Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
LETTERE IN REDAZIONE

“Mi fanno fare di tutto tranne che insegnare”: lo sfogo di un docente che vuole lasciare la scuola italiana

Sono un docente, e dopo vent’anni di carriera spesi a dare (e a sopportare) tutto per amore di ciò che amo, ho capito che vorrei cambiare lavoro”. Inizia così la lettera aperta che Marco Redaelli, insegnante di 45 anni, ha inviato al Corriere della Sera link esterno, in cui emerge con forza un malessere diffuso nella scuola italiana.

Le parole di Redaelli non rappresentano infatti lo sfogo isolato di un singolo, ma la fotografia di una professione sempre più svuotata del suo ruolo originario. Schiacciati fra aspettative irrealistiche, eccessivi carichi burocratici, progressiva perdita di autorevolezza, sempre più docenti si fanno una domanda: ha ancora senso continuare a insegnare?

Tutto meno che insegnante

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Il punto centrale della lettera di Marco Redaelli è tanto semplice quanto drammatico: ai docenti non è più richiesto di insegnare. O meglio, non solo:

Oggi si vuole che un docente sia psicologo, psichiatra, psicoterapeuta, informatico, ingegnere, pedagogista. E anche, all’occorrenza, saltimbanco capace di rendere accattivante ogni lezione, o giullare in grado di accattivarsi la simpatia e la benevolenza degli studenti con effetti speciali e numeri da circo.

E soprattutto, continua Redaelli, si chiede anche di chiudere un occhio o tutti e due di fronte a strafalcioni ed errori, sbagli e lacune degli studenti. Da un lato, per non urtare la sensibilità degli alunni che si troverebbero a dover correggere errori da scuola elementare al liceo. Dall’altro lato, per evitare che i genitori si oppongano in punta di diritto, di fatto impedendo all’insegnante di svolgere la sua funzione.

Una funzione che appare sempre di più svuotata anche quando si parla di pura e semplice didattica.

Marco Radaelli foto Corriere

Il problema della didattica

Dal ruolo dell’insegnante la questione si sposta infatti al ruolo della didattica, che presenta alcune fondamentali criticità. Da questo punto di vista, Marco Redaelli mostra una certa lucidità sulla situazione attuale, in cui aumentano le difficoltà nella comprensione dei testi, nel ragionamento logico, nella scrittura.

Eppure, allo stesso tempo crescono gli studenti promossi e diminuiscono quelli bocciati, con esami che appaiono tutto tranne che selettivi:

In sostanza la scuola ci informa che siamo nel migliore dei mondi possibili. La bontà e l’inclusione hanno raggiunto livelli altissimi, e di certo incompatibili con il merito, la cultura e la crescita umana. La scuola di oggi fa della parola inclusività il grimaldello attraverso il quale rinchiudere chiunque nel recinto dell’ignoranza.

Se da una parte la scuola svuota il ruolo degli insegnanti e della didattica, dall’altra finisce per riempirsi di progetti e iniziative dagli obiettivi confusi, slegati da uno studio inteso in senso più sistematico: insomma, una ricetta per il fallimento.

Una scuola destinata al fallimento?

Chiariamoci: Marco Redaelli non è certo il primo docente a criticare la trasformazione in peggio della scuola italiana. Già a suo tempo Enrico Galiano, insegnante e scrittore, si era chiesto “ma chi te lo fa fare di insegnare?”, mentre aumentano i casi di docenti che decidono di lasciare la scuola prima della pensione.

Secondo Redaelli, il problema sta nell’aver considerato la scuola come la panacea di tutti i mali della società, come la soluzione ai problemi educativi delle vecchie e nuove generazioni. Eppure, educare non è un compito esclusivo degli insegnanti ma un processo collettivo:

È ora di allargare il recinto della responsabilità e di prendere coscienza che ad educare non sono solamente gli insegnanti, ma è tutto un contesto in cui la scuola è certamente chiamata a dare il proprio contributo, come tutti a dare il proprio. Per dirla con un proverbio: «Per crescere un bambino ci vuole un villaggio intero».

E forse sta proprio in una ridefinizione della responsabilità la vera svolta: lasciare alla scuola il suo compito essenziale e pretendere che ciascun attore sociale faccia la propria parte. Senza scaricare altrove il peso del fallimento, o portare un insegnante a voler lasciare il proprio lavoro, spesso definito “il più bello del mondo”.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Anche la Francia vieta i social ai minori di 15 anni, Macron esulta: “Finalmente protetti i nostri bambini”

Francia vieta i social

La Francia ha deciso di intervenire con forza sul rapporto fra minori e social media. L’Assemblea Nazionale ha infatti approvato un disegno di legge che introduce il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. Si tratta di una misura che, pur dividendo l’opinione pubblica, non può essere certo definita una “sorpresa”. Con 130 voti a favore e soltanto 21 contrari, la proposta approvata ha reso la…

