:
- l’inclusione non riguarda pochi, ma tutti.
- Non è un intervento straordinario, ma una modalità ordinaria di fare scuola.
Le domande che guidano il percorso
Le voci delle docenti coinvolte convergono attorno a interrogativi fondamentali:
- Che cosa significa davvero includere?
- Chi è responsabile dell’inclusione?
- Come rendere la scuola accessibile nella quotidianità?
- Quale ruolo hanno collaborazione e formazione?
- Domande che non cercano risposte semplici, ma costruiscono consapevolezza.
Giulia Polidori: leggere per includere
Giulia Polidori, docente di scuola primaria e divulgatrice attraverso la pagina Instagram Un albo per maestra, porta uno sguardo centrato sulla lettura come strumento inclusivo.
Per lei, inclusione significa garantire a tutti i bambini pari opportunità di espressione e crescita — cognitiva, emotiva e relazionale — superando la logica della delega e costruendo una responsabilità educativa condivisa.
Pur riconoscendo i limiti del sistema, mantiene uno sguardo fiducioso:
la scuola può essere un luogo capace di ridurre le disuguaglianze.
Per Giulia, la scuola è futuro e speranza, e richiama le parole di Nelson Mandela:
l’educazione è lo strumento più potente per cambiare il mondo.
Noemi Gargarella: l’inclusione come identità
Noemi Gargarella, educatrice e tecnica esperta in CAA, ha una pagina instagram chiamata La Treccia di Noemi e propone una riflessione chiave:
non basta fare didattica inclusiva, bisogna essere inclusivi.
Questo significa costruire contesti in cui ogni bambino possa apprendere secondo il proprio stile, esprimersi e trasferire le competenze nella vita quotidiana.
Il suo lavoro evidenzia quanto sia fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti: un intreccio necessario per sostenere lo sviluppo globale del bambino e accompagnarlo verso l’autonomia.
Giulia Rocchetti: l’inclusione che non si vede
Giulia Rocchetti, insegnante di scuola dell’infanzia, porta una visione concreta e profondamente radicata nella pratica. La sua pagina è Passo_dopo_passo
Inclusione, per lei, significa garantire pari opportunità attraverso percorsi personalizzati, mediatori diversificati e strumenti capaci di valorizzare i punti di forza di ciascun bambino.
Ma aggiunge una riflessione potente:
l’inclusione, quando è autentica, non si vede.
Si percepisce nel clima di classe, nella partecipazione, nel senso di autoefficacia che ogni bambino riesce a sviluppare.
Il suo approccio, fortemente orientato alla manualità, alla scoperta e alla pratica, restituisce un’idea di scuola viva, dinamica e realmente accessibile.
Giorgia Fiore: la didattica come possibilità
Si inserisce nel dialogo anche Giorgia Fiore, docente di scuola primaria e divulgatrice attraverso il profilo MaestraJoy.
Il suo percorso, maturato in contesti educativi complessi e arricchito da una formazione sulla didattica digitale e innovativa, ha contribuito a costruire una visione centrata sull’adattabilità e sulla progettazione consapevole.
Per Giorgia, fare didattica inclusiva significa innanzitutto rendere accessibile il sapere a tutti, attraverso un lavoro continuo di adattamento, rielaborazione e riflessione.
Non esiste una ricetta valida per tutti: ogni bambino è un universo in evoluzione e ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare domani.
Essere insegnanti inclusivi significa quindi mettersi in discussione ogni giorno, osservare i bisogni reali degli alunni — soprattutto di chi incontra maggiori difficoltà — e costruire a partire da questi l’azione educativa.
In questa prospettiva, la didattica diventa situata, flessibile e trasformativa, capace di modellarsi sui contesti e di integrare linguaggi diversi, dalla scrittura creativa allo storytelling, fino alle metodologie innovative.
Accanto alla dimensione didattica, emerge una visione profondamente umana della scuola:
per Giorgia è un luogo di possibilità, uno spazio di crescita e responsabilità, fatto prima di tutto di persone che credono nel proprio lavoro.
Ed è proprio nella collaborazione, nel confronto e nella condivisione tra professionisti che si costruisce una scuola migliore, capace di evolvere e rispondere alle sfide educative contemporanee.
È qui che il format del “CAAFFè” trova la sua forza:
rendere l’inclusione praticabile, quotidiana, possibile.
Il valore delle chiacchiere inclusive
Il “CAAFFè” è uno spazio informale ma profondamente significativo.
Una conversazione tra professionisti che condividono esperienze, difficoltà e strategie, trasformando il confronto in crescita.
Perché è proprio nel dialogo che nascono i cambiamenti più autentici.
Un invito al cambiamento
“Un CAAffè con… chiacchiere inclusive” non è solo un ciclo di webinar.
È un invito a ripensare la scuola come spazio:
- accessibile
- collaborativo
- umano
Perché l’inclusione, quando è autentica, non è un obiettivo da raggiungere.
È un modo di essere.










