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OPINIONI

La denuncia di una docente con 35 anni di insegnamento: “La scuola è vecchia, nozionistica e ripetitiva”

Non sono certo poche le criticità della scuola italiana, fra problemi che riguardano la didattica e difficoltà del rapporto con le famiglie. Per esempio, ci si chiede sempre più spesso se abbia ancora senso dare i voti, e quale sia il loro significato, o quali siano i vantaggi della classica lezione frontale.

Nel dibattito interviene una docente con 35 anni di esperienza che, in riferimento agli studenti che hanno deciso di rispondere alle domande dell’esame di maturità, parla dello stato complessivo della scuola. Un’istituzione che, nelle sue parole, è vecchia, nozionistica e ripetitiva.

Una scuola ipocrita

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La discussione sullo stato attuale della scuola italiana parte dai casi concreti degli studenti che hanno deciso di non rispondere alle domande della commissione all’esame di maturità. Ma non si ferma lì.

Secondo Cristina Agazzi, docente con 35 anni di esperienza, il problema non è certo nuovo e anzi risiede nell’impostazione stessa dell’istituzione scolastica. Queste le sue parole, in una lettera inviata al quotidiano Il Nord Est e lì interamente pubblicata link esterno:

La gente preferisce chi non pensa, non sa nulla, copia, magari conosce in anticipo lo spunto, però tace. Va bene non rispettare le regole in privato, però fingendo di essere d’accordo in pubblico. Tacere e ubbidire (e poi comportarsi anche male, purché non si sappia).

Insomma, la scuola che emerge dalle parole di Cristina Agazzi è un’istituzione fondata sull’ipocrisia, che non lascia libertà di espressione ai giovani studenti, cittadini del futuro. E che anzi punisce ogni tentativo di pensare criticamente, pur rispettando le regole imposte dall’alto.

Gli stessi contenuti di 40 anni fa

Dalla critica all’esame, Agazzi passa ad una vera e propria invettiva nei confronti della scuola italiana. La maturità è soltanto la punta dell’iceberg, il caso di cronaca che impone di riflettere sulla salute di una delle più importanti istituzioni del nostro Paese. Secondo la docente, è tutto l’impianto ad essere sbagliato:

La scuola in gran parte è vecchia, nozionistica, ripetitiva. Si leggono sempre gli stessi libri, si arriva sempre allo stesso punto in cui arrivavo io che ho fatto la maturità 40 anni fa. Molti docenti fanno ancora leggere a turno il libro in classe o dettano i loro appunti o, al massimo, proiettano slide allegate ai testi.

Che in Italia si faccia ancora troppo affidamento sulla lezione frontale è una realtà confermata dai dati, ma a far discutere è l’approccio. Agazzi continua criticando lo scarso ricorso alla scrittura e l’eccessivo affidamento sulle ripetizioni a memoria: tutti sintomi di una scuola in declino da troppo tempo.

Un Paese per vecchi

La docente estende poi la sua denuncia alla società italiana nella sua interezza, e d’altronde non è così difficile individuare un collegamento. La scuola dovrebbe rappresentare il luogo che prepara i cittadini del futuro ma che al contrario diventa vecchio, nozionistico, ripetitivo. Tanto da riflettere il Paese intero:

L’Italia è un Paese di vecchi e per vecchi, che mette a tacere i ragazzi che protestano. […] Io insegno da 35 anni e vedo ragazzi molto ansiosi e impauriti e senza sogni e speranze, spesso chiusi nel loro piccolo mondo perché li abbiamo convinti che tanto non cambierà mai niente e non ci importa se gli togliamo il futuro.

Proprio per questo è assurdo bloccare sul nascere una manifestazione di pensiero critico così libera e spontanea. E proprio per questo, viene da aggiungere, la scuola può ancora oggi dimostrarsi come il luogo della riflessione e degli interrogativi. O, come direbbe Edoardo Prati, il luogo della disobbedienza verso sé stessi dove si forgia davvero la propria personalità. Ma questo approccio non basta: serve un intervento dall’alto che non si preoccupi soltanto di reprimere ma, ancora una volta, di accompagnare. Di educare davvero al futuro, senza rimanere troppo nel passato.

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