Schettini: “Gli insegnanti sono professionisti da rispettare, non avversari da denunciare se bocciano i propri figli”

professionisti da rispettare

Il rapporto fra genitori e insegnanti è sempre stato molto delicato, soprattutto oggi. Da un lato c’è il ruolo dell’istituzione scolastica, che deve educare e istruire i giovani; dall’altro c’è la necessità di costruire fiducia reciproca con le famiglie. E quando il patto si incrina, sono sempre gli studenti a pagarne le conseguenze. A riportare la questione al centro del dibattito è Vincenzo Schettini, docente e fondatore del progetto La…

La lingua italiana si sta impoverendo, troppo inglese e troppe parole orribili. È tutto in mano ai prof, ma hanno troppa burocrazia e poco tempo per la didattica

lingua italiana si sta impoverendo

La lingua italiana di oggi è molto diversa da com’era anche soltanto qualche decennio fa. È normale che un linguaggio naturale si trasformi, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali, ma non tutte le trasformazioni sono necessariamente positive. In un mondo sempre più globalizzato, il rischio è che l’evoluzione porti a impoverimento, perdita di precisione, rinuncia alla complessità. A sostenere questa posizione è Gian Luigi Beccaria, uno dei più autorevoli linguisti…

Un insegnante che conosce solo la propria materia non è un insegnante

propria materia

La scuola non è soltanto un luogo deputato all’apprendimento formale, ma spesso rappresenta uno dei pochi spazi in cui gli studenti possano vivere esperienze positive di socialità. Forse addirittura l’unico, se si considera l’impatto dei social media sulle nuove generazioni e sulle nuove forme di interazione mediata. A ricordare il ruolo della scuola è Daniele Novara che, in relazione alla crescente violenza giovanile, in un’intervista al Corriere della Sera critica…

Il registro elettronico è il male assoluto, ha reso i genitori ossessionati dal controllo

male assoluto

Filippo Caccamo non è nuovo a riflessioni sulla scuola contemporanea. Docente e comico, da anni racconta il mondo dell’istruzione alternando ironia a critica sociale, con l’obiettivo di mettere a fuoco questioni vissute ogni giorno da insegnanti, studenti e famiglie. Proprio di recente, ospite al PoretCast di Giacomo Poretti , Caccamo ha parlato di uno degli strumenti più discussi degli ultimi anni in ambito scolastico. Definito senza mezzi termini come il…

La Danimarca cambia idea sul digitale a scuola, tornano libri, quaderni e appunti scritti a mano

danimarca cambia idea sul digitale

Da anni i Paesi del Nord Europa sono considerati modelli di innovazione, soprattutto per quanto riguarda la didattica digitale. Alfabetizzazione tecnologica, uso di smartphone e tablet in classe, proiezione verso il futuro sono diventati nel tempo capisaldi di un certo modo di intendere la scuola. Eppure, qualcosa è cambiato. Di recente, la Danimarca ha deciso di ripensare la digitalizzazione dell’istruzione, promuovendo allo stesso tempo una riduzione strutturale dell’uso dei dispositivi…

Per Roberto Vecchioni l’Italia non è un paese per giovani perché non permettiamo loro di sbagliare e non li ascoltiamo nemmeno

Italia non è un paese per giovani

Roberto Vecchioni si è trovato spesso a parlare del ruolo delle nuove generazioni in un mondo sempre più complesso, del valore di una buona istruzione e del ruolo dei genitori. Di recente, lo ha fatto anche nel corso di una conversazione con Radio 105 e di un’intervista al quotidiano Il Mattino. Secondo il cantautore ed ex insegnante, è difficile considerare l’Italia un Paese per giovani: questi ultimi non solo non…

Parliamo tanto dei social vietati agli alunni, ma io li toglierei agli adulti, viste le cose che leggo

social vietati agli alunni

Nel corso di una recente intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero , Emanuela Fanelli ha condiviso con i lettori ricordi personali e riflessioni sul presente che stiamo vivendo. Si tratta di parole che colpiscono perché arrivano da un’attrice e comica amatissima dal pubblico, ma che affondano le radici in un’esperienza concreta, spesso poco conosciuta: quella da insegnante nella scuola dell’infanzia. Fanelli ha infatti raccontato il periodo in cui lavorava come…

Il latino era una lingua universale, forse anche meglio dell’inglese di oggi

lingua universale

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare del latino a scuola, non soltanto al liceo classico e al liceo scientifico ma anche alle scuole secondarie di primo grado. In più occasioni, il ministro Valditara ha definito positivamente questo ritorno e dei vantaggi del suo insegnamento, ma in generale il dibattito appare ancora troppo legato all’idea di “utilità”. A offrire uno sguardo più profondo su quanto il latino sia importante…

La propria materia si dovrebbe insegnare in maniera naturale, non impostata. Gli studenti dovrebbero percepirci come uno di famiglia

insegnare in maniera naturale

Da anni ormai Vincenzo Schettini è un punto di riferimento per gli studenti di tutta Italia, con le sue lezioni di fisica e con i suoi video. Si tratta di un successo che non nasce per caso ma trae origine da un’idea precisa dell’insegnamento, maturata in anni di lavoro in aula. Come il docente e divulgatore ha ribadito in una recente intervista a Repubblica , questa idea ruota attorno ad…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X